Gen V, la recensione dei primi episodi: lo spin-off di The Boys convince e diverte

La recensione dei primi tre episodi di Gen V, nuovo show originale Prime Video dedicato alla formazione universitaria dei supereroi Vaught International: dissacrante, spassoso e violento come la serie madre, se non di più.

Gen V, la recensione dei primi episodi: lo spin-off di The Boys convince e diverte

Insieme a Preacher e al suo incredibile lavoro sul personaggio di The Punisher, The Boys è da sempre l'opera più identificativa del genio di Garth Ennis, che quest'anno sarà pure ospite al Lucca Comics & Games 2023. L'adattamento seriale targato Prime Video e sviluppato da Eric Kripke, Seth Rogen ed Evan Goldberg ha contribuito a sdoganare tra le nuove generazioni il brillante fumetto dell'autore e di Darick Robertson, trasformandolo in uno dei prodotti più amati e seguiti del panorama streaming odierno.

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Gen V: una scena

Pur divergendo sostanzialmente del tracciato narrativo dell'opera originale (e con qualche inciampo tecnico e formale), The Boys ha saputo rispettare e rinvigorire l'anima del fumetto, riflettendo tra spasso e fracasso sul mercato multimediatico contemporaneo, sui franchising, le maschere e le etichette di una società - sia civile e che multinazionale - dove ordine e giustizia sono sciocchi ideali comodi e bugiardi da cavalcare pubblicamente per arrivare a denaro, depravazione e successo. Lì i supereroi raccontati sono già famosi e operativi, e se è vero che conosciamo la natura artificiale dei loro poteri, non è così per la formazione di questi eroi da provetta corrotti e problematici. Ci pensa allora la serie spin-off Gen V, come vedremo nella nostra recensione, a mostrarci il lato formativo e giovanile dei futuri super della Vought International, rispettando nel farlo ogni criterio dissacrante, spassoso, estremo e violento della produzione madre, se non addirittura doppiandolo.

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Gen V Scena
Gen V: una scena

Essendo ambientata tra la terza e la quarta - ancora inedita - stagione di The Boys, Gen V è un importante anello di congiunzione tra il presente e il futuro del franchise. Non riguarda ovviamente i Sette né i Ragazzi, prendendo anzi una certa distanza da quelle dinamiche e approfondendo invece il mondo della Vaught e del Composto V. È onestamente impossibile vedere e capire Gen V senza prima aver visto The Boys, per cui se ve lo state chiedendo no: per essere goduto e decifrato, il "giovane" spin-off ha bisogno dell'appoggio dello show "adulto". Ciò detto, la serie cammina perfettamente sulle proprie gambe e, anzi, riesce a inanellare una serie di idee estremamente solide e brillanti. Pur essendo in età universitaria americana, dunque sulla ventina, i protagonisti appartengono alla Generazione Z, gli adolescenti post-millenials che precedono oggi la cosiddetta Generazione Alpha, i pre-adolescenti nati dopo il 2010. Il titolo gioca ovviamente con la loro appartenenza generazionale e con i poteri ottenuti grazie al Composto V, che è alla base della fortuna e degli oscuri segreti della Vought.

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Gen V: una scena

Protagonista principale è Marie Moreau (Jaz Sinclair), una ragazza orfana con la straordinaria capacità di manipolare il sangue, suo e degli altri. Quando viene ammessa alla prestigiosa Godolkin University School of Crimefighting fondata dalla Vought nel 1965, Marie realizza il suo sogno: studiare per diventare una supereroina sotto l'egida del professor Richard Brinkerhoff (Clancy Brown), rinomato studioso, ricercatore e saggista dei super. Il campus è un coacervo di super in erba uno più curioso dell'altro, dove l'idolo di tutti, il più forte della God U e destinato ai Sette, è Luke Riordan a.k.a. Golden Boy (Patrick Schwarzenegger). Qui Marie fa subito la conoscenza della sua compagna di stanza, Emma Meyer a.k.a. Little Cricket (Lizzie Broadway), star di youtube con la capacità di rimpicciolirsi e ingrandirsi a piacimento. Nel campus ci sono altri personaggi come Jordan Li (Derek Lu/London Thor), con il potere del gender fluid, o Andre Anderson (Chance Perdomo), che è invece capace di manipolare i metalli, ma è interessante capire come le problematiche prettamente young adult trovino il giusto spazio di manovra all'interno del tessuto narrativo dello show, tanto per la formazione dei ragazzi quanto per il contesto universitario.

