Il dramma dell'emigrazione spiegato in un film piccolo, ma incisivo. L'opera prima di Nicola Sorcinelli, nei cinema con Fandango dopo il passaggio alle Giornate degli Autori di Venezia 2026, descrive i pericoli e le sofferenze vissuti da chi affronta la rotta balcanica nel disperato tentativo di entrare in Europa via terra attraverso un duplice punto di vista. Balcanica racconta, infatti, le vicende di un padre e un figlio, entrambi musicisti afghani, determinati a entrare in Italia per tenere un concerto, e di Greta, giovane dottoressa italiana in forza a una ONG che opera sul confine italo-sloveno.
Un film che non offre soluzioni facili, ma aiuta lo spettatore a comprendere le motivazioni di chi affronta disastrosi viaggi della speranza nel tentativo di sfuggire alla miseria, inseguendo il miraggio di una vita migliore. La regia asciutta e minimalista di Nicola Sorcinelli ci immerge nell'azione mostrandoci la fatica, i piedi piagati e i pericoli affrontati dai profughi. Al tempo stesso mostra lo smarrimento e l'impotenza dei volontari che si dedicano ai soccorsi, ostacolati dalle misure anti-immigrazione messe in piedi dai governi.
Balcanica: "Meglio la morte che una vita senza musica"
All'inizio di Balcanica facciamo la conoscenza del direttore d'orchestra Nazar, interpretato dal veterano Babak Karimi, e del figlio Jalil (Iwar Wafaei), suonatore di tuba, costretti a lasciare la loro casa in Afghanistan portando via solo i loro strumenti a fiato. La loro meta è l'Italia, dove terranno una serie di concerti organizzati da un connazionale. In mezzo alla massa dei disperati pronti a tutto pur di superare il confine, Nazar e Jalil sono due volti come tanti, due corpi laceri di cui si prende cura Greta, dottoressa impegnata nella sua prima missione umanitaria che ha il volto di Matilda De Angelis.
Le scelte narrative operate da Nicola Sorcinelli e dal co-sceneggiatore Andrea Brusa trasformano un film che parla di un tema già ampiamente trattato in un'opera tutt'altro che scontata. A una prima parte più tesa e incalzante, che mostra il viaggio dei migranti coi rischi che comporta, segue una fase di stasi nel centro di prima accoglienza. Agli spazi infiniti dei monti slavi si sostituiscono interni angusti, in cui si consuma l'attesa dei migranti. Un'attesa estenuante fatta di dubbi, di sconforto e di perdita delle speranze da parte dei protagonisti, bloccati nel limbo della scuola che li ospita. Qui i profughi hanno cure, cibo, coperte e un tetto sulla testa, ma l'attesa di un visto può diventare infinita. Una "non vita" a cui molti preferiscono il rischio della morte, pur di attraversare il confine illegalmente.
Un film che mette al centro l'elemento umano
Nicola Sorcinelli si accosta ai suoi personaggi con umiltà ed empatia, dando voce alle loro storie. Pur senza perdere di vista l'universalità del tema, il regista racconta con delicatezza i dubbi di Jalil, che deve tenere a freno la voglia di proseguire del padre, anziano e ferito, o la simpatia nascente tra il giovane e Greta, che piange di rabbia di fronte all'impotenza sua e degli altri volontari. Qualche benda e un pasto caldo è tutto ciò che possono fare per alleviare le sofferenze di chi ha perso tutto. A dar manforte al regista un cast internazionale appassionato e convincente in cui Matilda De Angelis si ritaglia il duplice ruolo di interprete e produttrice.
Chiaramente Balcanica prende una posizione netta riguardo alla questione dell'immigrazione clandestina e ci invita a empatizzare con i drammi degli immigrati attraverso scene costruite ad hoc, come l'aiuto a Greta dopo il guasto alla sua auto o il concerto improvvisato di Jalil e Nazar. L'intento del regista è chiaro, così come è chiara la volontà di restituire dignità alla figura del migrante clandestino attraverso una narrazione asciutta, che schiva il pietismo e la speculazione infondendo momenti di leggerezza nel dramma.
Con un finale che farà discutere, Balcanica "forza la mano" ed esplicita una posizione politica. Il regista sceglie di concentrarsi su una sola faccia della medaglia perché ciò che gli sta veramente a cuore è ricordare come, al di là delle differenze, siamo tutti esseri umani, ma spesso, quando si affronta questo tema, in molti tendono a dimenticarlo.
Conclusioni
I rischi della rotta balcanica mostrati in un'opera prima minimalista, ma efficace che racconta il dramma dei migranti terrestri senza speculare sulla loro sofferenza. Un film coraggioso e carico di umanità forte di un cast internazionale in cui spicca Matilda De Angelis, qui anche in veste di produttrice.
Perché ci piace
- Lo stile asciutto, ma efficace.
- La scrittura accurata che racconta il dramma senza speculare sul dolore.
- Il cast internazionale perfettamente affiatato e in parte in cui Matilda De Angelis si mette nuovamente in gioco con un ruolo diverso.
Cosa non va
- Il film mostra una sola faccia della medaglia, sorvolando sulle molteplici problematiche dell'immigrazione.