C'è una scena all'inizio del terzo episodio de I 5 samurai - la nuova leggenda delle armature (tranquilli: niente spoiler) che è emblematica dello spirito con cui questa nuova serie è stata realizzata. Siamo in un parco divertimenti, c'è stato l'attacco dei demoni e una mascotte lascia andare un gruppo di palloncini, che volano verso il cielo.
Niente di strano o di particolare, se non il colore dei palloncini: a farci caso, è esattamente il colore delle cinque, iconiche armature degli eroi protagonisti.
Si tratta di un piccolo dettaglio, certo, ma ci fa capire una cosa importante: che c'è molto studio in questo remake/sequel di una serie, per molti versi minore, di quasi quarant'anni fa.
Quattro improbabili Samurai e... un demone
Sono passati trentacinque anni da quando l'imperatore demoniaco Arago ha attaccato il Giappone. Solo l'eroica resistenza di cinque giovani eroi, armati di poderose e leggendarie armature magiche, è riuscita a scongiurare la minaccia, sconfiggendo Arago e i suoi luogotenenti. Ma, dopo quasi quattro decenni di pace, questo è ormai solo un ricordo. Il sigillo che tiene separato il nostro mondo da quello dei demoni è rimasto chiuso, garantendo pace e tranquillità al popolo del Giappone.
Esistono ancora i Samurai Troopers, un nuovo gruppo selezionato di cinque quindicenni dotati di armature da combattimento che si occupano però... di pubbliche relazioni, facendo poco più che da "ragazzi immagine" per il Governo nipponico. Ma la pace viene interrotta bruscamente.
Un nuovo imperatore demoniaco fa la sua comparsa, lanciando un'invasione su vasta scala attraverso dei portali magici. In poco tempo centinaia di migliaia di innocenti vengono trucidati senza pietà, e quattro dei cinque Troopers non solo non combattono per fermare i demoni, ma si rivelano anche dei viscidi opportunisti intenzionati solo a sfruttare il caos e la disperazione per atti di sciacallaggio.
La resistenza degli umani è ora nelle mani di uno sparuto gruppo capitanato da Nasti Yagyu, un tempo compagna degli originali Samurai e ora al comando di ciò che resta dell'organizzazione DST, che si occupa di combattere le minacce sovrannaturali. E la loro unica speranza è nelle mani di Gai, prescelto per indossare l'Armatura del fuoco e che dovrà guidare i nuovi, inesperti Samurai contro i demoni. C'è un solo problema: Gai è a sua volta un demone. Anzi: è proprio il figlio del Re Demone Ramaga!
Un inizio spiazzante
L'annuncio di un sequel di Yoroi Den Samurai Troopers, serie storica della Sunrise, era stato accolto con notevole scetticismo dagli appassionati. La prima serie, nata alla fine degli anni Ottanta sull'onda della moda dei "guerrieri in armatura" che aveva conquistato il pubblico grazie a Saint Seiya (I cavalieri dello zodiaco) e che si basava sugli stilemi dei Super Sentai, non era mai riuscita a raggiungere il successo conosciuto dai Santi Cavalieri di Atena. Nonostante in Italia abbia ancora dei nostalgici affezionati, I Cinque Samurai è sempre stata, in qualche misura, una sorta di "riserva" dei Cavalieri dello Zodiaco.
Quindi una nuova serie, soprattutto in un momento di profondo rinnovamento e ammodernamento del panorama degli anime per ragazzi, ha suscitato più di una perplessità.
Come conciliare l'ingenuità e la (relativa) semplicità di una serie-giocattolo come I Cinque Samurai con le nuove istanze dei battle shonen, che sono diventati progressivamente più violenti, cupi e complessi?
Semplice: adeguandola al nuovo pubblico e rendendo Yoroi Shinden Samurai Troopers una serie più violenta, cupa e complessa del predecessore.
Un nuovo mondo, nuovi Samurai
Fin dalle prime scene la nuova serie si presenta in maniera inequivocabile: morti a decine, sangue, mutilazioni e personaggi sgradevoli, mossi da motivazioni meschine o, comunque, complicate. La regia del veterano Yoichi Fujita alterna momenti più leggeri, inclusi vari siparietti comici, a esplosioni di azione violenta che risultano, in questo modo, ancora più disturbanti. La direzione artistica di Osamu Tayama è precisa, coerente: colori accesissimi, quasi fluo, ad accompagnare il character design di Yuhei Murota che, probabilmente, è l'elemento più debole del pacchetto, visto che risulta poco incisivo e troppo orientato all'aspetto "stylish" dei personaggi.
Ma è un peccato veniale: fino a questo momento la serie è (sorprendentemente) fresca e avvincente, nonostante qualche passaggio un po' scontato.
Per quanto lo spaesamento di chi si aspettava una "semplice" riproposizione dei temi e delle atmosfere della serie originale (quarant'anni dopo...) sia in qualche misura comprensibile, è evidente che in un mondo in cui siamo passati dalle "semplici" scazzottate di Dragon Ball alla violenza cervellotica e post-moderna di Jujutsu Kaisen e Chainsaw Man, fino ai virtuosismi estetici di Demon Slayer, questa nuova incarnazione dei Cinque Samurai sia un atto di ammodernamento necessario e, anzi, inevitabile.
Conclusioni
Gli anime sono cambiati rispetto a quarant'anni fa, e questo sequel ne è la prova concreta. Abbandonata l'ingenuità e la semplicità di un prodotto con evidenti limiti, per quanto a tratti anche gradevole, ora è il momento di reggere la competizione di titoli molto più complessi e (anche) innegabilmente più "adulti" e smaliziati. I Cinque Samurai - La nuova leggenda delle armature è sicuramente una serie figlia del suo tempo, più che dell'originale: violenta, estrema e persino spiazzante. Ma è anche, per quanto si è visto finora, ben studiata e ben realizzata.
Perché ci piace
- Tecnicamente è realizzata in maniera più che dignitosa.
- La caratterizzazione dei personaggi è molto interessante.
- La gente muore. A pacchi.
Cosa non va
- Il character design non è proprio riuscitissimo.
- L'equilibrio tra le parti comiche e quelle action non è sempre ottimale.