Ballerina

2016, Animazione

Ballerina: I sogni son desideri

Dopo le conquiste dei capolavori di casa Pixar tocca ad una piccola produzione franco-canadese riportare l'animazione ad altezza bambino. Una fiaba sulla forza dei sogni e sull'incanto del 'tutto è possibile', che non ha altro scopo se non quello di intrattenere per poco più di un'ora il pubblico dei più piccoli.

Ballerina: un'immagine del film animato

L'animazione, si sa, sublima il reale, lo trascende ed è spesso lo spazio eletto del sogno, chiave d'accesso al regno del 'tutto è possibile'. E se forse lo stesso non può dirsi per gli ultimi capolavori di casa Pixar, molto più ancorati al reale di quanto lascino intendere e orientati a conquistare un pubblico di adulti, ci pensa una produzione franco-canadese senza pretese e con un budget ridottissimo, solo 30 milioni di euro, a riportare l'animazione ad altezza di bambino.
Si chiama Ballerina, a dirigere è una coppia di registi misconosciuti, Eric Summer e Éric Warin, al loro esordio alla regia di un cartone animato, e il suo obiettivo è dichiarato sin dal titolo: cavalcare il topos classico per eccellenza del sogno di tutte le bambine e trasformarlo in realtà.

Felicie, tra fiaba e realtà

Il film incalza un cliché dopo l'altro prendendo in prestito atmosfere e personaggi di certi racconti ottocenteschi e mescolandoli con gli elementi tipici della fiaba: l'orfanotrofio, la Parigi della ristrutturazione, quella in cui la Tour Eiffel e la Statua della Libertà sono ancora un cantiere a cielo aperto, ricchezza e povertà, buoni da un lato e cattivi dall'altro, principesse e matrigne.
Ballerina parte dalla filosofia del "basta crederci" per concludersi con il trionfo del sogno che diventa realtà: un assunto banale se ci limitassimo a vedere questa storia con gli occhi di un adulto, che diventa invece molto più accettabile se si pensa a Ballerina come ad un prodotto destinato esclusivamente ai più piccoli.

Ballerina: una scena del film animato

L'eroina, depositaria delle aspirazioni di tutte le fanciulle cresciute a 'pane e Cenerentola', è Felicie, orfana di umili origini che sogna di diventare un'etoile all'Opera di Parigi; stretta nella sua gonna rattoppata, capelli color rame e spirito ribelle, pianificherà la sua fuga da un orfanotrofio in Bretagna insieme all'inseparabile Victor: insieme affronteranno un lungo viaggio di formazione che li traghetterà verso l'età adulta e la realizzazione delle proprie ambizioni.

La danza, la grazia e il sogno

La tua rabbia, il tuo dolore e la tua gioia, mettili tutti nella danza

Ballerina: un'immagine tratta dal film animato

La narrazione procede per colpi di scena, scambi di identità, allenamenti estenuanti e rocamboleschi inseguimenti tra i vicoli della Ville Lumiere, che fanno della piccola Felicie una Billy Elliot in gonnella; nel mezzo ci finiscono la parabola dell'eroe alle prese con il superamento dei propri limiti, la forza della passione ("La tua rabbia, il tuo dolore e la tua gioia, mettili tutti nella danza. Vivi la musica, sentila! Ogni nota, ogni suono, ogni armonia deve far vibrare il tuo corpo, dalla radice dei capelli alla punta delle dita dei piedi") e l'eterno tendere all'equilibrio tra artificio e emozione. Perché la danza è grazia, disciplina, ostinazione come insegna la giovane protagonista: "Era lì quando ero bambina... Mi fa sentire viva, mi fa essere me stessa".

Ballerina: un'immagine tratta dal film d'animazione

Apprezzabili le incursioni grottesche affidate alla dimensione fumettistica di alcune scene: la sconquassata corsa in moto del burbero (ma solo all'apparenza) custode dell'orfanotrofio, o le pantomime del maldestro apprendista Mathurin. Meno il doppiaggio italiano, soprattutto quando la voce è quella dell'etoile Eleonora Abbagnato (Odette, mentore di Felicie), monocorde e incapace di favorire la creazione di un rapporto empatico tra pubblico e personaggio.

Coreografie da etoile

Ballerina: un'immagine del film d'animazione

Nota di merito anche per i numeri coreografici che portano la firma di due celebrità dell'Opera: la direttrice, Aurélie Dupont, e il primo ballerino Jérémie Belingard. "Jérémie ed io abbiamo scelto la ritmica e immaginato le coreografie fin nel minimo dettaglio, come il piatto che Félicie scaglia attraverso la cucina dell'orfanotrofio, o il modo in cui spazza il palco mentre fa delle piroette! Ho ballato tutte le scene, per tutti i personaggi", racconta la Dupont, coinvolta nel progetto sin da quando Ballerina doveva essere girato con la tecnica del motion capture. Forse Ballerina non ha la raffinatezza e l'incanto della migliore animazione, l'approccio è grossolano, i personaggi privi di sfumature e il racconto didascalico, ma del resto non ha pretese diverse e il suo compito è intrattenere per poco più di un'ora solleticando la fantasia dei bambini ed educando a sognare il migliore dei mondi possibili.

Ballerina: I sogni son desideri
Elisabetta Bartucca
Redattore
3.0 3.0

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