Ci voleva Sabu, col suo cinema scanzonato e adrenalinico, a scuotere una Mostra veneziana concentrata per lo più su note drammatiche. Con Arrested Memory, il regista giapponese confeziona un noir sfrenato, dal ritmo incalzante, in cui la storia è un mero espediente per dar sfoggio alle sue doti di intrattenitore.
Spettacolare e divertentissimo, Arrested Memory ruota attorno a un super poliziotto di Taipei che, dopo aver perso la sua squadra durante una missione contro un gruppo di criminali, inizia a soffrire di amnesie. Attanagliato dal malessere, il detective Lee (Ethan Juan) viene chiamato a occuparsi del rapimento di un bambino, figlio della famiglia di un ricco imprenditore giapponese. Ma a causa della crescente confusione nella sua testa, la consegna del riscatto si trasforma in un'odissea notturna di incidenti, incontri, salvataggi imprevisti e scambi di persona che confluiranno in un finale imprevedibile.
Un melting pot di stili per un poliziesco strappa-applausi
Senza altra pretesa se non quella di incollare lo spettatore alla sedia da primo all'ultimo minuto, Arrested Memory è un ottimo esempio del cinema stratificato e ipercinetico di Sabu. Fin dall'incipit mozzafiato altamente drammatico, la pellicola accosta combattimenti in perfetto Hong Kong style e sparatorie degne di un western a battute fulminanti e scene slapstick che farebbero invidia a Takeshi Kitano. Non manca nemmeno un gustoso momento musicale alla Staying Alive, il tutto condito da un'estetica marcatamente stilizzata e da un alto tasso di violenza grafica.
Ethan Juan ha il carisma necessario per caricarsi sulle spalle il ruolo di protagonista, oscillando tra poliziotto senza macchia e senza paura e vagabondo disperato affetto da amnesie e visioni. A supportarlo, un cast di volti particolarmente azzeccati - dal tossico dotato di intuito investigativo all'imprenditore con moglie nevrotica e traduttrice al seguito - che conferma il talento del regista nella scelta e nella direzione degli attori. Il fatto che il film, a lungo in gestazione, sia stato realizzato grazie a una co-produzione tra Taiwan e Giappone rappresenta la ciliegina sulla torta conferendogli quella varietà e ricchezza che trapela da ogni singola sequenza.
Sabu reinventa il genere cavalcando (e talvolta rovesciando) gli stereotipi
La perdita di memoria del detective Lee è l'espediente narrativo che dà il là all'azione. E' interessante analizzare come questo leit motiv, usato spesso e volentieri nel cinema, venga sfruttato stavolta. Se demenza e confusione mentale sono malattie associate tipicamente agli anziani, Sabu rovescia questo stereotipo sfruttandolo a scopi comici e applicandolo a un poliziotto giovane, forte e dai metodi discutibili come quello interpretato da Ethan Juan.
I suoi comportamenti anomali, le sue gaffe e la sua ingenuità sono diametralmente opposti alla persona che era prima dei malesseri e questo allontanarsi da se stesso è quello che Sabu stesso ha definito nelle interviste un "perdersi per ritrovarsi" (senza anticipare troppo, capirete di cosa parliamo dopo aver visto l'emozionante finale). Ed è anche ciò che è capitato al cineasta, pronto a lasciarsi alle spalle (momentaneamente) l'industria cinematografica giapponese per trovare nuovi stimoli nella rinvigorente Taiwan.
Conclusioni
Un poliziesco stilizzato e ipercinetico che fonde violenza grafica e risate a crepapelle. In Arrested Memory, il cinema ultraviolento e stratificato di Sabu trova la quadra grazie a una storia incalzante e piena ritmo in cui il thriller incontra la slapstick comedy.
Perché ci piace
- Non ci si annoia un attimo grazie a una storia avvincente dal ritmo sfrenato.
- La gestione delle scene corali, si action che comiche, è perfetta.
- Cast azzeccatissimo, volti memorabili nei comprimari guidati da un convincente Ethan Juan.
Cosa non va
- Pochissimi difetti per un divertissement di genere votato al disimpegno. Ma vogliamo farne una colpa a Sabu?