Hope, recensione: dalla Corea del Sud un blockbuster che travolge tutto

Na Hong-jin punta allo spettacolo e all'azione in un film che intrattiene senza chiedere nulla in cambio. Funziona? A modo suo, sì. Al cinema.

Una scena di Hope

Banale dirlo, ma non volersi prendere sul serio, soprattutto al cinema, è una dote rara. Lo sa bene Na Hong-jin, regista sudcoreano che non si è mai tirato indietro nell'ideare e strutturare film teoricamente e praticamente giganti, avvolti dalla voglia (lecita) di intrattenere e divertire, mischiando la poetica "local" a quella tipica di certe produzioni hollywoodiane. In questo senso, Hope, presentato addirittura in concorso a Cannes (dimostrazione di quanto il cinema di genere non ha nulla da invidiare), mette subito in chiaro le cose, alzando immediatamente la temperatura.

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Una scena di Hope

Il punto d'ebollizione, nonostante la durata ingombrante (due ore e mezza), non tarda ad arrivare: Na Hong-jin, guardando all'esperienza videoludica (spesso le inquadrature sono in terza persona, come dicono quelli bravi in first person shooter) e al cinema anni '80, punta tutto sulla spettacolarità, giostrando al meglio delle proprie possibilità un tono generale di indiscutibile impatto, in particolar modo nella prima metà.

Hope: un'invasione aliena al confine demilitarizzato

La trama di Hope? Più semplice di così non si potrebbe: nel piccolo paese sud-coreano di Hope Harbour, situato vicino l'incandescente zona demilitarizzata con il Nord, l'uccisione di una mucca nasconde qualcosa di ben più grave: è in corso una vera e propria invasione aliena. Tra fucili, asce e frecce, a difendere l'indifendibile, almeno all'inizio di questo lungo e tortuoso viaggio, ci sono Ko Bum-seok (Hwang Jung-min), capo della polizia, e il colonnello in pensione Ahn Nak-yeon (Lee Sang-hee). Tuttavia, dietro i motivi dell'invasione extra-terrestre potrebbero non essere così scontati.

Tanta azione e tanto spettacolo

Senza troppi giri di parole, Hope fa quello che vuole, e lo fa con una visione il più possibile lucida e, tra le righe, volutamente scanzonata. In mezzo una sequela di ammiccamenti cinematografici, omaggi diretti e indiretti, citazioni narrative e visive (a un certo punto si cita Bastardi Senza Gloria), esplosioni, colpi a effetto e sì, anche le strane creature umanoidi che, pur peccando a livello di CGI, vengono "impreziosite" dalla motion-capture di nomi importanti: Taylor Russell, Alicia Vikander, Cameron Britton e Michael Fassbender. Vero è, pur avendo gli alieni al centro dello spunto, è proprio la loro dimostrazione a far vacillare la tenuta generale, in quanto il mistero svelato frettolosamente perde di fascino.

In questo senso bravo il regista a sfruttare le location, facendo muovere sempre in avanti (come nei videogiochi) i protagonisti. E no, oltre ai soliti poliziotti sbadati, se ve lo state chiedendo non c'è una sottotraccia politica (tipica nei film coreani): si potrebbe ragionare sul concetto di invasione e di territorialità, ma Hope non ha voglia di stare troppo a sentenziare correndo e travolgendo tutto ciò che incontra, tra naturali banalità, action a più non posso e reiterate situazioni che, senza una vera causa, allungano drammaticamente il montaggio finendo per debordare verso l'astruso. In fondo bisogna giustificare il budget stratosferico (33 milioni di dollari), e bisogna pure evitare di pensare troppo, visti i tempi sociali oltre che cinetici. Ecco allora il merito di Hope: intrattenere senza pretendere nulla in cambio.

Conclusioni

Due ore e mezza sono decisamente troppe, ma dall'altra parte Hope del coreano Na Hong-jin non ha intenzione di arretrare rispetto all'idea principale: intrattenere e stupire. Dunque, nonostante la CGI sia scadente e, sopratutto, sveli quasi immediatamente il mistero, il film ha una sua ragione d'essere soprattutto rispetto a quel pubblico che, in sala o a casa, vuole trascorrere del tempo senza troppi giri di parole.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Divertente.
  • Ben girato.
  • Cinema da grande schermo.

Cosa non va

  • La CGI scadente smorza la tensione.
  • A volte ripetitivo.
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