Generazione 56K, un anno dopo: cosa resta ai protagonisti Cristina Cappelli e Angelo Spagnoletti?

La video intervista a Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli, protagonisti di Generazione 56K su Netflix e vincitori del Premio Meno di Trenta - Attore e Attrice Serie Tv al Festival del Cinema di Spello, dove hanno parlato dei trentenni e del loro percorso come attori. Che cosa è rimasto un anno dopo l'arrivo della serie?

INTERVISTA di 01/07/2022
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Generazione 56K: una scena della serie

È passato esattamente un anno dell'arrivo della prima stagione di Generazione 56K su Netflix e, per quanto abbia avuto un finale, la serie è definitivamente morta, non ci sarà un nuovo ciclo di episodi. Ce lo hanno confermato i diretti interessanti, Daniel e Matilda, alias Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli, che hanno ricevuto il Premio Meno di Trenta come Miglior Attore e Attrice - Serie Tv al Festival del Cinema di Spello. Un'ottima scusa per fare il punto su una generazione: ecco cosa è emerso, tra nostalgia e uno sguardo al futuro, in quest'intervista a Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli.

La video intervista ad Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli

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La Generazione 56K

Generazione 56K fin dal titolo parla di una generazione, quella dei trentenni, dei thirtysomething. Voi come la state vivendo, troppo legati al passato o spinti verso il futuro?

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Locandina di Generazione 56K

Angelo Spagnoletti: Secondo me in ogni età siamo in una fase di mezzo. Io cerco sempre di pormi con uno spirito critico e quindi mi chiedo se il progresso e quindi questa macchina che ci porta inevitabilmente verso il futuro stia avvenendo nel migliore dei modi. La nostalgia è qualcosa che ti richiama ai momenti belli del passato, e quindi avere sempre la percezione di quello che si sta lasciando, secondo me è un buon allenamento per affrontare bene il futuro.

Cristina Cappelli: Secondo me noi siamo una generazione particolare, abbiamo un futuro molto incerto di fronte, siamo carichi di paure, di ansie. Ovviamente ci poniamo degli obiettivi a lungo termine, però cambia tutto molto velocemente e dobbiamo sempre adattarci a un nuovo presente, che può cambiare da un giorno all'altro come stiamo vedendo in questo periodo. Quindi ci sono sicuramente degli elementi del passato, come dei momenti che non ho avuto la possibilità di vivere in prima persona, magari dal racconto che può essere di mia madre, in cui c'era probabilmente un contatto con la realtà e con se stessi diverso rispetto a quello che c'è oggi, dove viviamo per la maggior parte del tempo in un mondo anche virtuale. Questo mi spaventa e mi pone dei dubbi su quello che potrà accadere.

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I cult anni '80-'90

Per la promozione della serie avete giocato a riconoscere i cult anni '90. Ne avete uno in particolare - film, serie o canzone che sia - che vi sta proprio a cuore?

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Generazione 56K: il cast in una foto di scena

Cristina Cappelli: Io sono malata di Friends, è la cosa che mi fa stare meglio al mondo. L'ho vista per la prima volta quando avevo 23 anni, e in questi cinque anni l'avrò vista dall'inizio alla fine almeno una decina di volte, ma non solo perché ogni tanto vado e scelgo la puntata che ho voglia di rivedere.

Angelo Spagnoletti: A me vengono in mente dei film anni '80 perché io li ho visti negli anni '90 e mi hanno insegnato talmente tanto, e sono Indiana Jones e Ritorno al futuro, per i quali ho scelto di fare questo lavoro. Mi ricordo mio padre che mi regalò il cofanetto di Indiana Jones e per me fine anni '90 - inizio anni 2000 sono stati caratterizzati dal divorare quelle saghe e mi hanno fatto innamorare del cinema.

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Cosa resterà di questi anni '90...

Dato che è passato un po' di tempo da quando avete girato la serie e da quando è disponibile su Netflix, che cosa vi hanno lasciato Matilda e Daniel?

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Generazione 56K: Angelo Spagnoletti e Cristina Cappelli in una scea

Angelo Spagnoletti: A me Daniel ha lasciato il punto focale di tutto il suo percorso, cioè darsi tempo. Per chi ha visto la serie e per chi la vedrà, Daniel raggiunge questa consapevolezza, e questo per me è stato un bell'insegnamento, perché poi lo puoi adottare nel lavoro, nell'amore, nella vita. Darsi quel tempo necessario, che è anche molto nostalgico, soprattutto oggi che è tutto molto veloce e si vuole ottenere il risultato in fretta, è importante perché cambia anche la qualità del risultato.

Cristina Cappelli: Matilda per me è stata la prima grande sfida attoriale. Anche aver ricevuto il Premio Meno di Trenta per questo ruolo mi ha regalato più sicurezza, più coraggio, e quindi devo tanto a Matilda perché mi ha fatta divertire e mi ha regalato tante opportunità che magari un anno fa pensavo fossero impossibili da raggiungere. Mi ha lasciato un sogno.