Evangelion: il significato dell’enigmatico finale che non smette di affascinare

Approfondiamo il finale della serie di Neon Genesi Evangelion: enigmatico, improvviso e anticlimatico ma che non smette di affascinare a distanza di anni.

APPROFONDIMENTO di 18/07/2020
Neon Genesis Evangelion: una scena dell'anime
Neon Genesis Evangelion: una scena dell'anime

Croce e delizia per tutti gli appassionati di anime, tra chi la ritiene un'opera geniale e incompresa e chi, d'altro canto, la ritiene fin troppo sopravvalutata, Neon Genesis Evangelion nel corso degli anni si è ritagliata l'etichetta di opera cult. Un titolo che non smette di far discutere e che, anche da parte dello stesso creatore, sembra essere alla ricerca continua di un aggiustamento, di un compendio, di una nuova visione. Curioso che questo accada proprio con una serie che ha a che fare con la natura umana, il mutamento, il sentimento e la fiducia in sé stessi. Nata dalla mente di Hideaki Anno nel 1995, Evangelion sembrava essere il classico prodotto destinato agli adolescenti (soprattutto maschili), uno shonen di combattimento tra nemici ultraterreni che cercavano di distruggere la terra e dei ragazzi costretti a difenderla pilotando degli esoscheletri mecha tecnologici. Sembrava, per essere semplicistici, una nuova versione di Gundam, a prima vista, che includeva anche personaggi tridimensionali e un complesso intreccio spionistico a sfondo fantascientifico. Fino ad arrivare a quelle due ultime puntate conclusive che ancora oggi sono le più discusse della serie: enigmatiche, incomprensibili, quasi slegate dal resto della trama e con un finale fin troppo aperto che lascia sospesa quella che sembrava essere la battaglia finale tra gli Angeli, le creature ultraterrene che attaccano la Terra, e la Nerv, l'agenzia segreta che ha costruito gli Eva. Tra film postumi realizzati per aggiustare la storia e andare incontro al desiderio del pubblico e vere e proprie nuove versioni cinematografiche della storia (la tetralogia Rebuild a cui manca ancora il quarto e conclusivo capitolo) il finale di Evangelion sembra non essere ancora del tutto digerito. Eppure la grandezza dell'opera sta proprio lì, in quel finale enigmatico che non smette di affascinare e che cambia totalmente la prospettiva e il significato della serie.

Raggiungere l'essenzialità

Shinji End
Neon Genesis Evangelion: Shinji Ikari

Si potrebbe dire che il finale di Evangelion non sia stato scelto, ma che sia accaduto. A causa di problemi nella produzione, soprattutto di carattere economico, i due episodi conclusivi si discostano dal resto della serie presentando animazioni molto semplici, se non inesistenti, bozzetti, didascalie, clip provenienti da altri episodi già conclusi con un doppiaggio diverso e una generale assenza di sfondi e dettaglio. La stessa narrazione abbandona il racconto che sembrava giunto a un climax da gran finale per concentrarsi unicamente sull'interiorità dei personaggi. Addirittura, all'inizio del ventiseiesimo e ultimo episodio, una didascalia iniziale ci informa che è successo qualcosa di epocale, ma che al momento è meglio concentrarci su Shinji, il protagonista della serie. Un'essenzialità che ha preso in contropiede gli spettatori e che ha ribaltato le loro aspettative sulla conclusione della serie (innegabile e definitiva, come recita il titolo dell'ultimo episodio: non "Episodio 26" ma "Finale") e che desideravano uno spettacolare confronto finale tra gli Eva, gli Angeli, la NERV e la società segreta Seele. Un'essenzialità che, tuttavia, ricorda il vero cuore di Evangelion dove l'intrattenimento, l'azione e i momenti più comici erano letteralmente soffocati dalla complessità interiore dei personaggi, tutti traumatizzati, tutti sfiduciosi verso sé stessi ai limiti della depressione ed eroi controvoglia.

