Canneseries: Michelle Dockery tra la compostezza di Downton Abbey e la violenza di Godless

Ospite della prima edizione dell'evento francese, l'attrice, nota soprattutto per il ruolo di Lady Mary, ha tenuto una masterclass in cui ha raccontato gli esordi di una carriera segnata da donne complesse.

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Un timido raggio di sole in una grigia Cannes. L'arrivo di Michelle Dockery è lontano dalla prorompenza delle star e dal chiasso fragoroso, perché ha il fascino discreto di una bellezza d'altri tempi. Incedere leggiadro e una classe naturale, spontanea, forse adottata tra i rigidi costumi della serie che l'ha resa celebre in tutto il mondo. Nota soprattutto come la sorella maggiore di Downton Abbey, Dockery apre una giornata plumbea di Canneseries con una masterclass che ha il sapore di una chiacchierata naturale, semplice come Michelle. Un volto che sembra uscito da un dipinto antico, una presenza scenica fragile e forte allo stesso tempo, non a caso prestati a film e serie tv spesso ambientate nel passato, tra Ottocento e primi del Novecento. Però, ingabbiarla dentro il ricordo esclusivo della celebre Lady Mary sarebbe un errore fatale, scongiurato da altri ruoli in cui Dockery ha mostrato una femminilità più letale e aggressiva.

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L'incontro di Cannes è stato segnato dal desiderio di cercare e trovare punti di contatto tra i suoi personaggi, anche quando sembrano agli antipodi. Sicuramente, alla base di tutto, c'è la passione di un'attrice grata al suo mestiere e abile nell'adattare la recitazione tra palcoscenici, piccoli e grandi schermi. Consapevole che ogni grande successo porta con sé il rischio del marchio a fuoco, Dockery ricorda Downton Abbey con affetto, ma ci è sembrata felice di allargare i suoi orizzonti anche oltre le quattro mura della mitica magione anglosassone. Lì fuori c'è un'attrice innamorata della complessità femminile.

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Dal palco all'abazia

Downton Abbey: Michelle Dockery nello speciale natalizio 2011

La masterclass di questa prima edizione di Canneseries si tiene su un piccolo palco. Un luogo dove Dockery si muove con estrema disinvoltura. Il teatro, infatti, è stata la culla artistica in cui l'attrice londinese ha mosso i primi passi di una carriera piena di sipari aperti. Ripensando ai suoi esordi, Dockery ha detto: "Credo di impersonare qualcuno sin da quando sono piccola, perché ho capito molto presto cosa volessi fare nella vira. A livello artistico ho una formazione classica e teatrale, molto lontana dall'impostazione televisiva. Il teatro mi ha insegnato a fare tutto, a cantare, a ballare. Per questo è stato fondamentale per la mia educazione artistica. Lo studio e gli anni passati al National Theatre di Londra mi hanno fatto capire che essere parte di una squadra è la chiave di tutto, che il lavoro di squadra viene prima di quello del singolo. È un concetto che ho portato con me sempre, anche in altri contesti e in altri lavori. Comunque, se proprio devo individuare un periodo preciso, credo che avessi 16 anni quando capii che la recitazione sarebbe stata la mia professione. Il teatro mi ha segnato così tanto che, dopo essermi dedicata per anni alla televisione, ritornare sul palco è stato terrificante. Per fortuna, nel corso della mia carriera, ho sempre avuto un grande punto di riferimento, ovvero Lesley Manville, che mi ha sempre dato consigli preziosi e fatto capire il funzionamento dell'industria".

Downton Abbey: Michelle Dockery in una scena della serie

Arriva l'inevitabile momento di Downton Abbey, ovvero una delle serie tv britanniche più apprezzata da critica e pubblico, dove la carismatica Michelle veste i panni della combattuta Lady Mary. Un'esperienza televisiva che le ha fatto conoscere un successo e una visibilità forse inaspettati: "Downton Abbey resta un'esperienza assolutamente incredibile. Lessi la sceneggiatura dei primi due episodi e ne rimasi conquistata. Ricordo anche che all'audizione ero molto nervosa e che, dopo essere rimasta senza parola per essere stata scelta, accettai la parte senza alcuna esitazione. Il resto è storia della tv, ormai. Ho subito provato una forte empatia nei confronti della mia Lady Mary, ho apprezzato la sua crescita e la sua evoluzione durante il corso dello show.

