Cell Block 99 - Nessuno può fermarmi

2017, Azione

Cell Block 99, parla Udo Kier: “All’inizio non volevo fare il film!”

In occasione dell'uscita in home video del violento thriller di S. Craig Zahler, abbiamo intervistato il noto attore tedesco, interprete di uno dei cattivi.

È stato uno degli eventi dell'edizione 2017 della Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia: la proiezione di mezzanotte di Cell Block 99 - Nessuno può fermarmi, opera seconda di S. Craig Zahler, regista fattosi notare nel 2015 con il violento western Bone Tomahawk e qui alle prese con altri scenari brutali, questa volta in ambito carcerario. La pellicola è dominata dalla performance intensa e spiazzante di Vince Vaughn, scritturato in un raro ruolo drammatico, e tra i suoi avversari ce n'è uno con le fattezze di Udo Kier, apprezzato caratterista tedesco che nel corso degli anni ha impreziosito i film di Dario Argento, Rainer Werner Fassbinder e Lars von Trier, per citare solo alcuni nomi. Abbiamo parlato con lui al telefono in occasione dell'uscita in home video di Cell Block 99, in vendita dal 18 aprile e distribuito da Univeral Pictures Home Entertainment.

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Un ruolo violento

Brawl in Cell Block 99: Vince Vaughn in un momento del film

Qual è stata la tua prima reazione quando hai letto la sceneggiatura?

Ho pensato che non avrei fatto il film. Il testo era talmente brutale, quindi ho parlato con il regista in termini di come sarei stato diretto. Tu hai visto il film?

Sì, l'ho visto.

Allora sai esattamente a cosa mi riferisco. [N.B. il resto della risposta contiene spoiler] Potevo recitare nel film solo interpretando il personaggio in modo calmo, anche mentre dice quelle cose orribili su cosa succederà alla moglie e al figlio non ancora nato del protagonista se lui non collabora. E ha funzionato: ho visto il film con il pubblico al Festival di Toronto, a mezzanotte, e durante la mia prima scena gli spettatori erano disgustati, mentre alla fine, quando vengo ucciso, esultavano.

Brawl in Cell Block 99: Don Johnson e Vince Vaughn in una scena del film

Il tuo personaggio è identificato nei titoli di coda come "The Placid Man", l'uomo calmo. Si chiamava così dall'inizio, o il nome è stato aggiunto dopo?

Era il suo nome fin dal principio. S. Craig Zahler è un ottimo regista, ho fatto altri due film con lui, uno che ha diretto dove recitano anche Vince Vaughn e Mel Gibson, e uno che ha scritto e prodotto, è il remake di Puppetmaster, e io interpreto il burattinaio. È una persona deliziosa, e lavorerò con lui ogni volta che mi sarà chiesto. Ho solo esitato all'inizio per questo film, perché i dialoghi del mio personaggio erano molto forti. Mi ha colpito molto anche l'interpretazione di Vince, che siamo abituati a vedere in ruoli comici.

Il film ha una struttura insolita: inizia in modo abbastanza tranquillo, poi col passare del tempo, e più precisamente da quando appare il tuo personaggio, la violenza aumenta esponenzialmente. Cos'hai provato al riguardo, sia leggendo la sceneggiatura che vedendo il film finito?

È stata un'esperienza piacevole. A volte capita che la sceneggiatura sia molto bella e il film mediocre, o il contrario. Io non guardo mai i giornalieri, vado solo alla prima del film per vedere la reazione del pubblico, che è molto importante.

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Una carriera da antagonista

Berlino 2018: Udo Kier sul red carpet di Don't Worry, He Won't Get Far On Foot

Nei film americani interpreti spesso personaggi poco simpatici o apertamente malvagi. Qual è la tua tecnica per evitare che ciò diventi ripetitivo?

Per interpretare il diavolo bisogna essere un angelo, e Lucifero stesso era un angelo caduto. Nel privato sono l'esatto contrario dei miei personaggi, amo fare giardinaggio, cucinare, occuparmi di animali. Per film come Blade o Dracula cerca sangue di vergine e... morì di sete!, dove interpreto un personaggio di pura fantasia, ci sono molte varianti, e mi piace giocare con esse. Per la parte del cattivo non si può prendere un attore con un caratteraccio, non funziona mai. Prendi il lavoro fatto da Christoph Waltz in Bastardi senza gloria, per esempio: nella sua interpretazione si percepisce chiaramente la gioia, il divertimento, e il mio approccio è lo stesso. Mi piace fare il cattivo.

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Un sexy Wesley Snipes in una scena del film 'Blade'

Hai menzionato Blade, di cui si festeggia il ventesimo anniversario. Quel film è uscito in un periodo in cui le storie di supereroi non andavano di moda al cinema. Se ti offrissero una parte in un cinecomic adesso, cosa diresti?

Se è un regista che mi piace, come Michael Bay con cui ho avuto modo di lavorare, accetterei senza problemi. L'unico difetto è che questi film tendono a dare più importanza alla tecnica, gli attori si divertono di meno rispetto ai film di genere che si facevano prima. Io sono della generazione che non aveva il fax o il cellulare, e adesso si possono girare film interi con il telefonino. Questo non vuol dire però che io sia contrario alle nuove tecnologie, pur avendo 73 anni. È l'esatto contrario, a me piacciono le nuove modalità espressive.

Direi di sì, considerando che hai recitato in Iron Sky, un film finanziato con il crowdfunding.

Esatto! Tra l'altro sono appena tornato dalla Cina, dove stiamo lavorando al terzo Iron Sky, intitolato The Ark. Io e Andy Garcia eravamo gli unici attori occidentali sul set. Hai visto Iron Sky 2?

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No, non ancora.

È molto più riuscito del primo. Interpreto lo stesso personaggio, ma anche suo fratello, e mi avrai sicuramente visto nel trailer, quando arrivo sulla Luna cavalcando un dinosauro e dico "Heil, Mutterfickers!". Mi sono divertito molto, e Timo Vuorensola è uno di quei registi con cui lavorerò ogni volta che ne ho la possibilità. Sono molto fortunato, ho lavorato con registi che sono incapaci di fare un brutto film: Wim Wenders, Werner Herzog, Gus Van Sant, Lars von Trier... i loro film possono non piacere, ma non sono brutti.

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Per chiudere, tornando a Cell Block 99, il tuo ruolo è molto breve, ma di grande impatto. Per l'interpretazione ti basi solo sulla sceneggiatura, o parli col regista delle origini e le motivazioni del personaggio?

Ne parlo con il regista, perché ho bisogno del suo aiuto per rendere memorabile un personaggio che appare poco nel film. Ti faccio un esempio: per Melancholia, Lars von Trier mi chiese come mi sarei comportato in una certa scena. Io gli risposi che farei un determinato gesto, lo feci e fu menzionato nella recensione di Variety. Per questo film ho capito subito che un approccio molto calmo era la soluzione giusta per la parte. Se sono il protagonista non mi preoccupo per queste cose, per i ruoli brevi invece ho bisogno di fare in modo che il pubblico si ricordi di me.

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