Can Yaman: "Non inseguo cinema e grandi registi, oggi le serie TV offrono più opportunità"

Un Can Yaman più pragmatico e consapevole che mai racconta le sue scelte professionali tra serie TV, grandi produzioni internazionali e nuovi progetti tra l'Italia e il mondo

Can Yaman ospite d'onore del BCT 2026

Di Can Yaman non sorprendono la bellezza o l'altezza statuaria, ma il carattere concreto.
Nel nostro incontro al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento emerge, per esempio, una profonda considerazione degli aspetti produttivi che regolano quel mondo di cui lui, nel nostro Paese e non solo, è ormai uno dei protagonisti più riconoscibili.

Un dettaglio che non ti aspetti da chi è abituato a dar forma ai sogni di un pubblico sempre più vasto (che l'ha seguito anche nel capoluogo campano). Una caratteristica che sembra appartenere prima al Can Yaman uomo che all'attore. Ed è proprio quel pragmatismo, che traspare da gesti e parole, ad aver accompagnato una carriera che fino a qui non ha conosciuto battute d'arresto. Realismo e conoscenza di sè, limiti compresi, perchè come ha detto lui stesso nella nostra chiacchierata: "Bisogna sempre conoscere i tempi per fare le cose corrette".

Per Can Yaman c'è stato il tempo delle dizi, a poco più di 20 anni, come l'abbiamo conosciuto in Italia e come lo conoscono molti in giro per il mondo. I 30 anni sono il tempo delle sfide: quella di recitare in inglese nella sua prima produzione internazionale (Il Turco, che ha appena promosso anche negli USA) e poi in Sandokan, in italiano nelle prime due stagioni di Viola come il mare, in spagnolo nella serie Il Labirinto delle farfalle (che vedremo su Canale 5 nei prossimi mesi).

A queste esperienze se ne aggiungerà presto una nuova: Bro, la sua prima comedy appena annunciata da Amazon Prime Video, nella quale reciterà accanto all'amico Giovanni Nasta interpretando un personaggio lontano dagli eroi romantici e d'azione che lo hanno reso celebre.

Un percorso fatto di cambiamenti continui, che racconta bene il modo in cui Can Yaman affronta il proprio mestiere: non inseguendo necessariamente un'immagine, ma cercando il progetto giusto nel momento giusto.

Can Yaman: "Oggi le serie TV offrono più opportunità del cinema"

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Can Yaman premiato come migliore attore internazionale al Festival del Cinema e della Televisione di Benevento

Quando il discorso si sposta sul cinema, la sua risposta spiazza proprio perché non parte dal desiderio personale, ma dall'analisi di un settore profondamente cambiato. Can Yaman non considera il grande schermo un obiettivo da abbandonare, ma riconosce che oggi il mercato audiovisivo offre opportunità diverse rispetto al passato.

"Non sono ossessionato dal grande schermo. Dopo il Covid molto è cambiato: in pochi vanno al cinema, le abitudini delle persone sono cambiate. Anche perché, dopo essere andati in sala per pochi giorni, poi tu li guardi sulle piattaforme. Non è come una volta. Le produzioni oggi raramente chiedono film ma prediligono le serie. È una questione anche commerciale ed economica: le serie tv danno l'opportunità di andare avanti per più stagioni".

Per questo motivo la scelta delle serie TV non rappresenta una rinuncia, ma una valutazione concreta delle possibilità offerte oggi dall'industria. "Quando avrò una buona offerta per il cinema la valuterò, però economicamente e commercialmente fare le serie conviene di più".

Un ragionamento che nasce ancora una volta dalla concretezza: "Queste sono decisioni delle produzioni e il 90% delle offerte arriva per le serie TV. Sandokan per esempio poteva essere tranquillamente un film ma hanno preferito la serie". Anche se, ci tiene a specificare, è un discorso che riguarda più l'apparato produttivo europeo e meno quello americano. Tanto è vero che la proposta per un film, confessa, è arrivata: "Dal Brasile, e infatti mi chiedono di imparare il portoghese".

Il rapporto con i registi: "Conta più il progetto del nome"

Lo stesso pragmatismo emerge quando il discorso si sposta sui registi. In un mondo dove spesso gli attori raccontano il desiderio di lavorare con determinati grandi nomi, Can Yaman preferisce guardare al progetto complessivo. La sua esperienza gli ha insegnato che il prestigio di un nome non è necessariamente sinonimo di un percorso professionale ideale.

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Can Yaman e Jan Maria Michelini sul set di Sandokan

"Non c'è un regista con cui sogno di lavorare. Sognavo tanti registi, poi li ho conosciuti e mi sono pentito di averli sognati. Magari sono bravissimi ma lavorare con loro è difficoltoso". Al contrario, racconta di aver trovato una grande sintonia professionale con Jan Maria Michelini, che l'ha diretto nella prima (e fin qui unica) stagione di Sandokan. "Non lo conoscevo come regista e mi sono innamorato professionalmente di lui, di come lavora, come sta dietro a ogni cosa, anche di come sorride sul set".

Per Can Yaman, quindi, il valore di una produzione nasce dall'equilibrio tra più elementi: la visione artistica, certamente, ma in primis le condizioni produttive e le risorse disponibili. "Essere ossessionati dall'idea di poter lavorare con un singolo regista per me non è corretto. Io posso sognare di lavorare con una grossa produzione che abbia a disposizione budget alti. Quando ci sono tutte queste altre cose allora ben venga anche il regista bravo. Ma sognare un grande nome quando il budget non c'è a che serve? Ormai decidono le grandi piattaforme, è un'epoca molto cambiata rispetto a qualche anno fa".

La possibilità di lavorare con un grande regista rimane naturalmente un obiettivo importante, ma non può essere separata dal contesto generale: "Ovviamente lavorare con un grande regista mi farebbe molto piacere, la reputerei una fortuna grandissima ma non posso sognare io il regista perché non funziona così".

È questa forse la chiave per leggere il momento professionale di Can Yaman. Dietro l'immagine dell'attore amato dal pubblico internazionale emerge una figura molto più concentrata sulle dinamiche concrete del proprio mestiere: scegliere, adattarsi, capire il momento storico e trasformare i cambiamenti in opportunità.

Dalle dizi turche alle produzioni internazionali, dalle serie in più lingue ai nuovi generi da esplorare, il percorso dell'attore sembra seguire una linea precisa: non inseguire semplicemente ciò che appare più prestigioso, ma ciò che può rappresentare la scelta migliore in una determinata fase della carriera e della vita. Perché "bisogna sempre conoscere i tempi per fare le cose corrette".

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