Anna, la recensione del nuovo film di Luc Besson disponibile su Prime Video

La recensione di Anna, il nuovo film action di Luc Besson, disponibile dal 4 febbraio su Prime Video.

RECENSIONE di 04/02/2021
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Anna: Sasha Luss con una parrucca bruna in una scena

Iniziare la recensione di Anna significa dare il bentornato a Luc Besson nella sua comfort zone. Ancora una volta un film action con protagonista un'eroina letale, ancora una volta una storia di spionaggio intrisa di violenza e doppi giochi. Il film del 2019, ma che esce solo oggi su Prime Video è quanto di più rassicurante ci si possa aspettare da un regista che aggiunge un ennesimo tassello alla sua filmografia di donne protagoniste. Lo aveva fatto con la più celebre, Nikita, per poi deviare con la fantascienza in Lucy e, alla fine, abbracciare una dimensione da spy story con Anna, una giovane ragazza che si ritrova invischiata tra agenti del KGB e della CIA. Luci e ombre per un film che sa intrattenere, anche se non aggiunge nulla di nuovo al genere.

Alla ricerca della libertà

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Anna: Sasha Luss in una sequenza

Protagonista indiscussa del film è Anna Poliatova, una giovane russa che, per colpa del destino (lo sottolineiamo perché torneremo su quest'aspetto più avanti), diventa un'agente del KGB. O meglio, un'assassina sotto copertura per il KGB. Accolta da Alex (Luke Evans), la ragazza inizia a dimostrare doti naturali di killer nata, letale e capace di compiere l'impossibile. Il patto è chiaro: cinque anni con questo lavoro, sotto l'ala protettrice di Olga (Helen Mirren) e poi le verrà data la libertà che tanto desidera. Ma al termine di un'ennesima missione che si era conclusa con un omicidio, Anna diventa un'osservata speciale di un agente della CIA, Leonard Miller, interpretato da Cillian Murphy, cosa che non solo le complica il lavoro ma anche facendo crescere in lei dubbi e incertezze relative alla sua vita. Usando la metafora delle matrioske, le bamboline russe, Anna sarà costretta a cercare la sua vera identità, quella più nascosta, quella più intima e piccola, anziché continuare a impersonare sotto copertura centinaia di altre donne. Fino a scoprire che la libertà richiede un prezzo da pagare.

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Poca azione, ma buona

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Anna: Sasha Luss in una scena del film

Più dalle parti dello spy movie che da quelle dell'azione nuda e cruda, Anna riesce a intrattenere per tutta la sua durata. Merito di una struttura temporale che gioca con lo spettatore, trasportandolo avanti e indietro nel tempo, riempiendo al momento giusto i vari buchi narrativi che le dissolvenze al nero nascondevano. Un gioco che, seppur abbia il pregio di mantenere alta l'attenzione, viene talmente reiterato a convenienza da richiedere una forte sospensione dell'incredulità. Due sono gli elementi che mettono a dura prova lo spettatore: i salti temporali rischiano di dare l'effetto opposto, lasciando intendere che a ogni azione corrisponda un'altra verità che non conosciamo, cercando un effetto sorpresa che di lì a poco verrà spiegato e razionalizzato; inoltre, la ripetitività in breve tempo delle stesse sequenze già viste, ma attraverso un (leggero e lieve) nuovo punto di vista non è abbastanza forte da coinvolgere completamente. È come se si vedesse per due volte, attraverso intervalli di dieci o venti minuti, lo stesso film. A lungo andare l'esercizio stilistico e narrativo risulta un po' sfiancante e i colpi di scena si susseguono alzando sempre di più l'asticella dell'assurdo. Soprattutto perché i personaggi non sembrano muoversi spinti da un vero desiderio, da un vero e sentito obiettivo: le cose, semplicemente, accadono perché la storia deve arrivare a una certa conclusione. Manca un vero conflitto, anche interiore, tra i personaggi. La stessa Anna non è così tridimensionale da poter costruire un legame vero con il proprio pubblico, che dovrebbe tifare per lei. Meno male ci vengono in soccorso le (poche) scene puramente action, divertenti e parecchio violente. Proprio quello che ci vuole per del sano divertimento da b-movie (una sequenza in particolare è davvero creativa) che rende il film più sincero, spogliandolo di ogni pretenziosità.

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Un cast di grandi nomi per un film "normale"

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Anna: Sasha Luss e Luke Evans in una scena sexy

Se Sasha Luss riesce a reggere sulle spalle tutto il carisma della protagonista, con un fascino da diva d'altri tempi, tra gli altri membri del cast non possiamo non citare Helen Mirren, qui a capo della divisione del KGB, capace di prendersi poco sul serio e fare in modo che il personaggio di Olga si dimostri ben caratterizzato e, a suo modo, riconoscibile. Più presenti eppure meno intensi sia Luke Evans che la sua controparte Cillian Murphy, che potrebbero donare al film qualche sfumatura in più, se non che risultano penalizzati da una scrittura che decide fin da subito di togliere loro qualsiasi zona grigia. I due diventano solo pedine di una storia che ammette solo buoni e cattivi, difetto che contagia poi tutto il film. Anna è talmente preoccupato di stare su una comfort zone già battuta da altri film (e dallo stesso Besson) che anche quando vuole sorprendere non ha la forza necessaria di farlo davvero. Normale intrattenimento, che può andare bene, ma che forse non è abbastanza.

Conclusioni

A conclusione della nostra recensione di Anna non possiamo dire di esserci annoiati guardando la nuova fatica di Luc Besson. Le poche scene d’azioni fanno il loro dovere e sono molto divertenti, la struttura del racconto intrattiene per tutta la durata, anche se a volte il rischio di strafare si sente. Ciò che manca davvero, però, è proprio un altro tipo di rischio, quello di osare: battendo terreni già ampiamente battuti, Anna non si eleva rispetto alla media delle produzioni action/thriller. I personaggi senza sfumature, né carisma, non hanno il potere di rimanere memorabili e, arrivati ai titoli di coda, si ha la sensazione di aver visto un film che ha intrattenuto in maniera semplice e poco più.

Movieplayer.it

2.5/5

Voto medio

3.4/5

Perché ci piace

  • Le scene d’azioni sono divertenti ed esagerate.
  • Il racconto è intrigante per tutta la durata.

Cosa non va

  • La struttura del racconto, tra salti temporali, può stancare presto.
  • Il film non aggiunge nulla di nuovo al genere e alla filmografia di Besson.
  • I personaggi sono un po’ troppo stereotipati e poco memorabili.