Che Fra Leopoldo da Casamacchia sia un personaggio da manuale lo dice direttamente Silvio Orlando, guardando Pierfrancesco Favino, seduto accanto a Giovanni Veronesi. "Quello di Pier è un personaggio che può rimanere nella storia del cinema", confida Orlando, "avere una sceneggiatura così chiara e limpida è un dono del cielo, per restare in tema". Sottoscriviamo.
Quando abbiamo incontrato il regista e i due splendidi protagonisti di Dio Ride era settembre, e il film stava per essere presentato alla Mostra del Cinema di Venezia. Ora, finalmente il film "più politico" di Giovanni Veronesi esce al cinema. Al centro di Dio Ride c'è un fraticello sgrammaticato che, nel 1600 imperversato dalla peste, predica una religione meno dogmatica e più libera. Va da sé che una sfida del genere attirerà le ire del Vaticano.
Dio Ride: intervista a Pierfrancesco Favino, Giovanni Veronesi e Silvio Orlando
In effetti, Dio Ride ha il coraggio di parlare (letteralmente) guardando in faccia il potere. "Forse viene sottovalutata la capacità dell'arte di sfidare il potere", dichiara Favino a Movieplayer. "L'arte cerca la bellezza, è vero, ma si contrappone anche a un modo di vedere e di pensare. È centrale nel nostro film: c'è un personaggio che si contrappone a un pensiero comune. Ed è un tema attuale e urgente".
Per Giovanni Veronesi, "dire di no è una pratica che il popolo dovrebbe fare più spesso", perché "le guerre le fanno i soldati semplici, non i generali. Sparano per cause ideologiche inesistenti. Se avessero forza e consapevolezza di dire di no nessun leader politico non avrebbe possibilità di scatenare nessuna guerra".
Secondo Silvio Orlando il cinema, tra l'altro, ha la possibilità di diradare una certa nebbia mentale. "il cinema ha l'obbligo di occuparsi di quello che è utile alle persone. E tra queste cose c'è il rapporto con il potere, togliendo la nebbia dalla nostra testa".
Un film attuale
Dio Ride, oltre a essere il titolo più urgente e sincero di Veronesi, trova la sua forza nell'empatia e nel sentimento. "Ho fatto mia una frase, che forse ha detto Favino: Dio ride è un film a cuore aperto. Non ci sono filtri, né membrane che ci separano", spiega il regista, intanto che il mare di Venezia è scosso da una burrasca. "Sono stato sincero e dritto, andando in avanti. È la cosa più importante, negli altri film c'erano tante menzogne, ma in questo no".
Nel film c'è una frase emblematica e attuale: "a forza di star zitti la gente muore". Su questo spunto, Favino chiude dicendo che: "sono cresciuto con l'idea che per riuscire nelle cose bisogna avere una certa conoscenza. Dunque, per avere un'opinione reale e incisiva serve conoscenza, se poi basta gettare la propria opinione in mezzo alle altre si fa rumore e basta. Ecco, oggi c'è tanto rumore e le poche cose sensate che vengano dette spero arrivino da persone con una certa profondità".