Cinque anni fa Greenland si era distinto per l'intimità che abbracciava il disaster movie, raccontando la storia dei Garrity. Una famiglia come tante, che si è ritrovata nell'occhio del ciclone quando stava per cadere la cometa Clarke, distruggendo l'atmosfera terrestre.
Ora ci troviamo di fronte un sequel arrivato un po' a sorpresa, sottotitolato Migration, che continua gli intenti del primo film, diventando però un post-apocalittico e offrendo nuovi spunti narrativi. Ancora una volta, purtroppo, il risultato è un film riuscito a metà.
Greenland 2 - Migration: un sequel in continuo movimento
Stavolta non si tratta di evitare la fine del mondo ma capire cosa accade dopo. I Garrity vivono insieme al resto della comunità scelta nel bunker in Groenlandia, a cui erano approdati alla fine del primo film. Se lì si raccontava la storia di una famiglia divisa che voleva disperatamente riunirsi, qui siamo di fronte ad un nucleo familiare compatto che deve affrontare varie sfide al limite per arrivare alla Terra Promessa e ad una nuova vita. Quando il bunker viene distrutto, John Garrity (Gerard Butler), sua moglie Allison (Morena Baccarin) e il figlio oramai adolescente Nathan (ora interpretato da Roman Griffin Davis) sono costretti, insieme ad un paio di amici, a tornare in superficie.
Non solo: hanno un nuovo obiettivo, il cratere situato in Francia e generato dalla Cometa, che dopo cinque anni ancora sparge residui tossici e pericolosi nell'atmosfera. Pare che lì ci sia la possibilità di creare una nuova civiltà. Un incrocio tra Alla ricerca della valle incantata, le serie Paradise e Silo e il film Civil War, la pellicola sfrutta tutti gli elementi tipici del genere per creare tensione sul destino dei Garrity: arriveranno a destinazione, e soprattutto riusciranno a farlo tutti insieme?
Un film post-apocalittico intimo e familiare
Ric Roman Waugh torna alla regia dal primo capitolo, e si vede: prova a creare quella spettacolarità da disaster movie, ma mantenendo il focus sulla famiglia protagonista, riuscendoci a metà. La dimensione narrativa è quindi ancora una volta intima: delle questioni governative, solitamente molto presenti in questo tipo di lungometraggi, sappiamo ben poco. Giusto qualche accenno relativo alla milizia che controlla le strade e i passaggi, e alla burocrazia necessaria per riuscire a superare i posti di blocco. Il regista, partendo da una sceneggiatura con varie lacune, offre una messa in scena non all'altezza e sceglie consapevolmente di parlare di altro: eredità e passaggio di testimone generazionale, oltre che di corsi e ricorsi storici.
Da un lato infatti Nathan rappresenta la nuova generazione, che ha conosciuto quasi solamente il bunker sotterraneo come casa e ora si ritrova un intero mondo là fuori da scoprire. I genitori, soprattutto il padre, sognano per lui qualcosa di meglio, e quindi vorrebbero cogliere questa seconda (e probabilmente) ultima possibilità. La chimica tra Gerald Butler e Morena Baccarin rimane palpabile e funzionale al racconto. Butler, un po' imbolsito, tiene bene la presenza scenica.
Un mondo da ricostruire
Anche a causa di alcune incongruenze narrative sia interne sia legate al primo film, Greenland 2 - Migration non brilla per sceneggiatura ed estetica - troppo artificiale - ma funziona nel concentrarsi sull'intimità familiare. Una visione più piccola, di un universo così grande.
Molto interessante anche l'aspetto geopolitico-antropologico messo in campo. Vengono infatti citati i dinosauri come estinzione di massa, unica soluzione per ripulire e ripopolare da zero il pianeta 65 milioni di anni fa, da cui è nata la razza umana. La cometa Clarke sembra fornire uno scenario simile che si ripete: che sia l'unico destino a cui appigliarsi? La pellicola si dimostra così una riflessione funzionale ed interessante che guarda al cambiamento climatico e all'attualità.
Conclusioni
Greenland 2 - Migration è un'Odissea familiare e non di un singolo individuo, che sceglie la prospettiva intima del primo capitolo per raccontare qualcosa di molto più grande come il ripopolamento terrestre e i corsi e ricorsi storici delle estinzioni di massa. Se funziona nella chimica tra i protagonisti e nell'ideologia e tematiche di fondo, si perde altrettanto facilmente in lacune ed incongruenze narrative e in una messa in scena dozzinale e poco immersiva e coinvolgente.
Perché ci piace
- Il punto di vista familiare e non governativo.
- La chimica tra Butler, Baccarin e Davis.
- I temi dell'eredità generazionale e dei ricorsi storici.
Cosa non va
- La sceneggiatura con varie lacune ed incongruenze, sia interne sia legate al primo film.
- La regia e l'estetica, artificiose e poco coinvolgenti.
- Concentrando tutto sui Garrity, il film perde di vista gli altri personaggi.