Due amici, la recensione: l’esordio alla regia di Louis Garrel

La recensione di Due amici, opera prima da regista di Louis Garrel, ispirata ad Alfred de Musset: un ménage à trois che ondeggia fra romanticismo, dramma e ironia.

RECENSIONE di 04/07/2019
Les Deux Amis: Golshifteh Farahani con Vincent Macaigne e Louis Garrel in una scena del film
Les Deux Amis: Golshifteh Farahani con Vincent Macaigne e Louis Garrel in una scena del film

La nostra recensione di Due amici, opera prima del popolare attore francese Louis Garrel, segue di appena due mesi quella del suo secondo film da regista, L'uomo fedele, da poco distribuito nelle sale italiane. È durata ben quattro anni, invece, l'attesa per Due amici, presentato alla Semaine de la critique del Festival di Cannes 2015 e frutto di uno di quei tardivi e miracolosi 'ripescaggi' della stagione estiva: una pellicola di cui Garrel, fra i volti più noti del cinema europeo, è allo stesso tempo regista, protagonista e co-autore della sceneggiatura, scritta a quattro mani con Christophe Honoré e liberamente ispirata alla commedia teatrale Les caprices de Marianne di Alfred de Musset.

Un ménage à trois fra melò e humor

Il tema del ménage à trois, centrale anche ne L'uomo fedele, era già presente in Due amici, quasi una rivisitazione in chiave tragicomica del modello di Jules e Jim di François Truffaut. L'oggetto del desiderio maschile, in questo caso, è Mona (l'attrice iraniana Golshifteh Farahani, vista di recente in Paterson di Jim Jarmusch), giovane carcerata che di giorno lavora come cameriera in una panineria della stazione parigina Gare du Nord. La ragazza ammalia al primo sguardo Clément (Vincent Macaigne), il quale, deciso a conquistarla, si rivolge al suo miglior amico, Abel (Louis Garrel), sempre pronto a consigliarlo e a infondergli la necessaria dose di risolutezza; ma come era prevedibile, fra Mona e Abel nascerà un'immediata attrazione.

Les Deux Amis: Golshifteh Farahani in una scena con Vincent Macaigne e Louis Garrel
Les Deux Amis: Golshifteh Farahani in una scena con Vincent Macaigne e Louis Garrel

È il canovaccio su cui Louis Garrel e Christophe Honoré costruiscono un film che si muove fra una blanda ironia, con la descrizione dei goffi comportamenti di Clément e Abel (ma il corteggiamento nei confronti di Mona si risolve in un autentico atto di stalking), e quel malinconico romanticismo di fondo che rimanda direttamente alla Nouvelle Vague, palese riferimento di Garrel. Un'alternanza di registri che non sempre convince del tutto, sacrificando talvolta il realismo dei personaggi e delle situazioni in cui si ritrovano coinvolti.

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Amore e amicizia

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Due amici: Golshifteh Farahani in una sequenza del film

L'amore per il passato e per l'immaginario degli anni Sessanta è espresso a chiare lettere da Garrel: si veda la sequenza in cui Clément, di professione comparsa, coinvolge gli altri due protagonisti nelle riprese di un film ambientato durante le rivolte studentesche del "maggio francese".

Per il resto, Due amici fa leva soprattutto sulle profonde differenze fra il terzetto di personaggi: Mona, incarnazione del mistero, con un segreto dramma che punta a tenere nascosto (e che sarà parte integrante del suo fascino); Clément, l'innamorato buffo e patetico, destinato a un'inesorabile frustrazione; e Abel, diviso fra il sentimento per Mona e il legame di fedeltà nei confronti dell'amico. Una fedeltà che sarà ribadita nel finale, a suggello di quest'amicizia atipica fra due uomini complementari, ma incapaci di trasformarsi in veri e propri rivali.

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Due amici: una scena del flm con Vincent Macaigne e Louis Garrel

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Conclusioni

Ed è appunto l’amicizia, ancor più dell’amore, il nucleo del racconto del film di Louis Garrel. Un racconto che tuttavia fatica a sviluppare e approfondire gli elementi in gioco, oscillando fra i toni del dramma, della farsa e della commedia sentimentale senza raggiungere però un amalgama pienamente convincente. Come sottolineato in questa recensione di Due amici, il cinema del Garrel regista non perde d’occhio i grandi modelli del passato, secondo una formula che il divo francese riprenderà in seguito anche nella sua seconda prova dietro la macchina da presa, L’uomo fedele.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

2.0/5

Perché ci piace

  • Una notevole libertà sul piano della narrazione e della scrittura, che permette a Louis Garrel di sperimentare vari registri.
  • Le interessanti sfumature nella descrizione del rapporto fra i due protagonisti maschili.

Cosa non va

  • Un racconto non sempre convincente nei suoi sviluppi e in alcune dinamiche relazionali fra i personaggi.
  • Il carattere sostanzialmente esile di una commedia che appare perennemente indecisa fra la strada dell’ironia e quella del dramma.