Sin da subito, ci ha appassionati Gomorra - Le origini, perché il diverso approccio, la via differente, del prequel ci ha mostrato come sia possibile riprendere una realtà narrativa consolidata come la serie Sky è stata ed è ancora senza dover necessariamente ripercorrerne in tutto e per tutti presupposti e approccio. Marco D'Amore ha fatto valere la sua conoscenza e visione di quel mondo nel costruire il cammino di questa prima stagione e farci incontrare le versioni giovani di Pietro e Imma... e non solo. Perché quel che funziona è il non essersi concentrati solo su di loro, ma l'aver costruito un mondo vivo e complesso attorno ai protagonisti. E di questo abbiamo potuto parlare con due delle figure che lo animano: Angelo 'a Sirena e o' Paisano, al secondo Francesco Pellegrino e Flavio Furno.
Costruire il mondo di Gomorra - Le origini
Lo abbiamo scritto nella nostra recensione di Gomorra - Le origini e l'abbiamo approfondito con gli sceneggiatori della serie Sky: è prezioso tutto il lavoro di ricostruzione, che non si limita solo agli ambienti e i luoghi, ma anche alle figure di che lo animano e contribuiscono a renderlo vivo. Su tutti, Angelo 'a Sirena, vero protagonista della prima stagione, anche grazie alla prova di Francesco Pellegrino che ci ha parlato di come abbia lavorato molto con Marco D'Amore dopo la lettura delle sceneggiature. "Ci sono stati dei mesi di provini dove il personaggio iniziava a prendere forma" ci ha detto, aggiungendo sul suo processo di lavoro che "durante il processo creativo non so che cosa sto facendo, c'è tutto un flusso di cose diverse. Sicuramente ho voluto regalare al mio personaggio una coscienza, una consapevolezza di quello che fa." Non un mero camorrista, ma un individuo con "una coscienza e una consapevolezza di quello che sta facendo. E questa cosa lo tormenta."
Entusiasta del suo 'o Paisano anche Flavio Furno: "io mi sono divertito tantissimo, non dobbiamo girarci troppo intorno, è stata un'occasione bellissima in cui mi sono sentito estremamente valorizzato. Marco, anche Francesco, il team di Sky e di Cattleya ci hanno messo nelle condizioni di partire dalla realtà che però diventa una pagina di un romanzo e la base su cui poter esplorare e poter anche inventare." Verità dei fatti e dei riferimenti alla realtà napoletana dell'epoca, ma anche "un'estrema libertà di spingersi un po' più in avanti. Questo è ciò che secondo me crea l'immaginario di Gomorra, così come è stato nella serie madre così è anche adesso." E il suo Domenico Nunziante, detto 'o Paisano, "è dei personaggi più belli che ho interpretato da quando faccio l'attore."
Il fascino degli anni '70 e della Napoli di quegli anni
Per Francesco Pellegrino vivere la Napoli degli anni '70 è stata una splendida esperienza anche sul piano personale, data la sua passione per quell'epoca: "sono sempre stato affascinato agli anni 70, un po' perché mi piace la musica e lo stile, un po' perché suono e quindi mi piace riprendere il rock degli anni 60, 70, tutto il jazz e tutto lo stile che c'è. Agli anni 70 si può attingere da qualsiasi forma di arte, perché per me sono stati gli anni più interessanti." E proprio per questo "è stato molto bello andare al lavoro e trovare strade di quel mondo, edificate negli anni 70." Ma è stato interessante anche vivere come negli anni '70, tra assenza di cellulari e l'importanza della parola data: "ti dico magari ci vediamo domani alle 7 fuori al bar e noi ci vediamo domani alle 7 fuori al bar." E, specifica Flavio Furno, "nemmeno si deve specificare il bar, perché di solito è uno."
Da attore più maturo, Flavio Furno si è già cimentato con epoche diverse in passato, ma nel caso specifico di Gomorra - Le origini è stato colpito dall'idea di "aver intercettato un periodo di profonda trasformazione della criminalità e della città. Quello che secondo me viene fuori in maniera bellissima in questa serie è proprio il tema della perdita dell'innocenza, che parte dal giovane Pietro ma poi via via negli episodi contagia gli altri personaggi e poi sembra che a un certo punto faccia parte della città intera. Il mio personaggio è stato è stato uno dei principali responsabili di ciò ed è cambiato anche il modo di intendere la criminalità. Paradossalmente esisteva un'etica più cavalleresca, più gentile" che solo successivamente è diventata più violenta, in mano a "cani sciolti che pur di far profitto con la droga hanno iniziato a globalizzarla."