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Cell 213 - La dannazione, la recensione: un horror tra le mura del carcere

La recensione di Cell 213 - La dannazione, film horror d'ambientazione carceraria dove il protagonista è vittima di inquietanti allucinazioni, stasera su Mediaset Italia 2 in prima tv.

Cell 213 - La dannazione, la recensione: un horror tra le mura del carcere

L'avvocato Michael Grey è solito usare metodi poco "puliti" per far volgere i casi in tribunale a proprio favore. Una delle ultime udienze si è conclusa con un rinvio in quanto il testimone dell'accusa è stato minacciato da uno scagnozzo da lui assoldato, favorendo così l'imminente assoluzione del suo assistito.

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Cell 213 - La dannazione: un'immagine

Come vi raccontiamo nella recensione di Cell 213 - La dannazione, Michael è ora alle prese con un nuovo incarico, relativo alla difesa di un assassino che si trova già rinchiuso in una prigione di massima sicurezza, il South River State Penitentiary, gestita dall'enigmatico direttore Warden. Durante il colloquio con il criminale ha luogo un evento imprevisto e la penna dell'avvocato viene usata come arma per suicidarsi da parte del carcerato - il quale aveva già confessato il suo orrendo crimine - ma in quanto unica persona presente nella stanza Michael viene ritenuto colpevole di omicidio e susseguentemente condannato all'ergastolo. Ergastolo da scontare nella medesima cella della vittima, quella camera 213 dentro alla quale si nasconde un inquietante mistero...

Di cella in cella

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Cell 213 - La dannazione: un'inquadratura del film

Soltanto qualche tempo prima lo spagnolo Cella 211 (2009) aveva ridato nuova linfa al filone delle pellicole carcerarie, proponendo un violento e accattivante aggiornamento del genere sin da subito in odore di cult. Due anni più tardi si tenta un'operazione simile nel titolo e nell'ambientazione, ma incentrata su tematiche più prettamente affini all'horror: come già sottolineato dal titolo, in Cell 213 - La dannazione il carcere altro non è che il campo di battaglia per l'ennesima, sempiterna, lotta tra il Bene e il Male. Sin da subito l'impressione è quella di ritrovarsi davanti ad una produzione uscita sul finire degli anni Novanta, sia per ciò che concerne lo stile fotografico - con un mix tra colori spenti e accesi a seconda degli umori e di quanto sta per avvenire in scena - che per la gestione della storia e dei personaggi, lontani da quel tocco alla James Wan o Jason Blum che ha caratterizzato il settore nell'ultimo decennio.

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Nel cuore dell'inferno

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Cell 213 - La dannazione: un momento del film

In certi passaggi traspare perciò un sentore parzialmente nostalgico, con il progressivo svelamento del mistero riguardante il penitenziario e i segreti in esso contenuti che riesce a mantenere alta l'attenzione e la tensione fino al colpo di scena finale, con tanto di rivelazione pseudo-biblica su una delle figure principali del racconto. Peccato che nel corso dei cento minuti di visione insieme ai succitati punti di forza se ne evidenzino altrettanti di debolezza, a cominciare da una gestione non sempre convinta e convincente di alcuni dei personaggi secondari fino ad una manciata di situazioni che forzano eccessivamente la mano al racconto. Dalla tanatofobia, ovvero la paura compulsiva di morire da un momento all'altro, alla scelta di mandare il malcapitato protagonista a prestare servizio nell'obitorio carcerario fino ancora al fatto che questi sia stato venduto sessualmente a un compagno di galera, Cell 213 - La dannazione rischia di mettere troppa carne al fuoco salvo poi risolvere i nodi cardine con un semplice "perché sì", senza reali spiegazioni sul perché di quanto sia realmente accaduto.

Questione d'atmosfera

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Cell 213 - La dannazione: un''inquadratura

A tratti sembra quasi di trovarsi di fronte ad una sbiadita copia del Gothika (2003) di Mathieu Kassovitz, film eccessivamente spernacchiato da pubblico e critica ai tempi della sua uscita: anche in questo caso abbiamo un gioco delle parti, con il protagonista avvocato che si ritrova dall'altra parte della barricata: da dover giudicare ad essere giudicato, legge del contrappasso qui sfumata solo in certe declinazioni superficiali. Certo l'acerbo Eric Balfour - in un cast dove brillano i comprimari di Michael Rooker e Bruce Greenwood - non è Halle Berry e l'appena diligente regia di Stephen Kay non ha nulla a che vedere con quella imperfetta ma visionaria del collega francese e anche il budget per gli effetti speciali è assai ridotto. Cell 213 - La dannazione risulta ad ogni modo una visione indolore, dedicata in particolar modo agli onnivori dell'horror carcerario che qui troveranno pane per i propri denti.

Conclusioni

Un giovane avvocato, con pochi scrupoli quando si tratta di vincere una causa, viene condannato per l'omicidio di uno dei suoi assistiti, avvenuto in circostanze misteriose durante un colloquio in carcere. Carcere dove si trova ora lui rinchiuso e nel quale scoprirà inquietanti segreti che metteranno a serio repentaglio la sua salute fisica e mentale. Come vi abbiamo raccontato nella recensione di Cell 213 - La dannazione, questo direct-to-video horror ha alcuni buoni spunti ma soffre di altrettante ingenuità, sia narrative che stilistiche, riuscendo comunque a mantenere costante l'interesse e la curiosità del pubblico fino a quella rivelazione finale che pone il tutto sotto un'altra ottica.

Movieplayer.it
2.5/5
Voto medio
4.2/5

Perché ci piace

  • Un'atmosfera a tratti riuscita.
  • La storia ha sia spunti discreti...

Cosa non va

  • ...sia evidenti, evitabili, ingenuità.
  • Una regia e un protagonista anonimi.