I 5 migliori film di Andrew Garfield da vedere: non solo Spider-Man

Dopo la sua vittoria ai Golden Globes nella categoria Miglior attore in un film commedia o musical, andiamo alla scoperta dei migliori film di Andrew Garfield.

CLASSIFICA di 11/01/2022
The Amazing Spider-Man: Andrew Garfield è l'Uomo Ragno senza maschera in una scena del film
The Amazing Spider-Man: Andrew Garfield è l'Uomo Ragno senza maschera in una scena del film

Se è vero che da grandi poteri derivano grandi responsabilità, allora è giusto affermare che "da grandi ruoli derivano grandi performance". Andrew Garfield di responsabilità ne ha avute tante, e non ci riferiamo solo a quella derivante dall'indossare l'agognata - ma pesante come un fardello - tuta di Spider-Man. Monaci silenti, soci traditi urlanti, geni dei musical cantanti, cloni più umani degli umani stessi: è una montagna russa delle emozioni, una mappa dei sentimenti umani quella costruita da Garfield performance dopo performance. Un corollario di interpretazioni caratterizzate da espressioni a volte marcate, altre lasciate nell'ambito dell'apatia, che hanno ogni volta riportato in vita uomini destinati alla Storia, o tracciati inizialmente su una pagina di sceneggiatura. In questa classifica abbiamo riunito i più bei film di Andrew Garfield grazie ai quali (ri)scoprire una carriera mai banale, ma giocata sulla scorta delle umani discrepanze e fragilità. Quella messa in atto da questo attore è una fabbrica delle illusioni e imperfezioni umane ogni volta pronta a colpire e metterci KO. Una galleria variopinta, composta dai generi più disparati che ha trovato il proprio apice con la performance di Jonathan Larson in Tick... tick... BOOM! grazie alla quale Garfield ha ottenuto il suo primo Golden Globe come "Miglior attore protagonista in un film commedia o musical". Eppure quello di Larson è solo l'ultimo tassello di un puzzle ancora in completamento.

Giocando in perfetto equilibrio tra un minimalismo espressivo, e una carica esplosiva, Garfield non eccede mai nell'irriverente o nel caricaturale. Si ritrova perpetuamente capace a rimanere entro i bordi senza fuoriuscirne, guidando su una carreggiata che lo porta a rendere umani degli esseri mostruosi, geniali, fuori le righe (Gli occhi di Tammy Faye), sottolineandone ogni mancanza, imperfezione, difetto. Abbevera ogni suo personaggio della pozione di umanità, privandolo del suo essere eroico, intoccabile, al di sopra di ogni sospetto e giudizio, e poco importa che sia Peter Parker, o Jonathan Larson, in ogni uomo interpretato da Andrew Garfield si riscontra una lotta interiore che lo avvicina ai propri spettatori, facendosi specchio riflettente dei nostri dubbi, angosce, fino ad esaltare all'ennesima potenza gioie e dolori, vizi e virtù dell'animo spettatoriale.

Di seguito dunque la nostra classifica dei migliori film di Andrew Garfield, quelli da vedere assolutamente oltre Spider-Man.

1. BOY A (2007)

Andrew Garfield è Jack in Boy A
Andrew Garfield è Jack in Boy A

Sono cattivi; sono pericolosi; quelli posti davanti al giudice, in silenzio dietro le sbarre, sono soprattutto bambini, bambini che hanno commesso un errore e che dopo anni di distanza ricevono finalmente una seconda possibilità. Cattivo, pericoloso e bambino è Eric Wilson, il quale dopo aver trascorso quattordici anni in un carcere minorile a Manchester, è ora pronto a fare il suo ritorno in società sotto il nome di Jack Burridge. Da carnefice a eroe, la svolta che la vita gli riserva è una montagna russa pronta lanciargli sotto forma di flash dei fotografi, ricordi e frammenti di un rimorso mai espiato. Una caduta nella voragine della colpevolezza che fa di Boy A un film da recuperare, scandito da rimandi Free cinema britannico e costruito sulle ceneri di quella sensazione di ribellione e incomprensione tipica degli "angry Young men" che non si è mai veramente scemata, ma ha solo cambiato forma. Tra i vicoli di una Manchester labirintica e alienante, con i suoi palazzi tutti uguali e identici, si muove il Jack Burridge di Andrew Garfield. Erano ancora lontani gli anni di The amazing Spider-man, di The Social Network e del dinamico Tick... tick... BOOM!, eppure già in Boy A si rivela in nuce quell'anima dicotomica, scissa e in continuo conflitto che caratterizzerà l'intera carriera di questo giovane attore. Il passato è un'ombra che cammina al fianco del presente, pronto a sabotare, incupendogli, ogni singola giornata di sole. Una guerra interna che Garfield fa propria e traduce con la forza delle espressioni attraverso passaggi e mutamenti repentini sul proprio viso: le labbra distese in un sorriso sereno lasciano dunque spazio a bocche serrate, ed espressioni accigliate. La preoccupazione è tangibile, la paura e il senso di inadeguatezza sconfinano fuori dallo schermo invadendo lo spazio privato di uno spettatore incapace di sottrarsi al giro di giostra su cui è lanciata l'interiorità del protagonista. E così, facendosi ponte tra l'universo dentro e fuori dall'inquadratura, Andrew Garfield riesce a fare del proprio personaggio un essere umano, giudicato e giudicante, vittima e carnefice, santo e peccatore, ragazzo e uomo pericoloso, eroe e nemico di se stesso.

