Doctor Who: il Natale 2017 segna la fine di un’era (anzi, più di una) e un nuovo, intrigante inizio

Peter Capaldi si congeda dal ruolo del Dottore dopo tre stagioni, e con lui se ne va anche lo showrunner Steven Moffat, al timone della serie dal 2010 e coinvolto come sceneggiatore dal 2005. Il loro addio congiunto è una lettera d'amore a tutto ciò che ha reso Doctor Who un fenomeno irresistibile per oltre cinquant'anni, e il preludio a un nuovo corso creativo.

Doctor Who: il primo Dottore William Hartnell in una scena

Polo Sud, tanto tempo fa. Il Primo Dottore, reduce dalla sua prima battaglia contro i Cybermen, è vicino al termine del suo ciclo vitale attuale e dovrebbe rigenerarsi. Opponendosi all'idea, il Dottore lascia i suoi compagni d'avventura alla base polare e si ritrova da solo, o così crede: tra i ghiacci si aggira anche il Dodicesimo Dottore, altrettanto restio all'idea di rigenerarsi. Accompagnati da un capitano dell'esercito inglese strappato dal proprio tempo (1914, in piena Prima Guerra Mondiale), i due volti del Signore del Tempo dovranno decidere se andare avanti e accettare il cambiamento oppure morire, con il rischio di distruggere il tessuto della realtà...

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Il Dottore, che passione

Peter Capaldi è nato nel 1958, Steven Moffat nel 1961. Entrambi sono abbastanza anziani da aver vissuto in prima persona tutta la storia di Doctor Who, in onda dal 1963 (l'attore scozzese è un fan dichiarato della prima ora, mentre lo sceneggiatore, pur avendo seguito lo show dall'inizio, è diventato un cultore con l'arrivo del Terzo Dottore, Jon Pertwee). Col passare del tempo è stato soprattutto Moffat a trasformare la sua passione in un lavoro, prima con varie allusioni al mondo di Doctor Who in altri lavori (celeberrima la scena in Coupling dove un divano viene descritto come lo strumento ideale per difendersi dai Dalek), e poi con un approccio inaugurale in chiave parodistica, firmando nel 1999 lo sketch comico The Curse of Fatal Death, un corto dal contenuto ironicamente profetico (al termine della storia la tredicesima incarnazione del Dottore è una donna). Poi è arrivata la possibilità di lavorare alla serie vera e propria, e ad oggi Moffat è l'unico ad aver firmato almeno un episodio in ogni stagione del revival, prima sotto l'egida di Russell T. Davies e poi come showrunner.

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David Bradley in An Adventure in Space and Time

La sua è stata una gestione non priva di controversie, dal personaggio di Clara Oswald alle trame orizzontali ritenute un po' troppo cervellotiche, senza dimenticare la questione del limite delle rigenerazioni, di cui lui si è occupato tramite un retcon (l'introduzione del War Doctor, interpretato da John Hurt) e la risoluzione di un buco narrativo creato da Davies (il cliffhanger nel penultimo episodio della quarta stagione, dove David Tennant si trasformò in... se stesso). In mezzo a tutto questo è arrivato Capaldi nei panni di un Dottore volutamente anomalo: il dodicesimo volto ma la quattordicesima incarnazione, la prima di un nuovo ciclo di rigenerazioni, un'aberrazione che ha passato parecchio tempo a ritrovare la sua umanità. L'avevamo lasciato, alcuni mesi fa, in mezzo alla neve, pronto a morire pur di non doversi sottoporre all'ennesimo cambiamento di personalità, ed è lì che Moffat ha deciso di porre termine all'avventura insieme, ricollegandosi agli eventi dello storico episodio The Tenth Planet e reclutando David Bradley, già interprete di William Hartnell nel film An Adventure in Space and Time che racconta la genesi di Doctor Who, per prestare il volto al Primo Dottore.

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L'importanza dei ricordi

Doctor Who: Peter Capaldi in una scena dell'episodio The Doctor Falls

Prima di parlare nello specifico di Twice Upon a Time occorre precisare un dettaglio sulla genesi dell'episodio: inizialmente la gestione di Moffat doveva concludersi con il finale della decima stagione, ma siccome il successore Chris Chibnall non voleva iniziare il proprio operato con uno speciale natalizio lo showrunner uscente ha deciso di firmare ancora una puntata, per far sì che la serie non perdesse il suo consueto slot festivo. Siamo quindi al cospetto di un Christmas Special che, per sua natura, finisce inevitabilmente per sapere un po' di riempitivo, un'avventura extralarge costruita a tavolino per allungare il brodo in attesa della rigenerazione. Ma trattandosi di Moffat, la cui curatela dello show è sempre stata più filologica rispetto a quella di Davies (che ridusse al minimo i rimandi alla serie classica in modo da dare al revival un'identità propria), è un riempitivo che fa proprio del tempo in più il suo punto di forza.

