Borgo, recensione: un ottimo esempio di regia e di scrittura

Stéphane Demoustier gestisce al meglio la tensione raccontando l'assurda condizione umana per mezzo di un microcosmo dalle molteplici letture. Splendida la protagonista Hafsia Herzi.

Una scena di Borgo

Moralità e legalità, e poi la criminalità, il senso d'appartenenza, l'etica professionale e l'etica umana. Stéphane Demoustier, dopo Lo sconosciuto del grande Arco, dirige e scrive (insieme a Pascal-Pierre Bambarini) l'ottimo Borgo. Manuale di tensione e manuale di narrazione, potremmo dire, per un agglomerato in cui il cinema stesso diventa pretesto per parlare d'altro, riempiendo lo spazio e l'immagine di qualcosa capace di restare addosso, andando oltre i titoli di coda.

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Hafsia Herzi e Louis Memmi

Merito dello script, del cast, del tono, dell'attenzione dedicata alla coerenza, e quindi anche alla conflittualità di certi personaggi che si muovono, agiscono e vivono a cavallo tra il bianco e il nero. Ecco, Borgo, datato 2023 e arrivato in terribile ritardo in Italia, esalta al meglio un certo tipo di contraddizione e di sfumatura, declinata secondo un cinema meravigliosamente artigianale.

Borgo: partire della cronaca per allargare lo sguardo

Pur non direttamente tratto dalla cronaca, Borgo è ispirato alla storia vera che ruota attorno a un duplice omicidio avvenuto all'aeroporto di Bastia Poretta nel 2017. Un regolamento di conti che, di fatto, accende il film. L'indagine si mischia poi agli eventi che ruotano attorno alla protagonista, Mélissa Dahleb (Hafsia Herzi, che per il ruolo ha vinto un César), guardia carceraria che si trasferisce in Corsica insieme al marito e ai suoi due figli piccoli. Un nuovo inizio.

La "secondina" entra a far parte di un penitenziario complicato: sono i detenuti a sorvegliare le guardie. Tra l'altro, la giovane Mélissa ritrova Saveriu (Louis Memmi), dopo averlo incontrato nella prigione parigina di Fleury-Mérgois. Il criminale la prende in simpatia, le offre protezione. In fondo, in quella prigione così atipica, le regole sono ribaltate. Tuttavia, quando Saveriu esce dalle sbarre trascina Mélissa in un pericoloso piano malavitoso.

Un film che va oltre la frenesia delle immagini

La prigione e l'isola, la guardia e il criminale, le scelte e le consapevolezze. Costruito seguendo la luce fioca disegnata dalla fotografia di David Chambille, Borgo è un film di genere che, di fatto, nega il genere stesso in funzione di un codice che riesce con intelligenza a mettere in discussione qualsiasi elemento della trama, procedendo energicamente in una concatenazione che lega tutti i personaggi.

Borgo Scena Film
Una scena di Borgo

Il regista definisce questo processo come un "rapporto di forze", tenendo in rilievo la "finzione romanzesca" capace di "distaccarsi dalla realtà" pur partendo da essa. Il carcere diventa di conseguenza un microcosmo che si riflette sui vari protagonisti, invischiati in qualcosa che sembra non avere dimensione o sostanza; in tal senso Demoustier non cede a una facile deflagrazione degli eventi, girando attorno a essi, per caricarli di quella fatidica tensione capace di catturare l'attenzione.

Anzi, restando quasi immobile, e riflettendo senza sovrastrutture sociali sulla nostra realtà iper-controllata (e infatti le immagini che arrivano dalle telecamere di sicurezza sono l'impalcatura della messa in scena), il regista tenta di mostrare la condizione "assurda" degli esseri umani, costretti a fare quello che si può, senza necessariamente riuscire negli intenti. In fondo, il cinema serve a "prendere le distanze, a guardare le cose in modo diverso", sostiene il bravo Demoustier che, con Borgo, modifica al meglio i punti di vista per assorbire la fallimentare "frenesia mediatica perpetua delle immagini".

Conclusioni

Oltre il bianco e il nero, Stéphane Demoustier indaga la sfumatura attraverso un film di genere che gestisce al meglio la tensione, capace di raccontare l'assurda condizione umana sfruttando al meglgio un microcosmo dalle molteplici letture. Hafsia Herzi pazzesca, vale da sola la visione.

Movieplayer.it
3.5/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Hafsia Herzi è fantastica.
  • La storia che regge il film.
  • La regia.

Cosa non va

  • Forse troppo lungo.
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