Ci vuole coraggio per aprirsi e raccontarsi, guardando a ciò che è stato e a ciò che sarebbe potuto essere. Dai palcoscenici scalcinati di qualche vecchio teatro milanese fino a New York City, sul set di uno dei film più sottovalutati degli anni Duemila (dopo aver sbancato il botteghino con una commedia da manuale, tutt'oggi citata a memoria). Coraggio, certo, ma pure desiderio, perseveranza, coscienza e incoscienza. Questo, e molto altro ancora, è Attitudini: nessuna.
Non un semplice documentario, bensì l'esplorazione di una storia che sembra "una favola". Al centro il percorso umano e artistico di un trio di comici malinconici. C'è voluta la tigna di Sophie Chiarello per convincere Aldo, Giovanni e Giacomo che fosse l'ora giusta, e che fosse il momento adatto per cogliere e raccogliere il tempo passato (e futuro), facendolo confluire in due ore di eccezionale storytelling.
Attitudini: nessuna. L'altro lato di Aldo, Giovanni e Giacomo
Attitudini: nessuna. Un titolo che è tutto un programma, e un ritorno dove tutto è iniziato. La scuola. Scuola di vita e scuola d'arte, scuola di commedia e scuola di comicità. Per buona pace di quella maestra dal giudizio miope e spietato. Sophie Chiarello parte dal principio assoluto, ricucendo tre linee rette destinate ad incontrarsi. Prima Aldo e Giovanni, e poi dopo Giacomo. Un tris imperfetto, tre "sfigati" che, tra sketch e dolori, praticano "lo sport più bello del mondo". Il viaggio parte allora da lontano: Zelig, Mai Dire Gol, la danza mimica e il Teatro Arsenale.
Luci a San Siro e i ricordi che fanno male
Erano gli anni Novanta, Milano ingranava e ruggiva. Enzo Jannacci cantava a Sanremo e San Siro sognava con i gol di Schillaci e Sosa. Aldo, Giovanni e Giacomo, un duo divenuto trio, rinunciavano al "posto fisso" per assaporare l'odore di un palco dove tutto era possibile. Attitudini: nessuna fa il giro largo ma non dimentica niente e nessuno. I volti di chi c'era e di chi non c'era. Le facce di chi è andato via, e pure le facce di chi è ritornato. E che momento incredibile il confronto con Marina Massironi. Sospeso, quasi intangibile, eppure potente e coraggioso. Imprescindibile, necessario. L'odore della nostalgia, il rammarico di un silenzio rumoroso e, ora, finalmente spiegato.
Tanto materiale per un documentario da non perdere
Due ore sembrano tante, eppure il montaggio di Christian Marsiglia e Noemi Obinu - in accordo con la colonna sonora dei Fratelli Trabace - gioca d'attrazione e di ritmo, tenendo drammaticamente fuori - immaginiamo - tanto di quel materiale lasciato quindi alla fantasia. Del resto, per Chiarello, che ha iniziato proprio con Aldo, Giovanni e Giacomo come assistente regista, il racconto non doveva mai essere convenzionale, anzi. Una riflessione sul concetto di comicità e satira - differenza sostanziale, una è eterna, l'altra passa - e una discesa nei luoghi tanto oscuri quanto magici. Al centro della scena, il trio: silenziosi e schivi, introversi e pigri, inquieti e geniali.
Successi e insuccessi
Aldo, Giovanni e Giacomo, seguiti dalla camera della regista, parlano e si muovono, ridono e sorridono. Soprattutto, guardano in faccia i successi come gli insuccessi, tracciando un punto, andando a capo, stimolando il racconto e il sentimento. Amicizia, amore, conflitto e passione. Individualità e collettività. Aldo, Giovanni e Giacomo, gregari e intanto protagonisti. Attitudini: nessuna diventa quindi un'inedita conversazione, nel quale le persone prendono il posto dei personaggi.
C'è il teatro, ci sono i Corti, ci sono i lunghi. Ovviamente Tre uomini e una gamba (che ha sfidato Titanic al box office), e ancora Così è la vita e Chiedimi se sono felice, La leggenda di Al, John e Jack (tecnicamente, uno dei migliori film italiani degli ultimi trent'anni) e Odio l'estate. Il quintetto migliore, spunti e appunti che parlano anche di noi, di come eravamo e di come siamo diventati. Forse più arrabbiati, forse più agitati. Ma, come Aldo, Giovanni e Giacomo, ancora capaci di sognare. "Che squillino le trombe signori spettatori, inizia la commedia, che parlino gli attori!"
Conclusioni
Ci vuole coraggio per affrontare se stessi, tra sincerità e vulnerabilità. Attitudini: nessuna di Sophie Chiarello non è solo un documentario sul profilo artistico di Aldo, Giovanni e Giacomo ma è anzi un'opera che illumina i lati umani del trio, ripercorrendo un viaggio a ritroso che parte dal principio. Emozionante e coinvolgente, esempio di grande storytelling.
Perché ci piace
- Tecnicamente notevole.
- Il valore dello storytelling.
- Il profilo del trio, umano e vulnerabile.
- La "confessione" con Marina Massironi.
Cosa non va
- Forse, le due ore potrebbero essere anche poche dato il materiale.