Downton Abbey: Dan Stevens e Michelle Dockery in una scena della serie

Si tratta di un personaggio che è cresciuto molto più di quanto mi aspettassi. Per renderla al meglio, ho trovato ispirazione nel personaggio di Kristin Scott Thomas in Gosford Park. Per certi versi ho sempre pensato a Mary come ad una versione giovane di quel personaggio. La forza del mio ruolo è nel rapporto mai banale con le sue sorelle, sulla sua capacità di mostrarsi in un modo e di essere molto diversa da quella facciata. A dire il vero, se Mary fosse stata semplice e simpatica forse non mi sarebbe piaciuta così tanto. L'ho amata proprio per la sua complessità. Quando ho capito il successo della serie? Una mattina sono uscita per comprare il latte, e ho notato che le nostre facce erano su tre quotidiani diversi. Il segreto di questo successo? Credo che Downton Abbey abbia il merito di raccontare qualcosa di nuovo pur rimanendo sempre familiare agli occhi del pubblico".

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Cambiare pelle

Good Behavior: una foto promozionale di Michelle Dockery e Juan Diego Botto

C'è un dettaglio di Michelle Dockery che ha colpito il nostro sguardo. Durante la proiezione di alcune sequenze dei suoi show non rimaneva lì a riguardarsi. Preferiva posare lo sguardo altrove, distogliere i suoi occhi dallo schermo con timidezza, priva di qualsiasi vanità. Succede soprattutto mentre guardiamo le immagini di Good Behavior, serie americana giunta alla sua seconda stagione. Sul suo lavoro oltreoceano Dockery ha ammesso: "Qui interpreto una donna truffatrice, tossicodipendente e alcolizzata. Capite bene che si tratta di qualcosa di completamente diverso rispetto al mio personaggio di Downton Abbey, e questo aspetto mi è piaciuto subito, anzi, mi è anche servito per togliermi di dosso quel ruolo. Good Behavior è una specie di Bonnie & Clide moderno, una serie ironica sin dal titolo. Avevo bisogno di un personaggio così brillante e sensuale, divertente e cangiante. Lei cambia identità di continuo, per cui è stato come recitare un personaggio nel personaggio. Grazie ai vari cambi di look di questa identità in tumulto, ho dovuto anche lavorare molto sull'accento, che è un aspetto che mi affascina sempre nel mio lavoro. L'esperienza sul set americano è stata particolare, perché è stato come ritrovarmi dentro un immaginario vissuto solo nei panni di spettatrice. Il metodo di lavoro non è molto diverso da quello inglese, però sui set c'è una differenza sostanziale: il cibo. Caramelle, dolci, biscotti. Lì potevi avere tutto quello che volevi, per cui ero molto tentata. Ad ogni modo Good Behavior è stata un'esperienza molto arricchente".

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Rivoluzione western

Godless: Michelle Dockery in una foto della serie

È stata una delle serie Netflix più apprezzate dello scorso anno, per cura registica, interpretazioni, dialoghi (taglienti) e soprattutto per la capacità di ribaltare uno storico stereotipo: il ruolo marginale della donna all'interno dei western. Un anno dopo Westworld, che in realtà è solo un western di facciata, Godless ha raccontato un'epica di frontiera al femminile con uno sguardo corale disincantato. Le redini di questa piccola, grande rivoluzione televisiva erano anche nelle mani della sua Alice Fletcher, un ruolo che Dockery ricorda così: "Godless è stata senza ombra di dubbio la più eccitante esperienza lavorativa della mia vita. Inizialmente la serie era stata concepita come un film, e ricordo di essere rimasta senza fiato nel leggere la sceneggiatura. Anche Alice è un personaggio in crescita. Ho adorato la sua capacità di adattarsi, di adeguarsi agli imprevisti della vita. Lei non si aspettava l'esistenza che le è stata riservata, non poteva immaginarla così difficoltosa, sofferta e piena di traumi. La sua forza sta proprio nel resistere ad ogni difficoltà. La serie mi ha affascinato molto per questa empatia tra donne, qualcosa di molto insolito all'interno di un genere molto strutturato come il western. Per questo Godless è stato un lavoro davvero speciale per me, anche perché ho impugnato per la prima volta una pistola, ho lavorato tantissimo sul dialetto e il New Mexico mi ha fatto davvero sentire all'interno di quell'epoca". Infine, dopo aver consigliato ad ogni attore di non prendersi mai troppo sul serio, la raffinata Michelle coglie un tratto comune tra i suoi personaggi: "Ora che ci penso, sono stata fortunata a dare un volto a questi tre personaggi. Si tratta di tre donne vere, lontana dai tanti stereotipi che ritroviamo dentro molti prodotti televisivi. Sono tutte forti e accomunate da una grandissima complessità". Il tutto raccontato con un perenne e sincero sorriso gentile.

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