Da sempre il cinema e la TV sono fatti di opere nelle quali la contaminazione di generi offre allo spettatore storie ricche e avvincenti. Non è purtroppo questo il caso di Deseo, il lungometraje disponibile su Netflix che tenta di fondere le dinamiche da soap opera con il thriller erotico e il dramma. Una combinazione di generi già di per sé bizzarra ma che sta prendendo sempre più piede, specialmente sulle piattaforme streaming, attraverso storie leggere e stuzzicanti, perfette per passare una serata sul divano senza troppe pretese.
Per questo scopo, l'opera prima di Teresa Simone sembrava avere tutte le carte in regola per rivelarsi un intrattenimento puro: pochissimo contenuto, idee ridotte all'essenziale, ma un'esca efficace per quel desiderio voyeuristico di godere di trame spicy capaci di far staccare la spina dalla routine quotidiana. Niente di male in tutto questo; il problema reale è che il film fallisce purtroppo anche sul piano della pura sensualità.
Deseo: un matrimonio in crisi
La trama è semplice e lineare. Lucero è una donna di Città del Messico che sembra avere tutto dalla vita: un lavoro di successo, un matrimonio stabile e due figli affettuosi. Le apparenze, però, ingannano: la passione tra lei e il marito si è assopita da tempo, lasciando entrambi insoddisfatti. La situazione si complica quando nella piscina sportiva di loro proprietà arriva Matías, un nuovo insegnante di nuoto ed ex atleta olimpico spagnolo. Il giovane intraprende con Lucero una bollente relazione nella quale i confini tra piacere e ossessione si fanno via via più labili, fino a quando l'atleta non inizia a mostrare un atteggiamento molesto e intimidatorio.
Stereotipi ed esitazioni: una sceneggiatura che non decolla
Sesso, intrighi e tradimenti rappresentano una combinazione classica per questo genere di narrazioni: tre elementi con cui andare sul sicuro che, se ben dosati, possono dare vita a un racconto divertente e ritmato. Peccato che uno dei difetti principali del film risieda proprio nel mancato equilibrio. La sceneggiatura appare in più momenti incerta: arranca sulle svolte di trama e si perde in lunghi dialoghi e sguardi che dilatano fino allo sfinimento vicende e situazioni.
La spiccata prevedibilità e una tensione che non riesce mai a esplodere affliggono l'intera pellicola, impedendole di decollare. È davvero difficile immedesimarsi in personaggi che si riducono a vistosi stereotipi: la moglie fedifraga, il marito indeciso e passivo, il belloccio di turno trasfigurato in oggetto del desiderio. Tutti rimangono imbrigliati nei propri schemi, privi di qualsivoglia approfondimento psicologico. Inoltre, la chimica tra Ludwika Paleta e Óscar Casas (interpreti di Lucero e Matías) è praticamente inesistente, rendendo persino le scene di sesso prive della giusta carica emotiva e sensuale.
Promesse non mantenute
Lo scarso coinvolgimento nelle sequenze più intime è da imputare, probabilmente, anche a una regia ancora acerba, che spesso si perde in inquadrature confusionarie per poi ritrovare un certo rigore formale solo nei momenti in cui la narrazione si concede lunghe pause. Nonostante un'ambientazione potenzialmente intrigante come quella dell'alta borghesia messicana, Deseo non riesce a conquistare né con la storia né con le immagini. Il film finisce così per incasellarsi tra i tanti titoli fotocopia che affollano il catalogo Netflix: produzioni disimpegnate che non richiedono particolare sforzo di attenzione ma che, al tempo stesso, deludono per una serie di promesse di intrattenimento che non vengono mantenute.
Conclusioni
Deseo fallisce nell'obiettivo minimo di offrire un intrattenimento disimpegnato e senza pretese. Nonostante le premesse da thriller erotico, contaminato da dinamiche da soap opera, la pellicola soffre di una serie di difetti strutturali: la sceneggiatura appare incerta e prevedibile e non è mai in grado di generare una reale tensione. A questo si aggiunge la piattezza dei protagonisti, ridotti a semplici stereotipi privi di approfondimento psicologico, e una totale assenza di chimica tra i due interpreti principali. Con una regia ancora acerba e disordinata, il film finisce per incasellarsi tra le tante produzioni fotocopia del catalogo Netflix, deludendo le aspettative.
Perché ci piace
- La narrazione dell'alta borghesia messicana.
Cosa non va
- Una sceneggiatura con poco equilibrio.
- Protagonisti con poco feeling, piatti e ridotti a stereotipi.
- Una regia ancora acerba e discontinua.