Fuga da Reuma Park

2016, Commedia

Fuga da Reuma Park: un Natale grottesco che non evade dai cliché

Per celebrare i 25 anni di sodalizio lavorativo, il popolare trio comico gira una funerea comedy che ragiona sulla morte artistica della loro carriera. Un surreale ma deludente canto del cigno.

Francesco Bruni

Cosa hanno rappresentato in questi anni Aldo Baglio, Giovanni Storti Giacomo Poretti, se non uno dei sodalizi artistici più noti e amati del panorama italiano? Quando il trio esordì al cinema, nel 1997 con Tre uomini e una gamba, il loro repentino successo fu in grado di divertire platee dalle aspettative diverse, dando il meglio di sé al di fuori della consueta struttura ludica. Nel mezzo una comicità gentile, dal taglio anni '90, che li ha visti protagonisti in film degni di nota come Chiedimi se sono felice, in altri dimenticabili tra cui Il cosmo sul comò o il recente Il ricco, il povero e il maggiordomo. Ma 25 anni di onorata seppur non sempre brillante carriera (sopratutto al cinema), possono anche constatare una impasse creativa per la quale non sembra mostrarsi via di uscita. Benché Fuga da Reuma Park assomigli più a un film-testamento, nato quasi in maniera estemporanea, che a un percorso cinematografico ancora aperto: un grottesco funerale del proprio immaginario. Che non disdegna le 'parolacce' né tanto meno l'apoteosi dell'assurdo.

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Fuga da Reuma Park: Giovanni Storti, Giacomo Poretti e Aldo Baglio in una scena del film

Archiviata la trionfale tournée teatrale che li ha visti in giro per l'Italia (The Best of Aldo Giovanno e Giacomo - Live 2016), e dopo lo splendido libro Tre uomini e una vita (edito Mondatori), bisognava infine auto celebrarsi sul grande schermo per ricordarsi dei larghi successi professionali. Fuga da Reuma Park nasce da questo desiderio, ovvero congedarsi malinconicamente dal cinema e lungo una macabra rimpatriata che tracci un solco indelebile rispetto allo 'splendore' che fu. Fra gag riportate in auge ed opinabili banalità, per rivedersi e prendersi anche un po' in giro. Ma rispetto al passato, qui dimora l'improvvisazione e la commedia rifiuta qualsivoglia spaccato di 'verosimiglianza', di onestà rispetto agli argomenti che tratta o verso quei ricordi a cui dà spazio con insistito dècollage. Dove, letteralmente, manca la storia.

Fuga da Reuma Park: Giovanni Storti in una scena del film

È la vigilia di Natale a trent'anni da oggi. Aldo, partendo dalla Sicilia, viene accompagnato dai suoi due figli (Ficarra e Picone) al Reuma Park, un triste ospizio/Luna Park trasformato in una specie di carcere di massima sicurezza per anziani. Qui incontra Giovanni, invecchiato e pieno di acciacchi, la cui memoria è ondivaga ma a cui è rimasto l'interesse per una procace infermiera (Silvana Fallisi) dell'Est Europa. Mentre Giacomo, costretto su una sedia a rotelle e arrabbiato con il mondo, sogna di scappare a Rio de Janeiro. Il trio si forma nuovamente e si propone quindi l'unico obiettivo possibile: fuggire da Reuma Park.

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La morte corre sul fiume

Fuga da Reuma Park: Giovanni Storti e Aldo Baglio in un momento del film

Affiancati dagli ormai fidi collaboratori Valerio Bariletti e Morgan Bertacca nella sceneggiatura, il viaggio amarcord del trio mette così a nudo gli umori, le paure, i 'fantasmi' come un'opera metaforica sulla vita dal retrogusto amaro. Perché, a tutti gli effetti, quello di Aldo Giovanni e Giacomo è un requiem-memorial dei bei tempi andati, ambientato per buona parte nella Milano che li ha tenuti a battesimo. Se il mix tra realtà e immagini di repertorio risulta ardito, lo è ancor di più vedere i loro famosi personaggi - i Bulgari, Tafazzi, il cammello e l'avvoltoio, gli svizzeri del Canton Ticino, Pdor figlio di Khmer - comparire qua e là senza la minima alchimia scenica. Certo, ragionare in maniera tanto demenziale sulla propria morte, artistica o meno, è motivo di plauso se nonché di coraggio tutto sommato riconosciuto. È un'altra cosa però ridurlo a mera attrazione da circo, sopra un carro da parata su cui offrire al pubblico vecchie maschere dal naturale appiglio. A mancare in Fuga da Reuma Park è poi quel tempismo che ha reso il trio grande a Teatro, dove grazie ad un estro creativo fuori dal comune non si dimenticava la lezione delle comiche dei tempi del muto. Al cospetto, invece, di un'aria mortuaria che congela la risata, ogni personalità qui si azzera dentro uno sviluppo basico e privo di verve.

Fuga da Reuma Park: Aldo Baglio e Giovanni Storti in una scena del film

Fuga dal presente e futuro

Fuga da Reuma Park: Giovanni Storti, Giacomo Poretti, Aldo Baglio e Silvana Fallisi in un momento del film

Perfetto sunto al netto di un evidente declino, quest'ultima fatica passa allora dalle ombre cinesi ai finti omaggi slapstick e da cartone animato, per accumulare un patchwork disordinato delle gloriose passate esperienze. E malgrado l'idea di immaginarsi anziani più di quanto non siano adesso, la simpatica partecipazione di Salvatore Ficarra e Valentino Picone pare una definitiva consegna di testimone ai 'giovani' nell'anteporgli il futuro della comicità italiana. Fenomeni da baraccone rinchiusi in una prigione temporale che (ri)sogna il passato, Aldo Giovanni e Giacomo tirano le fila di un racconto sgangherato che mai traspare vivido attraverso lo schermo. Celebrando, non ultimo, il valore di un'amicizia longeva nel privato e che rimesta, senza troppi fronzoli, la Belle Époque dei loro celeberrimi sketch. Un omaggio o un vero addio?

Fuga da Reuma Park: un Natale grottesco che non...
Francesco Bruni
Redattore
2.0 2.0

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