Bestiale!: un viaggio nella mostra dedicata agli animali nel cinema

Curata da Davide Ferrario e da Donata Pesenti Campagnoni, con la collaborazione di Tamara Sillo e Nicoletta Pacini, al Museo del Cinema di Torino il 14 giugno si è aperta la mostra "Bestiale!". Rimarrà aperta fino all'8 gennaio 2018.

Una mostra tutta dedicata agli animali nei film. Animali in carne e ossa: e anima, verrebbe da dire. Dunque, non gli animali disegnati dalla mano dell'uomo, ma quelli più veri, e più imprevedibili, disegnati dalla Natura. È la mostra che si è aperta al Museo del Cinema di Torino, e che accoglie 440 pezzi fra fotografie dai set, poster, storyboard, disegni, oggetti di scena.
Il titolo della mostra assomiglia alle nostre espressioni da ragazzini: "Bestiale!". Proprio con il punto esclamativo: come a raccontare la meraviglia, lo stupore infantile che ci viene, di fronte a un'idea così. Stupore. C'è sempre un po' di stupore, quando appare, in un film, un animale. Un attore di tipo diverso, che non recita. Che segue le leggi della vita, della sopravvivenza, del desiderio immediato, del giusto egoismo darwiniano, e non quelle del cinema. Curata da Davide Ferrario e da Donata Pesenti Campagnoni, con la collaborazione di Tamara Sillo e Nicoletta Pacini, si è aperta al Museo del Cinema di Torino il 14 giugno. Rimarrà aperta fino all'8 gennaio 2018.

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In mostra, locandine di film, come quella di Una strega in Paradiso con Kim Novak e il suo gatto nero, le copertine di alcune riviste nate sulla scia del successo dei film omonimi, come Lassie, Rin Tin Tin o Furia. Fotografie - come quella che ritrae Jessica Lange nelle enormi mani pelose di King Kong, nella versione degli anni '70; e disegni preparatori, storyboard, oggetti di scena.

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Cinema e animali: storia di una lunga fascinazione

Perché fin dall'inizio il cinema è rimasto affascinato dagli animali. Ha cercato subito di catturarne il movimento, la vita. Ancor prima di essere cinema.
Era il 1878 quando Eadweard Muybridge fotografò con 24 fotocamere un cavallo al galoppo, scomponendone il movimento in tanti fotogrammi. Forse in quel momento nasceva davvero il cinema, anche se dovette aspettare quasi vent'anni per avere il suo nome e i primi spettatori. E nel 1897 i fratelli Lumière dedicarono al pranzo di un gattino uno dei loro primissimi film, Le déjeuner du chat, con il gatto che si lecca le zampette.

Da allora, cinema e animali non hanno smesso di vivere una lunga, tormentata storia d'amore. E, in qualche caso, di maltrattamenti. Già nel 1894, prima ancora della nascita ufficiale del cinema in Francia, Thomas Alva Edison costringeva due gatti a infilarsi dei guantoni nelle zampette e a boxare tra di loro, per il divertimento dello spettatore, in The Boxing Cats. Mentre nel 1903 addirittura confezionò, in gran parte per affermare l'efficacia della "sua" corrente elettrica alternata, l'esecuzione di una elefantessa, uccisa mediante scarica elettrica e filmata nei suoi ultimi, terrificanti istanti di vita (e di morte).

Il maestoso Richard Parker in una scena di Vita di Pi

Anche per i cavalli la vita al cinema non è stata semplice. Quelli di Ombre rosse di John Ford venivano fatti cadere con lo stratagemma di alcune lunghe e resistenti corde legate alle loro zampe anteriori; finita la corsa della corda, l'animale veniva fatto cadere rovinosamente. Anche nel primo Ben Hur, quello del 1925, il regista della seconda unità non si preoccupò troppo della salute dei cavalli, facendone morire una mezza dozzina. Oggi la situazione è cambiata. Ci ricordiamo della tigre di Vita di Pi, animale vero modificato al computer per poter "recitare" con l'attore umano, e ci ricordiamo di Babe, il maialino che ha trasformato il film omonimo in un campione di incassi. In realtà Babe è il frutto dell'alternanza di 48 cuccioli femmina di maiale. Perché i maialini crescono in fretta, mentre durante i mesi di riprese Babe doveva rimanere sempre uguale...

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The Artist: Bérénice Bejo in una simpatica immagine tratta dal film

Una mostra divertente e suggestiva

Jean Dujardin nel ruolo di George Valentin in una scena del film The Artist

E ce ne sono milioni di altri. Il cagnolino Uggie in The Artist letteralmente rubò la scena al protagonista Jean Dujardin. Nacque persino una campagna mediatica per candidare l'animale agli Oscar. Dujardin non la prese benissimo, a dire il vero. Anche se poi l'animale non venne candidato. Ma il cane continuò ad avere un ruolo di primissimo piano nell'affetto della gente e, dunque, nella campagna promozionale del film, e si ritrovò a calcare il red carpet insieme ad un non felicissimo Dujardin.

Gelosie: anche Donald O'Connor, protagonista "umano" della serie Francis, il mulo parlante abbandonò la serie, esasperato, con le parole: "Quando giri sei film e il mulo riceve più posta dai fan di te, qualcosa non va...". Ma noi abbiamo continuato ad amare gli animali, a farci affascinare dalle loro reazioni. Nel 2003, il documentarista fiorentino Luigi Falorni si spinse in Mongolia, nel deserto di Gobi, per filmare La storia del cammello che piange. Una storia incredibile, in cui tutta la popolazione di un villaggio si metteva a cantare per "commuovere" una madre cammello che stava rifiutando il suo cucciolo, condannandolo a morte.

Bestiale, insomma, una mostra così. Ma anche intellettuale, divertente. Suggestiva. Gli oggetti provengono dalla stessa collezione del Museo del Cinema di Torino, ma anche dalla Academy of Motion Picture - quella degli Oscar - dalla Cinémathèque française e da collezionisti privati, come il premio Oscar per gli effetti speciali John Cox e gli storyboard artists Giacomo Ghiazza, Davis Russell e Jason Mayah. Nel mese di ottobre, il cinema Massimo - a due passi dal Museo - ospiterà una grande retrospettiva di film dedicata agli animali sul grande schermo. La mostra sarà aperta tutti i giorni, compresa la domenica - tranne il martedì - dalle 9 alle 20, con apertura extra serale il sabato, fino alle 23.

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