Citation, la recensione del film Netflix: quando non bastano le buone intenzioni

La recensione di Citation, film Netflix del regista nigeriano Kunle Afolayan: una storia di abusi sessuali nell'ambiente accademico, ma il risultato è una totale delusione.

RECENSIONE di 07/11/2020
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Citation: Temi Otedola in un'immagine

Oggetto della nostra recensione di Citation è il film drammatico del regista nigeriano Kunle Afolayan, distribuito in tutto il mondo attraverso il catalogo di Netflix. Se da un lato è encomiabile che un contenitore tanto popolare offra a un vasto pubblico l'opportunità di accedere a pellicole realizzate in parti del mondo che di solito rimangono tagliate fuori dal mercato cinematografico, la sensazione è che un prodotto come Citation non offra però un buon servizio alla causa: difficile che un film tanto fiacco, convenzionale e generico possa attirare una certa attenzione, o instillare negli spettatori una maggiore curiosità rispetto alle voci del cinema africano.

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Citation: Ini Edo sul set

Recitato in parte nelle lingue wolof e yoruba, in parte in francese e nella "lingua dell'accademia" per eccellenza, l'inglese (un multilinguismo interessante sulla carta, ma che non va troppo a favore degli interpreti), Citation si sviluppa attorno al personaggio di Moremi (Temi Otedola), studentessa di scienze politiche in procinto di laurearsi presso l'Obafemi Awolowo University, e al rapporto fra la ragazza e un nuovo docente della facoltà, il carismatico professor Lucien N'Dyare (Jimmy Jean-Louis). Le prime scene del film, tuttavia, già rivelano l'esito di tale rapporto: un'accusa di molestie sessuali e di tentato stupro lanciata da Moremi nei confronti del docente, e portata all'attenzione di una commissione disciplinare interna all'università stessa.

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Citation: un'immagine di Temi Otedola

Se dunque l'intero racconto procede mediante analessi, ripercorrendo l'impatto del professor N'Dyare sulle vite dei suoi studenti, la sceneggiatura di Tunde Babalola non lascia spazio a dubbi o ad alcun tipo di suspense: la direzione della vicenda appare inequivocabile fin dalle prime battute, e Kunle Afolayan non si adopera minimamente a spiazzare le attese dello spettatore. Tali attese, piuttosto, vengono esasperate ben oltre il limite: Citation raggiunge una durata complessiva di due ore e mezza, e un minutaggio così ambizioso non appare in alcun modo giustificato né dalla materia narrativa, né dall'approccio adottato. Ma purtroppo il montaggio di Laja Adebayo costituisce uno dei talloni d'Achille del film, con scene di scarsa rilevanza che si prolungano ben oltre il dovuto o di cui si fatica a individuare una ragion d'essere (incluso l'inutile prologo).

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Citation: una foto dal set

Ma i problemi di ritmo non sono l'unico, né il maggiore difetto di un'opera costantemente indecisa sul tono da mantenere, con i suoi repentini passaggi dalla leggerezza delle prime sequenze alle convenzioni del dramma processuale, compresa una parentesi da thriller investigativo - Moremi si improvvisa detective per indagare sul passato di N'Dyare - che appare come la più banale delle scorciatoie in vista dell'epilogo. Perfino il ritratto dello stupratore, Lucien N'Dyare, manca di una reale coerenza: la sua trasformazione da docente solare, competente e appassionato a uomo violento e senza scrupoli, pronto ad abusare del proprio potere, è di una rapidità impressionante, e somiglia più che altro a un mero espediente per scioccare il pubblico. Sorvolando sull'invadenza della colonna sonora o sul programmatico didascalismo di molti dialoghi, neppure gli attori sembrano avere le spalle sufficientemente solide per reggere il peso di personaggi già in partenza scolpiti con l'accetta: una debolezza non da poco per una pellicola che procede a fatica per accumulo di cliché, verso l'epilogo più fiacco e scontato possibile.

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Conclusioni

Come sarà emerso in questa recensione di Citation, il film di Kunle Afolayan sconta il più grande handicap di molte fra le cosiddette “opere a tesi”: le buone intenzioni del messaggio prendono da subito il sopravvento su qualunque ipotesi di profondità narrativa o di complessità morale. Citation ha, in sostanza, le caratteristiche del pamphlet: il suo intento, vale a dire la critica di certi meccanismi coercitivi che favoriscono un clima di abusi e di omertà, sarà pure sacrosanto, ma sotto un profilo narrativo e cinematografico le sue modalità di “difendere le causa” risultano del tutto prive di interesse.

Movieplayer.it

2.0/5

Voto medio

2.2/5

Perché ci piace

  • La bontà e l’urgenza del messaggio del film, con una dura denuncia di comportamenti di tipo predatorio.

Cosa non va

  • Una narrazione priva di reale mordente e dell’adeguata profondità, ma che fa leva unicamente su convenzioni e stereotipi.
  • La recitazione talvolta poco efficace di vari interpreti, non favorita fra l’altro dal multilinguismo della sceneggiatura.
  • Una parte conclusiva che sembra scritta con il Bignami dei film sugli abusi sessuali.
  • Un montaggio che compromette su tutta la linea il ritmo di un racconto prolisso e annacquato.