Godless

2017

Godless: una serie che affascina e ci trasporta in un West al femminile

Il progetto scritto e diretto da Scott Frank, prodotto da Steven Soderbergh, convince nonostante non tutti gli elementi siano sviluppati in modo adeguato.

Godless: Michelle Dockery in una foto della serie

Dopo la conclusione di Hell on Wheels, il genere western ritorna sul piccolo schermo grazie a Netflix e a Scott Frank che, dopo aver firmato la sceneggiatura di Logan - The Wolverine, si mette alla prova come autore e regista di Godless, progetto composto da sette episodi che possono contare su un cast di altissimo livello per proporre una storia che riprende gli elementi tradizionali delle avventure ambientate nel vecchio West ma ne prova a proporre un approccio contemporaneo e con maggiore attenzione nei confronti dei personaggi femminili e delle diverse etnie.
Sfruttando la maggior libertà concessa dalla piattaforma di streaming e la produzione di Steven Soderbergh, lo show si concede il tempo e lo spazio necessari per sviluppare con attenzione i personaggi e far evolvere la narrazione approfondendo le tematiche e il passato della comunità al centro degli eventi.

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Una storia ambientata in una comunità di sole donne

La storia prende il via quando il famoso criminale Frank Griffin (Jeff Daniels) e la sua banda di fuorilegge iniziano ad andare alla ricerca di Roy Goode (Jack O'Connell), il giovane che ha tradito la fratellanza ferendone il leader e scappando con un bottino. Durante la sua fuga, Roy trova rifugio dalla vedova Alice Fletcher (Michelle Dockery), una donna che vive insieme al figlio Truckee (Samuel Marty) e all'anziana Iyovi (Tantoo Cardinal), rimanendo isolata dal resto della comunità di La Belle, gestita principalmente da donne. La città, infatti, è stata segnata da un drammatico incidente, avvenuto nella miniera che sosteneva economicamente gli abitanti, in cui hanno perso la vita quasi tutti gli uomini.
La situazione si complica quando Bill (Scoot McNairy), lo sceriffo di La Belle, scopre l'esistenza del fuggitivo e inizia a cercare la verità per fare giustizia, mentre Alice decide di farsi aiutare da Roy nell'addestrare i cavalli che vuole vendere alle donne della comunità per poi trasferirsi altrove e iniziare una nuova vita. In città Mary Agnes (Merritt Wever) cerca di ottenere il miglior accordo economico dai potenziali nuovi gestori della miniera. Frank, invece, continua a seguire gli indizi per scoprire dove si sta nascondendo Frank.

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Una serie da apprezzare con lentezza

Godless: Michelle Dockery in una foto della serie

Godless, un po' come accaduto con The OA, pur essendo offerta da Netflix viene valorizzata e apprezzata maggiormente se non ci si lascia tentare dal binge watching, avvicinandosi alla storia e ai personaggi con un ritmo meno serrato e dando maggiore spazio alla riflessione e all'attenzione per i dettagli inseriti nelle puntate, a livello tecnico e creativo.
Il primo elemento che conquista l'attenzione degli spettatori è l'affascinante fotografia curata da Steven Meizler che rende i paesaggi e le location quasi un personaggio aggiuntivo all'interno dello show, grazie a contrasti a livello cromatico e alla natura quasi selvaggia e piena di insidie in cui si muovono i personaggi, fino ad arrivare alle immagini di grande impatto create per il drammatico epilogo. I flashback, inoltre, sono immediatamente distinguibili per l'uso dei colori e propongono alcuni dei passaggi più efficaci realizzati grazie all'ottima combinazione di regia, montaggio e fotografia: l'incidente in miniera, visivamente in grado di trasmettere da oppressione e tensione, e le rivelazioni legate al passato di Alice, in cui i colori degli indumenti indossati dal personaggio riflettono una situazione emotiva molto diversa della donna, non ancora segnata dal trauma di cui è vittima.

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Un approccio originale a idee classiche

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Gli episodi possono poi contare su una sceneggiatura che getta con cura tutte le basi per le rivelazioni più importanti che verranno mostrate a partire dal quarto episodio, delineando la struttura della narrazione costruendo l'equilibrio tra gli elementi principali della trama. Non mancano, ovviamente i riferimenti ai capolavori del genere che i fan del western riconosceranno, tuttavia i temi principali, pur essendo classici, svelano progressivamente in cosa si differenziano rispetto a quanto proposto in passato sul piccolo e grande schermo. La vedova diventa così, più che una giovane in difficoltà da salvare, una donna matura che è sopravvissuta a situazioni terribili, uscendone più forte e indipendente ma senza mai perdere la propria umanità; il pistolero solitario ha delle motivazioni ben precise che ne motivano tutte le azioni e un lato più sensibile che emerge nel confrontarsi con il figlio di Alice; lo sceriffo è un difensore della legge particolarmente romantico e sensibile; la cittadina isolata che rischia di essere annientata dal gruppo di criminali è tutta al femminile; e persino il villain possiede una moralità piuttosto ambigua e dai confini tra bene e male non definiti in modo netto, obbligando gli spettatori a riflettere sulle idee di Griffin e, a tratti, provare empatia nei suoi confronti.

