Breaking Bad

2008 - 2013

Breaking Bad, 10 anni dopo: è ancora la serie TV da battere?

Dieci anni fa sulla AMC andava in onda per la prima volta Breaking Bad: ricordiamo insieme lo straordinario show di Vince Gilligan, ancora oggi indiscutibile punto di riferimento nel mondo della serialità.

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Il 20 gennaio del 2008, esattamente dieci anni fa, sugli schermi televisivi americani del canale AMC svolazzavano dei pantaloni da uomo. Quelli dello stesso uomo che, con una maschera antigas sul viso, guidava all'impazzata un camper, per poi scendere in mutande e impugnare una pistola nel mezzo del deserto del New Mexico, ad attendere l'arrivo di volanti della polizia. Quello fu il nostro primo incontro con Walter White, un personaggio che sarebbe diventato non solo uno dei nostri preferiti di sempre, ma anche simbolo della nuova eccellenza televisiva. Quella che, si dice, in alcuni casi avrebbe più volte sfiorato, se non addirittura superato, per qualità il prodotto cinematografico.

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Ora stare qui a discutere se Breaking Bad possa o meno competere con un Dunkirk o un La La Land (giusto per fare due esempi recenti) non avrebbe alcun senso, ma di certo la straordinaria serie di Vince Gilligan ha una caratteristica più unica che rara per essere un prodotto televisivo: ha un unico grande protagonista e racconta un'unica lunghissima, ma proprio per questo ricchissima, storia. Potrebbe di fatto essere definito un unico grande film. Ma forse è anche molto di più, perché per quantità di dettagli, per la complessità psicologica del suo protagonista e capacità introspettiva della scrittura, è probabilmente equiparabile solo ad un grande romanzo contemporaneo.

Attenzione: seguono spoiler su tutta la serie Breaking Bad

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Dall'uomo in mutande a quello che bussa

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Torniamo indietro a quella prima immagine, a quell'uomo disperato e apparentemente pronto ad un ultimo folle gesto prima della resa. Un incipit potente e certamente molto accattivante che rappresenta il modo migliore per conquistare fin da subito l'attenzione dello spettatore. Concordiamo tutti che sia uno dei migliori inizi di sempre, vero? Ok, benissimo, pensiamo ora all'immagine finale dello show, a Walter che prende in mano una maschera antigas, la guarda con nostalgia, e semplicemente attende l'arrivo della polizia, questa volta però senza alcuna intenzione di combattere, ma pronto ad accettare il suo (presumibilmente) fatale destino. Basterebbe questo per dare un'idea dell'assoluta coerenza e compattezza che Gilligan è riuscito a mantenere per cinque stagioni, per rendersi conto di quanto il percorso di Walter White fosse tracciato fin dall'inizio in modo esemplare ed intelligente.

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Bryan Cranston ed Aaron Paul nella premiere della stagione 2 di Breaking Bad

Ma tra quell'inizio e quel finale entrambi perfetti ci sono altri sessanta episodi non solo dalla qualità pazzesca ma soprattutto in crescendo. Nessun tempo morto, nessun episodio forzato, nessuna storyline mai veramente fine a se stessa. Nonostante un successo strepitoso ed esponenziale di quelli che avrebbero dato alla testa a chiunque e che avrebbero rischiato davvero di far perdere lucidità se non addirittura senso al più solido dei progetti. In questo senso, nonostante le indiscutibili difficoltà, Breaking Bad è davvero un'opera compiuta quanto un film o un romanzo, un qualcosa di molto molto lontano da qualsiasi altra serie mai vista sul piccolo schermo. Perché nessuna serie mai - forse con la sola esclusione de I Soprano - era riuscita a mantenere qualità, coerenza e soprattutto lo stesso cast artistico e tecnico per così tanto tempo. E riuscire, in più, a chiudere il cerchio in modo compiuto e assolutamente soddisfacente.

