Fino all'ultimo indizio, la recensione: Denzel Washington e Rami Malek a caccia di serial killer

La recensione di Fino all'ultimo indizio, crime poliziesco diretto da John Lee Hancock e interpretato da Denzel Washington, Rami Malek e Jared Leto, da oggi in esclusiva digitale.

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Fino all'ultimo indizio: Jared Leto e Rami Malek in una scena

Un'incursione nell'universo dei serial killer in un thriller classico, come mette in luce la recensione di Fino all'ultimo indizio, nuova fatica di John Lee Hancock da oggi in esclusiva digitale. Il regista di The Founder e The Blind Side cuce addosso a Denzel Washington un ruolo da poliziotto alla vecchia maniera. Non per nulla, la storia è ambientata negli anni '90, senza cellulari e con pochi supporti tecnologici alle indagini. Joe "Deke" Deacon, veterano prossimo alla pensione, porta i segni di vecchie ferite legate a un caso irrisolto che ha avuto drammatiche ripercussioni sulla sua esistenza. I fantasmi del passato riemergono quando si reca a Los Angeles per ritirare un reperto e viene portato sulla scena di un crimine violento contro una donna dai colleghi di un tempo per un consulto. L'uomo si troverà a dover collaborare col Sergente Jim Baxter (Rami Malek), la cui carriera è in ascesa, mentre le indagini si concentrano su un possibile sospetto.

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Fino all'ultimo indizio: Jared Leto durante una scena

Fino all'ultimo indizio ruota attorno a temi come l'onore, il senso del dovere, il rimorso, il sacrificio. O meglio definirla ossessione? John Lee Hancock ripropone un paradigma ben noto nel genere poliziesco affiancando un agente anziano, tormentato, ferito dalla vita e da esperienze drammatiche con un giovane brillante e sicuro di sé, ma inesperto. Il film avanza, così, per tappe mostrando i progressi (pochi) dell'indagine, mentre nuove donne scompaiono nell'area e, di pari passo, la scelta di Deke di confrontarsi con gli eventi drammatici del proprio passato da cui aveva preso le distanze mollando tutto per isolarsi nella più pacifica Kern County.

Un trio di premi Oscar per un'immersione nella psiche umana

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Fino all'ultimo indizio: Rami Malek durante una scena

Film di personaggi più che thriller puro, Fino all'ultimo indizio ruota attorno ai tormenti di Deke che vede nella nuova indagine una possibilità di redenzione e ci si butta a capofitto. Non c'è bisogno di spendere troppe parole per descrivere il talento di Denzel Washington, qui appesantito nel corpo e indurito nello spirito, che mette a frutto le numerose incursioni passate nel genere poliziesco per costruire un personaggio solido e ricco di sfaccettature. Meno efficace la presenza di Rami Malek. Dopo un ingresso promettente, la sceneggiatura non offre al suo personaggio grandi possibilità di emergere affidandogli essenzialmente il compito di spalla di Denzel Washington. Il suo poliziotto da college benestante e di successo crolla sotto i colpi di un'indagine cul-de-sac e l'attore non sembra in grado di incarnare tale cambiamento.

Fino all'ultimo indizio, Denzel Washington "Con Jared Leto e Rami Malek, ho capito che il mio ruolo è diverso"

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Fino all'ultimo indizio: Jared Leto in un primo piano

E poi c'è il terzo elemento del trio, un Jared Leto mimetico e capace di sorprenderci ancora una volta. Capelli lunghi e unti, trucco prostetico, lenti a contatto scure, Leto interpreta Albert Sparma, riparatore di elettrodomestici che sembra conoscere troppi dettagli sul delitto su cui Deke e Baxter stanno indagando tanto da diventare il sospettato numero uno. E se invece fosse solo un mitomane? Il personaggio di Albert Sparma, che ha fruttato a Jared Leto una candidatura ai Golden Globes come miglior attore non protagonista, entra abbastanza tardi nel film, quando ormai il pubblico ha abbastanza elementi su Deke, Jim Baxter e perfino sugli omicidi al centro del film. Lo sforzo di John Lee Hancock è quello di creare una sceneggiatura solida e al tempo stesso raffinata, i cui toni oscillano tra thriller psicologico e neo-noir, con qualche strizzata d'occhio, nel finale, a Seven di David Fincher. Lo dimostra l'intensa sequenza d'apertura in cui una ragazza alla guida su una strada deserta in piena notte viene tampinata da un'auto da cui riesce a sfuggire per un pelo. Tensione alle stelle per permettere al pubblico di entrare nel mood del film.

Los Angeles County nera

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Fino all'ultimo indizio: Denzel Washington e Jared Leto durante una scena

Come ogni noir che si rispetti, genere metropolitano per eccellenza, John Lee Hancock ambienta il suo Fino all'ultimo indizio nella Los Angeles County. Della solare città californiana, nel film, vediamo solo la periferia urbana fatta di lunghi nastri d'asfalto, case dimesse, negozietti, capannoni semideserti. Un ambiente grigio e cupo in cui Albert Sparma sembra muoversi perfettamente a suo agio. Il regista lavora sulle atmosfere, sulle situazioni e sulle relazioni tra i personaggi, ma la sua ricerca delle sfumature penalizza l'azione e genera un finale ambiguo che non accontenta tutti. Ma a John Lee Hancock interessa assai di più approfondire la psicologia dei suoi poliziotti e sacrificare qualche sequenza spettacolare alla causa non sembra pesargli più di tanto.

Conclusioni

La recensione di Fino all'ultimo indizio riconosce gli sforzi di John Lee Hancock di esplorare generi classici come il noir, il crime e il poliziesco mettendo il centro l'indagine sulla psiche dei poliziotti. Per far questo, il regista si concentra su dialoghi e toni del film a scapito dell'azione. A compensare qualche mancanza la presenza di tre premi Oscar nel cast capitanati da un Denzel Washington sempre incisivo e carismatico.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
3.5/5

Perché ci piace

  • Vedere riuniti tre premi Oscar in ruoli così complessi non è da tutti.
  • L'incipit da thriller mette i brividi.
  • Tutti gli ingredienti tipici della detective story funzionano in un omaggio al genere classico...

Cosa non va

  • ...anche se a funzionare meno è il finale volutamente ambiguo.
  • L'azione, in generale viene sacrificata per concentrarsi sull'esplorazione psicologica dei personaggi.