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Gen V: una scena

A differenza di The Boys, Gen V si sposa a una certa concettualità di fondo che trova merito e carattere nella scelta dei poteri dei più importanti personaggi, specie se l'obiettivo è quello di raccontare crescita ed evoluzione della Gen Z mediante alcuni degli elementi più identificativi della stessa. Marie è ad esempio un'orfana che passa la maggior parte del tempo a nutrire rabbia e rancore contro se stessa, arrivando a liberare i suoi poteri tagliandosi mani o braccia. Come lei molti altri: basti anche solo pensare all'identità gender fluid tramutata in effettivo potere. Nei tre episodi visionati, siamo rimasti sorpresi da queste scelte artisticamente speculative che aiutano non poco la caratterizzazione dei personaggi in un mondo vasto e articolato come quello di The Boys, e questo a fronte di uno sviluppo della trama non proprio innovativo o sorprendente, pure se circondato da meriti differenti.

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Violenza assicurata

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Gen V: una scena

Se il principale merito narrativo di Gen V è nella caratterizzazione di problematiche e poteri dei protagonisti, in termini di puro spettacolo e intrattenimento questa iniziale permanenza alla God U ci ha sinceramente convinti e divertiti. Già il solo pilot supera di gran lunga per esagerazione, plot twist e cattiveria alcuni dei più rinomati episodi di The Boys. C'è davvero da sbizzarrirsi tra sesso, droga e violenza, con almeno una scena talmente esplicita, assurda ed esilarante da bissare addirittura alcune trovate dell'Eroegasmo o del pene che esplode. Kripke, Goldberg e Craig Rosenberg non hanno una base di partenza fumettistica per Gen V, il che lascia campo libero all'inventiva e alla creatività, sempre sovversiva e dissacrante. La scelta vincente è di rendere la serie veloce, sregolata e fuori di testa proprio come il mondo della Gen Z, dove follia e opportunità s'incontrano in una società assuefatta alla gratificazione istantanea dei social, sessualmente esplicita, quasi edonista, schiava di piaceri e istinti dove i più giovani sanno però essere più emotivi e aperti, anche chi resta pessimo in altri atteggiamenti opportunisti. Se il mondo professionale dei super è uno schifo, allora anche quello universitario lo è.

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Gen V: una scena

È l'ambiente a creare il prodotto, e la Vought è padrona dell'ambiente. In questo senso, lo show regala momenti davvero esaltanti, scorretti e brutali, e c'è da dire che almeno due di questi sono rimessi in capo al miglior personaggio della serie finora, Little Cricket, che non solo emerge per l'energica interpretazione della Broadway ma convince per la sofisticata riflessione dietro al suo status e ai suoi poteri, per le sequenze allucinanti che mettono in risalto il suo dolore ma anche la sua forza. Sembra inoltre che la regia sia più congruente con la storia e che gli attimi di estremo virtuosismo o evidente ferocia non vogliano mai essere fini a se stessi, tanto per divertire o entusiasmare, per integrarsi invece con astuzia e criterio nella narrazione e raggiungere ugualmente il risultato sperato. E alla fine, in questi primi episodi, lo spin-off fa il suo dovere più di quanto ci aspettassimo: particolarmente accattivante, Gen(eralmente) V(incente).

Conclusioni

In conclusione, possiamo dirci onestamente soddisfatti di questi primi tre episodi di Gen V. Lo spin-off di The Boys si conferma una costola ugualmente violenta e spassosa della serie madre, mettendo in risalto una certa concettualità di fondo relativa ai protagonisti e ai loro poteri a dispetto di un tracciato narrativo che, per quanto funzionale, non è poi così innovativo o ricercato. L'università dei super targata Prime Video intrattiene e diverte per forma e contenuti, prestigiosa per i suoi espliciti insegnamenti, moderna per libertinaggio e accoglienza, ancora dissacrante per il genere.

Movieplayer.it
4.0/5
Voto medio
4.4/5

Perché ci piace

  • Il pilot è un contenitore di cattiveria e plot twist come se ne ne sono visti pochi ultimamente.
  • La curatela creativa e senza legacci di Goldberg, Kripke e Rosenberg.
  • Le scene estreme sono tante e magnifiche.
  • La concettualità di fondo tra caratteri e poteri.

Cosa non va

  • L'intreccio non è dei più sofisticati.
  • Piccole scelte registiche poco convincenti.