Blue, recensione: la credibilità di Alexia Cozzi non salva un film troppo gracile

All'esordio, la regista Eleonora Puglia racconta un tema complesso come quello della vendita del proprio corpo sulle piattaforme on-line. Uno spunto notevole, ma l'opera - ammantata da una certa patina - ragiona in funzione di uno schema probabilmente troppo elementare.

Alexia Cozzi e Shaen Barletta

Eleonora Puglia, per la sua opera prima, sceglie un tema di forte attualità: la vendita del proprio corpo tramite piattaforme online. Soldi veloci e facili, almeno per chi ha un minimo di sfrontatezza. Insomma, dietro Blue ci dovrebbe essere un pitch - firmato da Valentina Ghetti e Roberto Cipullo - di grande presa.

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Alexia Cozzi è Luce in Blue

Tuttavia il condizionale è d'obbligo, perché le intenzioni non si traducano in un risultato capace di "rompere gli schemi", come invece la volenterosa Puglia scrive nelle note di regia, azzardando la speranza che il film possa addirittura "aprire un dibattito nel mondo dell'erotismo a pagamento". Chiaro: nel mezzo di un'opera decisamente poco riuscita, c'è comunque qualcosa da salvare. La bravura di Alexia Cozzi, che affronta un ruolo tutt'altro che facile.

Blue, la storia del film: una reazione a catena

L'attrice, classe 1998, interpreta la protagonista, Luce. Attorno a lei una serie di personaggi estremamente respingenti, corollario di uno sguardo che posa l'attenzione su una provincia imborghesita (la cornice è a portata di film commission) e, tanto per cambiare, piena di segreti. Tra sguardi e ammiccamenti vari, Luce si accompagna a Loris (Pierangelo Menci) che di aristocratico non ha nulla, tanto che gli amici e i familiari della ragazza lo vedono di cattivo occhio.

A proposito: nel ruolo dei genitori di Luce troviamo un'improbabile coppia formata da Rocco Siffredi e Veronica Ursida. Entrambi provano a mettercela tutta, ma dimostrano di non avere le corde interpretative tout court. E in scena, fatta e finita, si nota.

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Siffredi e Cozzi in una scena del film

Tornando alla trama, le cose cambiano quando Loris si mette nei guai per un debito di qualche migliaio d'euro. Luce, per aiutarlo, su consiglio dell'amica Vicky (Shaen Barletta) decide di lanciarsi su una piattaforma di contenuti hard. Una notte appena, ed ecco arrivare i soldi per salvare il tenebroso compagno. Questa scelta, spinta dall'amore, innescherà una "reazione a catena" che travolgerà la ragazza.

Una patina che ammanta la scena

Dei tecnicismi, se dietro c'è una buona idea, ci importa relativamente. Del resto lo diciamo e lo ripetiamo: il cinema è soprattutto spunto, suggestione, intuizione. È però un problema se la traccia narrativa viene letteralmente ammantata da una sorta di patina che avvolge l'immagine dall'inizio alla fine. Effetto straniante, quasi fiabesco, quello scelto per la fotografia: un distacco che, soprattutto nella prima e arruffata parte, tende a spezzare quella tensione che la regista vorrebbe portare in superficie, impossibilitata a trovare la giusta intonazione rispetto a una storia che dovrebbe suggerire un ritmo in grado di "ricreare le ansie, le incertezze e le paure della protagonista", secondo Puglia.

Un film troppo gracile

Ecco, se riusciamo a percepire qualcosa lo dobbiamo soprattutto alla credibilità di Alexia Cozzi, che sembra credere nel ruolo più della sceneggiatura stessa, a tratti fin troppo semplicistica. Per ovvie questioni tempistiche (il film sfiora gli ottanta minuti, titoli di coda esclusi) nell'universo di Blue avviene tutto molto di corsa, e di conseguenza si procede verso una risoluzione da thriller esistenziale che, con un pizzico d'ardore scenico, sfocia nell'erotismo (nota di merito, perché fare film erotici richiede una certa vena artistica mai pruriginosa).

Infine si rimarca la scelta del non-giudizio rispetto alle decisioni di Luce, imputando tutto a una società sempre pronta a puntare il dito. Sacrosanto, ci mancherebbe, ma l'equazione comunque non torna: un film come Blue, forse nobile ma anche tanto gracile, non può reggere un tema così ingombrante e indiscutibilmente complesso.

Conclusioni

All'esordio, Eleonora Puglia sceglie un tema tutt'altro che facile, traducendo una sceneggiatura che, tuttavia, sembra poco strutturata per reggere il peso di un argomento tanto complesso. Un peccato, perché lo spunto è presente, com'è presente la bravura di Alexia Cozzi, protagonista in un ruolo non facile.

Movieplayer.it
2.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • Lo spunto.
  • La bravura di Alexia Cozzi.

Cosa non va

  • Una sceneggiatura troppo gracile.
  • La fotografia patinata.
  • Alcuni membri del cast sembrano in difficoltà.
  • La prima parte non ha la spinta per sostenere la seconda.
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