2. NON LASCIARMI (2010)

Andrew Garfield nel film Never Let Me Go
Andrew Garfield nel film Never Let Me Go

Ispirata all'omonimo romanzo di Kazuo Ishiguro, la sceneggiatura di Alex Garland per il film diretto da Mark Romanek segue pedissequamente quanto narrato dalla sua fonte letteraria. Un gioco di perfetto "copia-incolla" che strizza l'occhio all'uomo tecnologico, illudendo il lettore che quello raccontato sia un futuro possibile, un futuro in cui la morte è solo un ricordo e la malattia un segno di matita da cancellare con la vita dei nostri cloni. Non lasciarmi è una storia di vite riconsegnate ai destinatari per mezzo di mutilazioni; le stesse mutilazioni che segnano il destino dei protagonisti già a partire dai loro cognomi. Già, perché di Kathy, Ruth e Tommy non bisogna sprecare nulla, e tanto basta anche solo una lettera per identificarli. Un'iniziale: ecco cosa serve per dei ragazzi la cui nascita asservisce alla depravazione fisica di organi destinati a chi un cognome ce l'ha. I tre (magistralmente interpretati da Carey Mulligan, Keira KnightleyAndrew Garfield) sono cloni, semplice merce di scambio. Appropriandosi del significato intrinseco del romanzo di Ishiguro, con Non Lasciarmi Garland e Romanek mostrano quanto l'uomo, pur di sconfiggere la morte, arrivi a perdere la propria umanità mostrandosi nella sua indicibile mostruosità. Ed è così che il clone diventa più umano dell'umano stesso. Un ribaltamento etico e morale permesso soprattutto dalla performance dei tre attori protagonisti, capaci di svestirsi della propria interiorità per lasciare spazio a giovani alla disperata ricerca di se stessi, della loro natura umana, di un briciolo di umanità per poter sperare, amare, vivere.

3. THE SOCIAL NETWORK (2010)

Andrew Garfield in una scena di The Social Network
Andrew Garfield in una scena di The Social Network

Ancora rimbomba nelle orecchie quel "Mark!" urlato a gran voce tra i corridoi di Facebook da Eduardo Saverin. Agnello sacrificale, ed elemento da tradire, il personaggio interpretato da Andrew Garfield in The Social Network è molto più che un semplice co-protagonista. È la tessera del domino che cade lasciando dietro sé una tabula rasa. Amico e nemico, aiutante e villain, in Saverin abitano varie personalità e ruoli da impersonificare in relazione al momento temporale narrato. Grazie alla performance introspettiva e camaleontica di un Garfield capace di passare dal sorriso e ampi abbracci, a sguardi seriosi e occhi brucianti di vendetta, Saverin vive una seconda volta, urlando a gran voce l'ingiustizia subita e il pugnale conficcatogli alle spalle. Il diavolo e l'acqua santa, il finanziatore che deposita 1000 dollari dal suo conto, ne aggiunge altri 17.500, per un totale di 18.000, e l'uomo pronto a tornare "non per riprendersi il 3%, ma per riprendersi tutto" fanno il loro ingresso nel film di David Fincher dando il via all'ascesa all'impero di Mark Zuckerberg, e la sua disfatta nell'Olimpo dei nemici.