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Il cuore della bestia

Neon Genesis Evangelion Shinji Ikari
Neon Genesis Evangelion: Shinji in una scena

Ed è così che per capire il cuore di Evangelion bisogna entrare nel cuore di Shinji Ikari, quattordicenne complessato, eroe controvoglia, timido, riservato, infelice della vita. Al contrario degli stereotipi dei protagonisti degli anime che compensano i loro difetti che non una buona dose di eroismo e volontà, Shinji è un vero e proprio hikikomori: incurante degli altri, senza personalità, agisce solo perché gli viene detto di farlo, costantemente critico verso sé stesso tanto da raggiungere un forte grado di depressione e chiusura nel mondo, simboleggiato dall'uso ossessivo delle cuffie nel buio della camera da letto. Gli ultimi due episodi di Evangelion, soprattutto l'ultimo, si concentrano sui pensieri di Shinji, sulla sua sofferenza e sulla sua incapacità di sentirsi vivo. È il protagonista della storia, basato sulle difficoltà che lo stesso creatore della serie Anno affrontava, ma nel corso dei precedenti ventiquattro episodi abbiamo potuto notare come tutti i personaggi principali della serie nascondessero un passato o un sentimento simile a quello di Shinji (ed è a loro che è dedicato il penultimo episodio). Neon Genesis Evangelion non è, quindi, la storia di una battaglia fantascientifica tra umani e mostri misteriosi, ma la storia di una battaglia introspettiva tra un adolescente traumatizzato e il mostro della depressione. Per riflesso, salvare l'umanità significa ritrovare il senso della vita e la voglia di vivere.

E se gli Angeli fossero i veri eroi?

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Neon Genesis Evangelion: Lilith

Si dice che non c'è luce senza oscurità, non c'è il bene se non si può confrontare col male, non c'è libertà senza l'esistenza di confini. O, in altre parole, non esiste la guarigione senza la malattia. Nel corso della serie Shinji arriverà a chiedersi perché gli umani, per difendersi dall'estinzione, dovrebbero confrontarsi con questi esseri che prendono il nome di Angeli, un termine che nella tradizione è accomunato da qualcosa di divino e positivo. Prendendo spunto da questa riflessione (che nella serie, tuttavia, non viene più di tanto approfondita) arriviamo a credere che la serie di Evangelion non vada interpretata come una semplice opera che punta all'intreccio drammatico e ai combattimenti con i robot dove i protagonisti umani sono "il bene" e i mostri sono "il male". Crediamo, invece, che gli Angeli siano motori molto più positivi di quello che possa sembrare a prima vista: messaggeri che, con la loro presenza, offrono a Shinji, Asuka e Rei, i tre children che pilotano gli Eva, la possibilità di prendere confidenza con sé stessi, di crescere, di affrontare le loro paure tra le quali quella primigenia di morire. Diventano quindi un antidoto alla depressione che porta a un'autoconsapevolezza dei ragazzi sul senso della vita. Gli Angeli, in definitiva, devono vincere distruggendo il mondo in cui si muovono i personaggi di Evangelion.

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Affrontare la realtà

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Neon Genesis Evangelion: un immagine promozionale

Nell'ultimo episodio scopriamo la verità: il mondo narrativo di Evangelion non esiste, è tutta una fantasia della mente depressa di Shinji che cerca una fuga dalla realtà. La distruzione di quel mondo fittizio e mentale, con il fallimento del progetto Eva e la vittoria degli Angeli, presuppone un'accettazione di Shinji in quanto sé stesso e un superamento dei traumi e delle difficoltà adolescenziali. La sua presa di coscienza, attraverso un dialogo interiore, permette la distruzione della finzione mentale e la capacità di reagire affrontando, finalmente, la vera realtà. Quel guscio che lo estraniava dagli altri, che lo rendeva apatico e solitario, finalmente si frammenta e si spezza. Shinji capisce che chiudersi in sé stesso non è una via di fuga corretta, capisce che l'essere umano necessita di interazioni interpersonali, ha bisogno di vivere insieme ad altre persone perché è inserendosi nella comunità che si crea la propria personalità. Il percorso di uscita dalla depressione di Shinji equivale a una nuova rinascita (l'Angelo Adam da cui deriva Eva e da cui deriva tutta l'umanità): per questo motivo i personaggi intorno a lui finalmente lo applaudono e lui li ringrazia. Non c'è bene senza male, non c'è luce senza oscurità, non c'è "io" senza gli altri. Un invito, da parte di Hideaki Anno che proprio grazie alla realizzazione della serie è riuscito a sconfiggere i suoi demoni interiori, a tutti gli altri ragazzini che hanno sofferto anche inconsciamente le stesse paturnie e che, come lui, stavano in quel limbo tra essere otaku e hikikomori, rifugiandosi nelle fantasie degli anime, dei videogiochi ed estraniandosi sempre più dalla realtà (ed è a loro a cui Evangelion è dedicato). Si tratta, quindi, di un finale potente che intende smuovere proprio il pubblico di riferimento, inedito nel panorama dell'animazione giapponese (gli ultimi episodi sfociano nella videoarte), talmente pregno di pensieri esistenziali da poter essere interpretato e reinterpretato in base all'età, alla cultura e al periodo di vita dello spettatore.