Hokum, Adam Scott e Damian McCarthy: "La vera paura? L'abbiamo creata in tre settimane"

Dai segreti della tensione horror, al set claustrofobico e l'ambientazione fuori dal tempo: Adam Scott e Damian McCarthy raccontano Hokum.

Una scena di Hokum

Creare paura è un'arte, come sanno tutti gli appassionati di horror. E questi amanti della tensione al cinema troveranno pane per i loro denti in Hokum, il nuovo film di Damian McCarthy che è finalmente arrivato nei nostri cinema. Un film cupo, angosciante, ma anche a suo modo affascinante e ricco di suggestioni e atmosfera, che gioca con il folklore e tratteggia l'andamento emotivo del protagonista Ohm Bauman, interpretato da un ottimo e intenso Adam Scott. In occasione dell'uscita di Hokum, abbiamo avuto modo di incontrare il regista Damian McCarthy e il protagonista Adam Scott per farci raccontare come si costruisce una tensione horror perfetta e i retroscena di un set claustrofobico.

Mantenere l'ansia senza risposte: la formula horror di Damian McCarthy

Abbiamo iniziato la nostra chiacchierata partendo dall'aspetto relativo all'approccio all'horror di Hokum, che si avvale sia di tensione sottile che momenti più vicini al jump scare. Come ha bilanciato Damian McCarthy queste sfumature di paura? "È stato tutto molto pianificato con gli storyboard" ci ha spiegato il regista, "cerchi di non usare sempre lo stesso strumento. Quindi non si tratta solo di creare tensione per un certo periodo di tempo per poi rilasciarla. La tensione costante è importante, anche quando si accumula senza trovare una valvola di sfogo. Penso che il pubblico rimanga con quella sensazione, pensando: 'Oh, non sono mai uscito da quello stato d'ansia in cui mi hanno precipitato'"

Facile da immaginare, ma come mettere in pratica questo intento? Come costruire questa tensione costante? "Il mio compito, a livello di storyboard, era chiedermi: 'Come posso far sì che ogni spavento sia diverso e tenere gli spettatori sul filo del rasoio, in modo che non sappiano mai cosa stia per succedere?'. E poi, lavorando con Adam, l'ho trovato affascinante da osservare: costruiva quella tensione lentamente, diventando sempre più spaventato e disperato scena dopo scena. Per me è stato speciale, ero il primissimo spettatore sul set a guardarlo recitare".

Tre settimane da solo sul set: la sfida di Adam Scott

Hokum Adamscott
Adam Scott in una scena del film horror

L'attore è stato infatti bravissimo a creare e sostenere il livello di ansia crescente del suo personaggio, ma non è stato assolutamente facile. "A un certo punto io e Damian abbiamo guardato il piano di lavorazione e ci siamo resi conto che le tre settimane successive le avrei trascorse da solo all'interno di una stanza" ci ha raccontato Adam Scott ricordando le riprese del film, "è stata una sfida particolare, ma anche molto divertente, perché abbiamo avuto il lusso di girare in ordine cronologico. Si trattava quindi di calibrare con precisione i diversi livelli di tensione: il personaggio spaventato, poi spinto all'azione, poi sconfitto... un continuo saliscendi emotivo. È stato davvero stimolante e siamo stati molto attenti: non volevamo che la recitazione rimanesse piatta su un unico livello per tutto il tempo. Volevamo che quella stanza raccontasse la propria storia".

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Un set "fuori dal tempo": il segreto della scenografia di Hokum

Se quella stanza e quei luoghi riescono a raccontare al pari del protagonista, è anche merito del lavoro sulle scenografie e tutta la direzione artistica di Hokum. "Per la scenografia abbiamo cercato di mantenere volutamente vaga l'epoca in cui è ambientato il film. Nel film c'è un computer portatile, ma non ci sono cellulari. I costumi non appartengono a un periodo storico specifico. Persino l'hotel, l'ambientazione e le divise del personale hanno qualcosa di impercettibilmente 'fuori dal tempo', leggermente distorto."

Hokum Film Adamscott
Il protagonista in una scena di Hokum

È un elemento riuscito del film, ma non è una novità per il regista: un elemento su cui torno spesso in tutto ciò che realizzo: magari il pubblico non ci fa caso in modo consapevole, ma credo che dentro di sé si chieda: 'Ma in che anno è ambientato esattamente?'. Lavorare con Tille e tutto il reparto artistico è stato fantastico. Hanno amato l'idea perché ha dato loro grande libertà di esplorare texture diverse nei costumi, negli arredi, negli stucchi e nelle lavorazioni in legno."

L'ingresso segreto nella Honeymoon Suite

Hokum Scena
Un momento claustrofobico del film di Damian McCarthy

McCarthy ci ha anche regalato un aneddoto specifico sulla realizzazione pratica di tutto questo: "Il film è quindi un mix tra una location reale e la Honeymoon Suite, che invece è stata costruita da zero. Era un set a stanza singola, ma non la classica struttura teatrale aperta con la troupe attorno. La mattina entravamo sul set passando attraverso un armadio che scorreva di fianco al letto a baldacchino. Una volta chiuso, ci ritrovavamo intrappolati in quell'ambiente buio per tutto il giorno. È piaciuto molto anche a me: ti dava proprio l'idea di essere intrappolato lì dentro per un paio di settimane." Come l'Ohm Bauman di Adam Scott. E se il film funziona così tanto, è proprio per questa sensazione provata prima di tutto da chi l'ha realizzato!

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