Dei

2018, Drammatico

Dei: la gioventù sospesa tra caos e bellezza

L'esordio alla regia di Cosimo Terlizzi, prodotto da Riccardo Scamarcio, è un tortuoso racconto di formazione in cui miseria e incanto si intrecciano di continuo. Un film con qualche intuizione visiva, ma assai acerbo sul piano della scrittura.

Dei: Luigi Catani in una scena del film

Una vita di giorno. Un'altra di notte. Questa volta, però, non è roba da supereroi, ma un racconto dove la normalità regna sovrana. Forse troppo. Martino ha 17 anni, una faccia da bravo ragazzo su un corpo esile, e vive scisso, quasi dilaniato da perenni opposti che scandiscono il suo quotidiano. Lui che vive nelle campagne pugliesi ma fugge in città (a Bari) appena può, lui che passa le notti a rovistare tra i rottami assieme ad un padre severo, alla ricerca di ferraglie da rivendere, e poi di giorno cerca rifugio e conforto tra i banchi dell'università. Vive la miseria e sogna la bellezza, il buon Martino, in perenne equilibrio tra il caos e l'ordine, il balordo e il bello. Mentre il nucleo familiare gli appare sempre più asfissiante e poco comprensivo, il ragazzo incontra un gruppo di amici molto affiatato, microcosmo spensierato dove convivono musica, sesso e domande esistenziali.

Che fare? Rimanere legato al proprio nido o spiccare il volo da soli? Cercare il bello nella Natura o cedere al fascino della trasgressione giovanile? Sin dal titolo Dei sembra quasi una preghiera laica, un modo per appellarsi a qualcuno più in alto di noi a cui rivolgere dilemmi e dubbi inestricabili. Completamente dedicato al divenire del suo protagonista, l'esordio alla regia di Cosimo Terlizzi, prodotto da Riccardo Scamarcio, è un tortuoso racconto di formazione in cui miseria e incanto si intrecciano di continuo. Un film in cui gli spazi e l'ambientazione giocano un ruolo fondamentale, ma dove la scrittura non sostiene un'opera dal retrogusto ancora acerbo.

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Martino, my love

Dei: Andrea Piccirillo, Angela Curri e Matthieu Dessertine in una scena del film

Un ragazzo in campagna, seduto ad osservare un ovino. Sembra una scena comune e priva di peso, ma non è così. Perché è davvero assai curioso come Dei, girato due anni fa nel corso di 5 settimane di riprese, abbia dentro di sé una sequenza assai simile ad una apprezzata in Mektoub, My Love: Canto Uno di Abdellatif Kechiche. Stessa situazione. Stessi protagonisti. Un'epifania rurale che riconcilia con la vita e che, anche solo per un attimo, mette un po' di quiete all'interno di animi inquieti e in perenne ricerca. Evocativo più che narrativo, il cinema di Terlizzi aspira alla fluidità spontanea e naturale di quello del regista tunisino, del quale riprende una certa morbosità per i corpi in scena, l'abitudine di insistere sui primi piani degli attori e la volontà di ispezionare i turbamenti adolescenziali. Nonostante una grande abilità nella messa in scena, Dei non pecca tanto di una storia sfilacciata ed evanescente, ma di una scrittura troppo artefatta per emozionare, troppo didascalica per risultare evocativa come dovrebbe e vorrebbe. Peccato, perché il subbuglio emotivo di Martino, con le sue delusioni e le sue curiosità, scomoda un'inquietudine con cui sarebbe facile empatizzare.

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Ordine e caos

Dei: Andrea Arcangeli e Martina Catalfamo in una scena del film

Affidato ad una storia poco lineare, che vive di squarci estemporanei, Dei sovraccarica i luoghi di un senso ben preciso. La campagna è il regno apollineo della quiete, dell'armonia e della bellezza; la città è il sottobosco dionisiaco del caos e del disordine. Così Bari si oppone in maniera netta alla semplicità campestre, dove le nonne piangono per gli ulivi estirpati e le madri sopportano mariti infedeli, e diventa un contesto abitato da giovani annoiati, che si trascinano senza essere alimentati da passioni autentiche. Terlizzi spinge il suo protagonista dagli occhi languidi ad alzare lo sguardo verso il cielo alla ricerca di una rivelazione salvifica, trovando nella Luna che si allontana dalla Terra un esempio per lasciarsi alle spalle vincoli familiari e trovare la propria strada. Il tutto raccontato con qualche sequenza onirica che ci è parsa troppo scollata dal tessuto narrativo. Coraggioso nel suo amore per le suggestioni, Dei è un esordio promettente per sensibilità e cura registica, minacciato da una sceneggiatura troppo sconnessa ed evanescente per rendere la vita di Martino toccante come meriterebbe.

Dei: la gioventù sospesa tra caos e bellezza
Giuseppe Grossi
Redattore
2.5 2.5
Cinecittà World
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