Attore di formazione drammatica prima ancora che comico, Fabio Balsamo porta al 10° BCT Il Festival Nazionale del Cinema e della Televisione, edizione 2026, il suo primo libro, Non è quello che ci aspettavamo. Un esordio letterario che egli stesso descrive come composto di capitoli volutamente irregolari, tra lettere immaginarie al padre e al figlio, favole surreali e frammenti di un'intervista "spezzata", in cui l'autore mette a fuoco il rapporto tra il ridere e il proprio mondo interiore, spesso più fragile di quanto lasci intendere l'immagine pubblica. Lo abbiamo incontrato per farci raccontare la genesi di questo libro.
Intervista a Fabio Balsamo
Da che esigenza nasce questo libro, quasi una risposta al titolo? "L'esigenza è una lettera di intenti al pubblico", spiega Balsamo. "Una delle esigenze è far conoscere non solo chi sono io personalmente, perché servirebbe a poco, ma soprattutto che la comicità non è frivola e non ha meno spessore della rappresentazione drammatica". Una convinzione che affonda le radici nella sua formazione: "Questo perché io vengo dall'ambito drammatico e non credo in questa distinzione: la comicità è frutto di una profonda riflessione". Al centro del libro, dichiara, ci sono valori da recuperare come "la fragilità e la tenerezza", oltre al rapporto con le disillusioni che si accumulano "arrivati a un certo punto della vita nei confronti della vita stessa".
Tra lettere e favole
Nella scrittura di un libro così frammentario, alcuni capitoli sono nati più facilmente di altri. "Il capitolo più 'di getto' è Lettera da Dio a mio padre", racconta Balsamo, "una serie di lettere dove cerco di chiarire il rapporto con mio padre, che non è stato molto semplice". Un capitolo scritto di getto, "in un paio d'ore, tra le lacrime, dopo aver ascoltato una canzone di Lucio Battisti di cui lui era innamorato". Diversa la genesi de Il bombo, il capitolo che gli è costato più fatica perché affronta "la parabola di accettazione di una malattia". Un percorso che Balsamo non voleva banalizzare: "È un capitolo estremamente elaborato perché non volevo banalizzare un percorso così complesso; l'ho persino cancellato e ricominciato perché mi sembrava scontato o mellifluo". Tra le pagine del libro trovano spazio anche favole surreali popolate da animali scomparsi. Un mezzo narrativo che per Balsamo ha una funzione precisa: "La favola mi è venuta in mente perché alcuni concetti introspettivi passano attraverso le metafore, proprio come avviene nei sogni per elaborare il subconscio". Una scelta legata anche alla sua sensibilità visiva: "La favola aiuta a tradurre concetti complessi attraverso animaletti e scene visive. Amo i film d'animazione, tra cui quelli della Pixar e credo che la rappresentazione semplice sia la cosa più complessa perché essenziale".
L'etichetta e il gruppo
Inevitabile, per un artista noto al grande pubblico soprattutto come membro dei The Jackal, affrontare il tema delle etichette, di cui il libro parla apertamente. Gli dà fastidio essere identificato come "quello dei The Jackal"? "Non mi dà fastidio l'etichetta The Jackal, ma il fatto che ci si aspetti da me quello che non sono, ovvero una persona naturalmente simpatica, goliardica e frivola", chiarisce. "Quella leggerezza non sono io e mi dà fastidio quando ci si aspetta qualcosa che non mi appartiene". Sul rapporto con il collettivo, invece, nessuna ambiguità: "La nostra forza è la diversità: siamo estremamente diversi per formazione artistica e personale, e questa alchimia ci permette di trovare un equilibrio unico".
L'ironia come sopravvivenza
Arma o scudo, l'ironia accompagna Balsamo ben oltre il lavoro. Interrogato sulla possibilità di scindere la vita privata da ciò che si produce artisticamente, risponde senza esitazioni: "Secondo me questa distanza non dovrebbe esserci. Per me l'ironia è stata il modo più educato per sopravvivere alla sofferenza: giocare sulle cose ti aiuta a superarle". Un meccanismo che per l'attore ha radici quasi infantili: "I bambini imparano attraverso il gioco e l'imitazione; io gioco su tutto, anche sulle cose più gravi, perché mi ricorda che, alla fine, niente è veramente importante. L'ironia mi permette di sorvolare anche sui concetti più dolorosi".
Il ritorno a teatro e i progetti futuri
Tra i tanti progetti che Balsamo coltiva, uno è già realtà: il ritorno in teatro dopo cinque anni. "Intanto torno in teatro dopo 5 anni al piccolo Bellini di Napoli con Versi Proibiti, una raccolta di poesie dell'inferno napoletano: uno spettacolo classico-sperimentale". Guardando al cinema, l'ambizione è chiara: "Mi piacerebbe realizzare un mio filone cinematografico legato alla commedia amara, introspettiva e fragile, sulla scia di grandi maestri come Mastroianni e Troisi. Non una sovrapposizione di registri, ma una vera commedia drammatica". Proprio evocando Troisi, chiediamo una riflessione su quale potrebbe essere il tema da trattare in una commedia fatta come si faceva un tempo: "Credo si debba recuperare il valore del fallimento. In una società dominata dall'apparire e dal successo, la resistenza è rappresentata dalla fragilità. Un uomo deve imparare a piangere e a mostrare le proprie debolezze; il recupero della fragilità e della tenerezza può essere una forma di resistenza sociale".