Diciannove e l'audacia di Giovanni Tortorici: "Racconto la realtà attraverso la sublimazione"

Il linguaggio, Dante Alighieri e l'immaturità: la nostra intervista al regista rivelazione di Venezia 81, arrivato in sala con il suo notevole film d'esordio.

Tortorici sul set di Diciannove

Il valore del linguaggio, parlato, scritto, pensato. E un film di forte rottura. Ve lo avevamo già detto durante Venezia 81, dove era stato presentato in sezione Orizzonti: Diciannove di Giovanni Tortorici è un'opera prima di grande forza e di grande impatto. Il miglior film italiano visto nel 2024 al Lido, arrivato ora in sala, pronto per un lungo cammino. La storia? Semplice: l'analisi e l'indagine di Leonardo, diciannove anni, che si scontra e si confronta con lo studio, l'università e la sua idea - a volte rigida - di cosa sia la letteratura. Leo, sfugge da Londra e arriva a Siena. Studente fuori-sede, indolente, a volte nevrotico, legato a Dante e Cavalcanti. Ad interpretare il protagonista un altro esordiente, Manfredi Marini. Con lui anche Dana Giuliano, Vittorio Planeta, Zackari Delmas e Maria Pia Ferlazzo.

Diciannove: intervista a Giovanni Tortorici

Diciannove Manfredi Marini In Un Primo Piano
Manfredi Marini è Leonardo in Diciannove

Un film di contrasto, sfrontato, audace (ve lo avevamo raccontato nella nostra recensione). "Volevamo raccontare ciò che accade nella vita quotidiana di un ragazzo. Momenti non memorabili, ma indicativi della sua intimità", spiega Tortorici, palermitano, classe 1996, già assistente di Guadagino sul set di We Are Who We Are. Per il regista, Leonardo è "incapace di adattarsi allo stile di vita degli altri. È un modo di evitare le delusioni. È immaturo ma anche sofferente".

Come detto, Diciannove esalta il valore del linguaggio, che sia immaginifico o narrativo. "Un parallelismo tra il linguaggio visivo e scritto c'è", ci conferma Tortorici, che abbiamo intervistato proprio durante la Mostra del Cinema di Venezia. "Il linguaggio per il protagonista è qualcosa in cui nascondersi, deviando impulsi vitali e conflittuali. Un elemento di sublimazione".

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Sul filo dell'ironia

Un altro elemento fondante di Diciannove è l'ironia. Per il regista, "la vita ha una componente comica, in tutti i suoi aspetti", e prosegue, "se vuoi raccontare la realtà e l'autenticità devi passare attraverso l'ironia". A tal proposito, ci dice Tortorici, "Ho cercato di rispecchiare gli aspetti della vita reale. Tra ambivalenza e ambiguità. È vero, c'è la poesia, e c'è Dante Alighieri, ma è anche agganciato alla contemporaneità".

Diciannove Un Momento Del Film
Una scena di Diciannove

La riflessione che arriva da Diciannove si fonde con l'istintività e con l'anti-conformismo, ma anche con l'elemento, oggi attuale, della zona di confort. In questo caso, per Leonardo, il porto sicuro è la letteratura. "Il protagonista comprime i suoi istinti, trovando una casa dentro la letteratura. Qualcosa che facciamo tutti: cercare qualcosa in cui poter sfogare i nostri istinti", racconta Tortorici. "Freud lo diceva, abbiamo tanti istinti, anche violenti, nel contesto della civiltà. Poi, li deviamo in qualche cosa di diverso. Forse Leonardo lo fa in modo patologico".

Ambientato nel 2009, quando gli smartphone non erano la nostra ossessione e si comunicava ancora con gli sms, Diciannove può essere considerato una sorta di film neorealista. Tuttavia, "Rispetto al Neorealismo, ci sono più influenze contemporanea al suo interno", spiega l'autore. "E quindi anche gli altri riferimenti sono di vario genere, con un approccio moderno. Ma c'è una vicinanza al Neorealismo nel mio sguardo verso il reale".