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"Mi sono sentito vivo"

Breaking Bad: Aaron Paul e Bryan Cranston nell'episodio Live Free or Die

Ma anche le serie che ci sono andate molto vicine, pensiamo a Mad Men della stessa AMC per esempio, non hanno dovuto mai concentrarsi su un unico personaggio com'è stato per Walter White, non hanno dovuto mai focalizzare l'attenzione dell'intero show su unico aspetto. Ed è questo che fa di Breaking Bad un unicum nella storia non solo della TV ma anche del cinema, perché mai un personaggio era stato al centro di tale "studio", mai un attore era stato chiamato ad un tale tour de force emotivo e psicologico. Ed è per questo che perfino una leggenda vivente come Sir Anthony Hopkins non ha esitato a definire l'interpretazione di Bryan Cranston "la miglior performance che abbia mai visto!".

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Anthony Hopkins si scopre fan di Breaking Bad e scrive a Cranston

Bryan Cranston con due Emmy per l'ultima stagione di Breaking Bad, come migliore attore e come produttore

"I produttori (e lei ne fa parte), gli autori, i registi, tutti i dipartimenti, il casting, hanno dimostrato una disciplina e un controllo dal principio alla fine che è fantastico". Hopkins nella sua lettera di congratulazioni coglie perfettamente il segno, perché a differenza di un qualsiasi film o rappresentazione teatrale, i personaggi nelle serie TV si devono evolvere continuamente, di episodio in episodio. Con un enorme problema di fondo però, perché tutti noi sappiamo benissimo anche quanto sia facile ad un certo punto snaturare un personaggio o trasformarlo in una macchietta. In Breaking Bad questo non avviene mai nonostante la trama stessa lo renda più a rischio di molte altre serie, ed è proprio questo che rende lo show l'esempio perfetto di serialità, l'esempio da seguire in tutto e per tutto.

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"Quella che produco io è pura al 99,1%"

Aaron Paul nell'episodio Box Cutter di Breaking Bad

Ovvio che oltre a Walter White ci sia molto di più, e non per questo gli altri personaggi e interpreti sono assolutamente da meno, ma Breaking Bad è sempre stata la parabola di un singolo protagonista ed è incredibile notare come sia riuscito a rimanere "solo" questo. Senza mai forzare la mano, senza mai la necessità di trasformarsi, di trovare nuove idee altrove. Piuttosto partire da un'unica grande, geniale idea e lasciarla germogliare, crescere e farsi sempre più forte e florida. Fino a trovare la sua morte naturale. Ma non prima di averci lasciato tantissimi frutti e ricordi, prove che non si è trattato solo di un miraggio ma di una splendida e indimenticabile realtà: la performance di Cranston; il supporto validissimo di Aaron Paul; personaggi secondari indimenticabili come Mike, Saul, Hank e Fringe; le regie memorabili di Gilligan o Michelle MacLaren; alcuni dei singoli episodi tra i più belli della storia della TV (qualcuno ha detto Ozymandias?). O anche solo una serie pressoché infinita di frasi memorabili che non smetteremo mai di citare e che permetteranno, appunto, a questa serie di continuare ad essere ricordata a lungo, Forse per sempre.

Breaking Bad: Bryan Cranston ed Aaron Paul nell'episodio Blood Money

Eppure, Cranston a parte, non c'è un singolo elemento a spiccare in Breaking Bad, ma è proprio l'insieme di tante eccellenze a farla brillare. Ma non solo, perché molte volte un'opera può essere perfetta in ogni suo aspetto, ma proprio per questo fredda e lontana dai gusti del grande pubblico. Lo show di Gilligan è tutto l'opposto, è una serie che in primis coinvolge e rapisce lo spettatore, e non lo molla più. Lo costringe a intraprendere un viaggio dalla destinazione ignota, in cui perfino il compagno di viaggio ci sembra solo in apparenza di conoscerlo. Ben presto si finisce con lo scoprire che è molto diverso da quello che ci aspettavamo. Ma nonostante questo è impossibile non rimanergli vicino e a perdonargli ogni nefandezza, non perché sia particolarmente amabile o simpatico, ma perché non possiamo farne a meno, proprio come succede per lui. Ed è per questo che è solo quando arriviamo alla fine dello show che capiamo che Heisenberg in realtà non è l'alter ego di Walter White, ma dell'autore Vince Gilligan. Colui che per cinque stagioni ci ha venduto davvero la migliora droga possibile, la più pura che sia mai arrivata sul mercato.

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