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Doctor Who: Il Dottore e la sua nuova companion in una scena dell'episodio The Pilot

È un racconto anomalo, dove manca il classico antagonista (e la presenza di un Dalek ribelle non fa che rafforzare la teoria in base alla quale esiste un cavillo contrattuale per cui gli avversari più celebri devono per forza apparire ogni anno), e lo stesso Dottore ammette di non sapere veramente come comportarsi quando non ha a che fare con una minaccia. C'è una nobiltà dietro l'iniziativa della Testimonianza, che registra i ricordi delle persone in punto di morte e li preserva in appositi avatar di vetro, il che permette al Dottore di interagire un'ultima volta con Bill (e Nardole). Tutto l'episodio riflette sull'accettazione del passato per andare incontro al futuro, e in tal senso la scelta del Primo Dottore come compagno d'avventure per questa storia è assolutamente logica: pur avendo da ridire sul comportamento sessista della sua vecchia incarnazione, il Dodicesimo si rende conto dell'importanza delle esperienze accumulate nel corso di quattordici vite, ed è pronto per la quindicesima. Ma non prima di aver fatto temporaneamente felice il visitatore del 1914, il cui destino teoricamente infelice viene sospeso facendolo tornare sì sul campo di battaglia, ma durante la (vera) tregua natalizia che dà un sapore autentico alle atmosfere tipicamente fiabesche delle storie di Moffat.

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Dal primo all'ultimo

Doctor Who: il terzo Dottore Jon Pertwee in una scena

Twice Upon a Time segna l'addio non solo di Moffat e Capaldi, ma anche (per ora) di Pearl Mackie, Matt Lucas e Jenna-Louise Coleman, quest'ultima tornata per un toccante saluto finale. Inoltre, si ipotizza su una possibile dipartita artistica del compositore Murray Gold (il che spiegherebbe il ritorno di temi musicali legati alle primissime annate della nuova serie), e non è detto che il nuovo showrunner continui ad ingaggiare Mark Gatiss. Lo speciale è pertanto anche un omaggio a tutta la storia di Doctor Who, a partire dall'uso filologico di materiale d'archivio di William Hartnell (preceduto dalla scritta "709 episodi fa") fino ad arrivare alla magnifica rivelazione sul Capitano, che scopriamo essere il nonno del Brigadiere Lethbridge-Stewart (un personaggio che proprio Moffat riuscì a riesumare in modo molto creativo per un ultimo saluto dopo la morte dell'attore Nicholas Courtney). Ed è alquanto azzeccato che una storia nata quasi all'ultimo si dilunghi sul concetto della rigenerazione, un escamotage nato nel 1966 quando Hartnell, arteriosclerotico e non più in grado di memorizzare le battute, fu costretto a lasciare la serie.

"Doctor, I let you go!"

Doctor Who: Peter Capaldi speciale natalizio The Time of the Doctor

Avendo fatto pace con loro stessi, i due Dottori vanno incontro al loro destino: Bradley si ritramuta in Hartnell per trasformarsi in Patrick Troughton (l'unica sequenza rimasta dell'episodio in questione), mentre Capaldi, come Tennant nel 2010, sprigiona un alone d'energia trattenuto talmente a lungo da avere conseguenze non piacevolissime per il TARDIS. Prima però il Dodicesimo Dottore lascia un messaggio al Tredicesimo, un monologo che è al contempo una dichiarazione d'intenti da parte di Moffat per Chibnall e la summa di tutto ciò che rende grande Doctor Who: "Non essere mai crudele, né un codardo", dice il Dottore, ricordando la promessa che anche il War Doctor mantenne nonostante tutto. "Ridi forte, corri veloce, e sii gentile", aggiunge il Signore del Tempo, citando anche il filosofo Bertrand Russell: "L'odio è sempre sciocco, l'amore è sempre saggio." E poi c'è il contributo personale dell'attore, che lo scorso anno rispose così alla domanda di un fan sul vero nome del Dottore: "I bambini possono sentirlo se i loro cuori, e le stelle, sono nel posto giusto." Capaldi è sempre stato un appassionato prima di tutto, e con questo ultimo discorso dichiara definitivamente il suo amore per questo universo, e il suo entusiasmo per ciò che verrà. Un futuro che noi, come lui, vedremo con occhi nuovi.

The Smoke: Jodie Whittaker nel settimo episodio della prima stagione

Nel 2013, quando il Dodicesimo Dottore fece un'apparizione a sorpresa nello speciale del cinquantenario, vedemmo solo un primissimo piano del suo volto, con particolare attenzione a uno sguardo determinato. Ed è sempre sugli occhi che si concentra la regista Rachel Talalay nell'inquadratura di transizione, dove Capaldi cede il posto a Jodie Whittaker, la prima donna ufficialmente incaricata di interpretare il Dottore. Per valutarla come si deve sarà necessario aspettare nove mesi circa, ma la reazione della nuova arrivata (una sola parola, "Brilliant!") promette uno spirito più avventuroso e ottimista, accostabile ai debutti di Tennant e Matt Smith. E proprio come l'Undicesimo Dottore, nato dopo una strenua resistenza all'idea di cambiare volto, anche il Tredicesimo ci lascia - per ora - in caduta libera verso la Terra, ma questa volta senza il TARDIS che, in fiamme, si smaterializza. Una vera e propria tabula rasa, a partire dalla quale Chibnall potrà reinventare per l'ennesima volta il concetto più malleabile nel mondo della serialità. Solo una certezza, la stessa da anni: il Dottore tornerà. Il Dodicesimo è "morto", viva il Tredicesimo!

Doctor Who: il Natale 2017 segna la fine di...
Max Borg
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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