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Nonostante la formula seriale che permette di avere oltre sette ore a disposizione, non tutti gli spunti sono sviluppati in modo adeguato e alcuni dei personaggi, seppur interessanti, rimangono purtroppo abbozzati, venendo portati sugli schermi in modo approssimativo. Un esempio potrebbe essere ad esempio la pittrice Martha, ruolo affidato a Christiane Seidel, che viene introdotta solo verso la fine della serie e si rivela come una delle presenze a La Belle più interessanti, con la sua voglia di indipendenza e un passato complicato, essendo così una presenza dal potenziale non sfruttato realmente.
Scott Frank ha però saputo creare degli interessanti paralleli tra il rapporto esistente tra Frank Griffin e Roy Goode, e successivamente tra il fuorilegge in fuga e il giovane Truckee, costruendo un legame emotivo che ruota intorno all'assenza di una figura paterna e al bisogno di una guida in grado di trasmettere lezioni importanti; in questo modo il contrasto tra la violenza e la brutalità dei crimini e le tecniche di addestramento dei cavalli, che richiedono pazienza e controllo, dà vita ad alcune sequenze davvero ricche di bellezza e di fascino.

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Delle interpretazioni di alto livello

Godless: una foto tratta dalla serie Netflix

Tra i personaggi femminili è Merritt Wever con la sua Mary Agnes a rubare la scena a chiunque sia presente in scena con lei, dando vita a una donna che posta di fronte alla disgrazia che le ha stravolto la vita è riuscita a trovare la sua libertà personale e un nuovo amore, fuori dagli schemi imposti dalla società. Il personaggio, a differenza di Alice che ha deciso di diventare più dura e vivere in solitudine, è un leader atipico che non esita a far emergere il suo lato più dolce e materno, ma è consapevole che per sopravvivere bisogna lottare e non dare nulla per scontato. I flashback in cui appare la donna sono inoltre particolarmente significativi per enfatizzare l'evoluzione e la trasformazione causate dal destino inaspettato. Michelle Dockery è un po' meno convincente, ma sicuramente apprezzabile, nel portare in scena Alice, tuttavia complessiavamente le interpreti femminili riescono senza difficoltà a creare un ritratto molto ampio del mondo delle donne, portando ottimamente in scena le dinamiche esistenti a La Belle.

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Sul fronte maschile Jeff Daniels sfrutta il suo talento e la sua esperienza per diventare un cattivo il cui rapporto con la religione e la morale contribuisce ad aumentare il suo carisma, anche se viene persa l'occasione di approfondire realmente la sua visione del mondo. La brutalità degli omicidi compiuti si scontra con quanto accade nel momento in cui si ritrova a rapportarsi con chi lotta per sopravvivere a un'epidemia o con la scelta di accogliere Roy quando era un bambino, e Daniels rende credibile ogni lato della personalità di Griffin, facendolo risultare estremamente complesso e portando un po' rimpiangere la presenza di altri flashback dedicati al suo passato e alle motivazioni che ne animano le scelte.
O'Connell riesce poi a fondere una buona dose di innocenza, che emerge nell'incontro con Alice e nella sua voglia di far parte di una famiglia, con la determinazione fredda che lo porta ad agire, dimostrandosi pronto ad uccidere. Scoot McNairy, invece, costruisce bene il suo personaggio grazie alle sue debolezze, fische ed emotive, mentre Thomas Brodie-Sangster è una piacevole parentesi leggera e positiva, con la sua incoscienza giovanile e un amore puro sul nascere per cui è pronto a lottare, sfidando le consuetudini sociali. E' proprio nella parte della trama che riguarda il giovane Whitey che viene introdotta la tematica razziale mostrando la quotidianità della famiglia della ragazza di cui vuole conquistare il cuore, un altro degli elementi affrontati con meno attenzione di quanto ci si potrebbe aspettare e in modo frammentato nel corso delle puntate.

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Un finale pieno di ritmo

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Come in ogni western non possono mancare nemmeno epici scontri e un duello finale che, non dovendo pensare eccessivamente alla durata, è assolutamente spettacolare, elaborato e coreografato in ogni minimo passaggio. L'ultima puntata soddisferà così senza alcuna difficoltà chi ama sparatorie ed eventi emotivamente coinvolgenti che si svolgono a ritmo sostenuto.
A differenza di altri progetti, inoltre, Godless non usa troppi filtri nel mostrare la violenza, come è chiaro fin dai primi minuti del pilot, ma non esagera mai scivolando nel cattivo gusto, pur avendo un forte impatto.
Se il ritmo creato per i sei episodi precedenti potrebbe risultare troppo lento per chi si attende un susseguirsi senza sosta di scontri tra le due fazioni contrapposte, dovendo invece fare i conti con un inseguimento non sicuramente al galoppo, l'ultimo capitolo della storia, particolarmente catartico per tutti i protagonisti, riequilibrerà la situazione, senza dare tregua agli spettatori.

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Conclusione

Godless, pur avendo qualche difetto nella costruzione dei personaggi e della storia, si propone come un'interessante proposta per chi ama il genere western ma, più in generale, chi apprezza una serie costruita con attenzione e che trae la sua forza dalle interpretazioni di un cast di altissimo livello che è in grado di dare vita a personaggi interessanti, attuali, e convincenti anche a livello emotivo. Adeguando la visione al ritmo non adrenalinico che contraddistingue le puntate, gli spettatori potranno immergersi in un mondo ricco di sfumature e dettagli che affascina e conquista.

Godless: una foto di Jack O'Connell e Jeff Daniels
Godless: una serie che affascina e ci trasporta...
Beatrice Pagan
Redattore
4.0 4.0
Cinecittà World
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