Generazione Low Cost, la recensione: Un film in equilibrio precario, come le vite che racconta

La recensione di Generazione Low Cost: nel film, dal 12 maggio al cinema, Adèle Exarchopoulos veste i panni di una hostess di una compagnia aerea low cost e ci accompagna durante le sue giornate lavorative e le sue ore libere.

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Generazione Low Cost: un momento del film

Il broncio di Adèle Exarchopoulos è qualcosa di irresistibile. Chi ha visto La vita di Adele, lo sa. Ed è proprio l'attrice francese di origine greca, con quel suo broncio, il suo volto, il suo corpo, in scena dalla prima all'ultima immagine, a tirarci dentro il film che vi raccontiamo nella recensione di Generazione Low Cost, in uscita il 12 maggio al cinema. Adèle Exarchopoulos veste i panni di una hostess di una compagnia aerea low cost e ci accompagna durante le sue giornate lavorative, ma anche durante le sue ore libere. La sua presenza scenica e la sua immedesimazione sono uno dei punti di forza di un'opera che si muove incerto tra film verità e storia più costruita, tra film di denuncia e spaccato di vita: è un film in equilibrio precario come la generazione che racconta.

Professione: assistente di volo

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Generazione Low Cost: Adèle Exarchopoulos in un primo piano

Cassandre (Adèle Exarchopoulos) passa le sue giornate lavorative in un continuo viaggio. L'assistente di volo, forse, è un bel lavoro. Sì, si viaggia, ma dove? Le compagnie low cost spesso raggiungono destinazioni poco affascinanti, spesso si viaggia in andata e ritorno in una sola giornata, spesso si finisce per fermarsi vicino all'aeroporto e non visitare niente. Si passano le notti in discoteca, nelle città dove si fa scalo, tra balli, sballi e sbronze, incontri e sesso occasionale, e si finisce per non gustarsi niente. Lavorare in compagnie come queste è stressante. Perché guadagnano poco dai biglietti, e allora l'assistente di volo di fatto si trasforma in venditore, cercando di propinare qualsiasi cosa a chi sta viaggiando. Capita che ti cambino il contratto, prendere o lasciare, e ti costringano a salire di livello. Per Cassandre tutto comincia a diventare alienante, e un ritorno a casa momentaneo potrà trasformarsi in un'occasione di riflessione.

Tra found footage e "pedinamento" alla Dardenne

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Generazione Low Cost: Adèle Exarchopoulos in una foto del film

Generazione Low Cost, di Julie Lecoustre e Emmanuel Marre è girato come un documentario, come un film verità. In parte con uno stile che si avvicina a quello del found footage, alla ripresea amatoriale, con inquadrature volutamente sghembe, con una macchina da presa "precaria". In alcuni casi c'è un altro tipo di ripresa, che tutti conosciamo bene: è la macchina da presa a mano che segue i protagonisti, è il "pedinamento", un marchio di fabbrica dei Fratelli Dardenne. Ma, accanto a queste, si uniscono man mano delle riprese più costruite, da film più classico. Il che rende Generazione Low Cost un film composito, eclettico, ma che dà anche l'impressione di essere incerto nella strada da seguire.

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Generazione Low Cost: una scena del film

Non ho proprio tempo di fare la rivoluzione

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Generazione Low Cost: Adèle Exarchopoulos durante una scena del film

A tratti Generazione Low Cost sembra prendere la direzione di un film dei Dardenne, o, addirittura, di un film alla Ken Loach, per come pare volere denunciare le condizioni lavorative dei dipendenti di queste compagnie low cost. C'è un momento, ben preciso, nel quale i film sembra andare in questa direzione: è quando entrano in scena i sindacalisti. È una scena già vista in film dove si parla di nuove forme di lavoro: i sindacalisti provano a dire che i lavoratori hanno dei diritti, che devono lottare per farli rispettare, ma loro sembrano non curarsene, non capire, non reagire. Ricordate Valerio Mastandrea in Tutta la vita davanti? "Non ho proprio tempo di fare la rivoluzione" dice una delle hostess. È una frase simbolo di una generazione.

Un "cambio di rotta"

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Generazione Low Cost: Adèle Exarchopoulos e Mara Taquin in una scena

Eppure, proprio mentre sembra andare in una direzione precisa, Generazione Low Cost, all'improvviso, svolta e ne prende un'altra. Come in quei cambi di rotta e di turno che capitano alle protagoniste del film. Che si addentra nei drammi personali di Cassandre, che ha appena perso la madre in un incidente. Il film racconta anche questo fatto in linea con tutto il resto che ha raccontato finora: non con scene madri, ma con una semplice telefonata a un call center in cui Cassandre non può cambiare il proprio piano telefonico perché le scheda è intestata alla madre. È un piccolo episodio, ma che riesce in poco tempo a far capire lo spaesamento della protagonista. Così come procede spaesato il film. È precario in certe inquadrature, così come nella struttura. È un film che a volte stupisce piazzando, in colonna sonora, un brano di Vangelis. Generazione Low Cost è così, e probabilmente è così che deve essere: precario per rappresentare una generazione precaria.

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Generazione Low Cost: una sequenza del film

Adèle Exarchopoulos, ancora ragazza in divenire

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Generazione Low Cost: Adèle Exarchopoulos in una sequenza

A tenerci incollati a un film fortemente imperfetto, ma vitale, è proprio lei, Adèle Exarchopoulos, che regala al film molta verità, aderenza al ruolo e quel modo un po' distratto e incurante di portare la sua bellezza. A volte sembra non rendersene conto, sembra non volerla valorizzare (come fa il suo personaggio, a cui viene fatto notare che non si è depilata). Ma il suo corpo e il suo volto, ogni volta che appare sullo schermo, rimangono impressi. Il rossetto rosso decora - e in qualche modo ingabbia, stilizza - le sue labbra carnose, e rende più adulto e serioso quel suo volto particolarissimo, che ha ancora un certo che di infantile. È ancora una ragazza in divenire, in un suo personale romanzo di formazione, come ne La vita di Adele. Uscirete dalla sala in sintonia con lei, imbronciati, ma con un senso di speranza.

Conclusioni

Nella recensione di Generazione Low Cost vi abbiamo spiegato che la presenza scenica e l'immedesimazione di Adèle Exarchopoulos sono uno dei punti di forza di un'opera che si muove incerta tra film verità e storia più costruita, tra film di denuncia e spaccato di vita: è un film in equilibrio precario come la generazione che racconta.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
3.7/5

Perché ci piace

  • L'interpretazione di Adèle Exarchopoulos.
  • Il racconto, interessante e inedito, del lavoro nelle compagnie low cost.
  • Lo stile, tra found footage e pedinamento alla Dardenne...

Cosa non va

  • ... ma che è anche il limite del film, che si muove incerto tra troppi linguaggi diversi...
  • ... e anche nella direzione in cui far andare il racconto.