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4. 99 HOMES (2014)

Andre Garfield in una scena del film 99 Homes
Andre Garfield in una scena del film 99 Homes

Il sogno americano ha lasciato spazio a una fucina di incubi. Un ribaltamento onirico che ha preso e intaccato anche il mondo della Settima Arte. E così Hollywood si fa sempre più grembo materno di esistenze orientate verso il dolore, la sofferenza, la frustrazione. L'incubo in 99 Homes prende le forme di una casa non più abitata da fantasmi, ma da agenzie e banche fedifraghe che cacciano i loro proprietari sostituendo l'amore con l'avarizia. Proiezione in scala ridotta dello stesso Paese, la casa per i cittadini si fa simbolo di protezione, sicurezza, e di tutti quei valori così tanto osannati dall'etica americana. Una volta privati di quelle mura, i cittadini si sentono pertanto abbandonati dal proprio paese, traditi, lasciati fuori dalla porta dell'accettazione. A farsi portavoce di questo spettro ombroso di un'America spogliata del suo abito patinato e cucito di false promesse, è il personaggio di Andrew Garfield, uomo troppo giovane per farsi eroe contro un sistema, e troppo grande per sottrarsi a esso. Perpetuamente in lotta con se stesso e col proprio destino, quintessenza del bravo ragazzo e giovane operaio che da sfrattato grazie all'aiuto di Mike (Michael Shannon) si ritroverà a sfrattare, Dennis incarna i due lati dell'America, quella disperata e quella avida di successo, soldi, anima e lacrime altrui. Andrew Garfield con 99 Homes si fa doppia faccia di una stessa medaglia; il suo viso è un foglio bianco su cui disegnare ogni sfumatura umorale. Il passaggio da uno stato d'animo è netto, totale, sentito e per questo realisticamente umano. Caricando ogni sentimento, Garfield risulta comunque capace di rientrare nei confini della performance controllata senza eccedere nel campo dell'overacting. E così ogni emozione si fa vera, e il suo personaggio emblema di un'America contemporanea che si sveglia dai sogni per vivere l'incubo.

5. LA BATTAGLIA DI HACKSAW RIDGE
 (2016)

Hacksaw Ridge: Andrew Garfield in un momento del film
Hacksaw Ridge: Andrew Garfield in un momento del film

"Ancora uno, fammene salvare ancora uno". E intanto le bombe a mano, le mitragliatrici e i cannoni squarciano il silenzio a Hacksaw Ridge. "Ancora uno, ti prego Dio, fammene salvare ancora uno". Un urlo disperato fattosi sibilo taglia l'aria tempestata di morte che avvolge il campo di battaglia. Un mantra fattosi preghiera che Desmond Doss ripete a se stesso, per incitarsi, infliggersi coraggio e ritrovare quella spinta necessaria per salvare un proprio compagno, e un altro ancora, mentre intorno a lui infuria l'inferno della guerra. Desmond Doss non ha bisogno di armi. Obiettore di coscienza, ha riposto nella propria fede la sua ancora di salvezza e nelle parole di Dio il mantello con cui proteggersi e proteggere. Perfetta commistione di guerra e di fede, (quella in Dio, ma anche nei propri ideali), senza per questo scadere nel patriottismo esacerbato, o eccedendo in un fin troppo facile buonismo, La battaglia di Hacksaw Ridge (presentato fuori concorso alla mostra del cinema di Venezia nel 2016) non è un inno alla religione cristiana, e nemmeno un canto alla guerra. È semplicemente un omaggio a un uomo, che con forza e perseveranza ha combattuto contro i pregiudizi tanto intensamente quanto ha sfidato l'esercito nemico giapponese nel corso del secondo conflitto mondiale. Un uomo, Desmond Doss, interpretato con forza e umanità da un Andrew Garfield svestitosi di eroismo per sporcarsi di fragilità. Mel Gibson aveva bisogno di un ragazzo dal corpo esile, ma che nascondesse tra i sottostrati epidermici una forza di volontà brutale, una coerenza coi propri valori che andasse ben al di là dell'ingenuità traspirante dai propri occhi. Puntando su Garfield, su quel modo di caricare i propri personaggi di quell'apparente fragilità d'animo pronta a scoppiare in un urlo interno liberatorio, Gibson trova in questo attore un'anima e un corpo da utilizzare come carta carbone su cui ricostruire e rianimare una e più volte Desmond Doss.

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