After the Hunt, recensione: l'umanità marcia e deludente secondo Luca Guadagnino

Il regista e il suo magnifico cast ragionano sull'ipocrisia del privilegio, interrogandosi sul senso della "caccia alle streghe" messa in atto dalla generazione dall'indignazione facile. Protagoniste Julia Roberts e Ayo Edebiri. In sala dal 16 ottobre.

Julia Roberts è la protagonista di After the Hunt

A Luca Guadagnino manca Woody Allen. Il suo cinema e soprattutto il coraggio di dire cose scomode, che possono andare contro il pensiero comune e più perbenista. L'ultimo film, After the Hunt: Dopo la caccia, presentato fuori concorso a Venezia 82, prima dell'uscita in sala il 16 ottobre, sembra davvero evocare l'autore di New York. Fin dai titoli di testa: l'inconfondibile font Windsor Light Condensed è accompagnato da sonorità jazz, tratto distintivo di Allen. Ma, oltre all'omaggio estetico, è proprio lo spirito brillante dell'autore che deve evidentemente aver guidato Guadagnino e Nora Garrett, sceneggiatrice al suo esordio cinematografico.

After The Hunt Dopo La Caccia Julia Roberts Foto
Julia Roberts in After the Hunt

Anche gli ambienti e la classe sociale messi sotto lente d'ingrandimento ricordano moltissimo la filmografia dell'autore americano. La protagonista è infatti Alma (Julia Roberts), professoressa di filosofia all'università di Yale. Sofisticata, elegantissima, intelligente. Tutti la adorano: il marito, Fredrik (Michael Stuhlbarg, che torna a lavorare con Guadagnino dopo Chiamami col tuo nome e Bones and all), psichiatra che cucina per lei piatti pieni d'amore; il collega Hank (Andrew Garfield), brillante e spavaldo, e Maggie (Ayo Edebiri), studentessa che la vede come qualcosa di più di una mentore. Tutti sono collegati dalla spasmodica ricerca di attenzioni e approvazione di Alma.

Questo cerchio magico viene però rotto da una serie di eventi inattesi: Hank scopre una verità scomoda, mentre Maggie lo accusa di qualcosa di orribile. Entrambi vorrebbero che Alma fosse della loro parte. Nella gabbia dorata del privilegio l'indignazione è però più una maschera con cui guadagnare seguito che una lotta per i propri ideali. Ogni personaggio viene quindi travolto dall'impalcatura splendente di bugie che ha costruito per riuscire a guardarsi allo specchio. Sì, la "caccia" di cui si parla nel titolo è quella fatta negli ultimi anni dai "guerrieri della giustizia sociale", di cui è rimasto vittima anche lo stesso Woody Allen, ormai un reietto a Hollywood.

Guadagnino fa a pezzi la Gen Z (ma anche i boomer non ne escono bene)

"Quando offendere qualcuno è diventato un peccato capitale?" si chiede Hank durante una cena organizzata nella splendida casa di Alma e Frederik. A rispondere piccata è Maggie, esponente della Gen Z che, in quanto donna, nera e gay, non ci sta a farsi dire che oggi la figura dominante del "maschio bianco etero cis" sia stata messa da parte in favore delle minoranze. Secondo lei si tratta di ipocrisia, di una moda passeggera. E in effetti, la contemporaneità le dà ragione (il Presidente Trump, al suo secondo mandato, ha smantellato i programmi governativi su inclusione e diversità). Peccato che lei stessa, adottata da una famiglia ricchissima, tra i principali finanziatori dell'università, eserciti la sua indignazione come un'arma. A Maggie non serve essere una studentessa brillante: la sua classe sociale le permette di emergere ugualmente. E, dove non arriva il nome della famiglia, ci pensa il furore moralista della sua generazione al metterla al sicuro da ogni critica e occasione di guardarsi con sincerità.

"Sono possessivi nei confronti del loro dolore: è l'unico modo che hanno per affermarsi", dice Kim, la psicologa dell'università interpretata da Chloë Sevigny. Forse è vero, la necessità di costruirsi un'identità sui social e un seguito online hanno esasperato la ricerca di una morale inattaccabile che poi non ha riscontro nella realtà, ma anche la generazione di Alma, i boomer, non escono bene dal racconto di Guadagnino. Anche lei è ipocrita, perché in passato si è piegata alle dinamiche di potere maschiliste e classiste dell'università per non mettere in pericolo la propria carriera.

Julia Roberts, l'altro lato di After the Hunt: "Oggi abbiamo smesso di comunicare" Julia Roberts, l'altro lato di After the Hunt: 'Oggi abbiamo smesso di comunicare'

Per non parlare di Hank, che, nonostante sia un intellettuale, mangia e flirta con le studentesse come se fosse il padrone del mondo, volgare nell'ostentazione della propria sicurezza, come se avesse il diritto di fare e dire tutto ciò che vuole, senza temere conseguenze. E quindi? Chi sono i buoni? Nessuno. È questo che ci dicono senza mezzi termini Guadagnino e Garrett. Tutti mentono, come diceva Dr. House e tutti, anche i più istruiti e razionali, cedono alle proprie debolezze. Perché gli esseri umani sono così: imperfetti, deludenti, marci.

Un cast brillante

After The Hunt Dopo La Caccia Ayoedebiri Scena
Ayo Edebiri

In After the Hunt: Dopo la caccia viene detta una grande verità: la più grande forma di discriminazione viene dall'essere poveri e non avere quindi potere. Per quanto moralmente condannabili, inetti o bugiardi, questi personaggi sono destinati a cadere sempre in piedi. Il loro privilegio, quello vero, quello dei soldi, gli permetterà infatti di rialzarsi e di avere sempre nuove occasioni. Peccato che dei temi e delle idee così interessanti non siano approfonditi appieno dalla scrittura. Non tutto torna infatti nella sceneggiatura di Garrett, che in diversi punti sembra più un compito sui "danni del politicamente corretto". A sopperire alle mancanze del testo ci sono però la regia di Guadagnino, sempre coinvolgente, la colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross, e un cast eccellente.

Afther The Hunt Foto Julia Roberts
Una scena di After the Hunt

Julia Roberts è magnifica, impegnata in una trasformazione morale e fisica verso il degrado che ricorda quella di Cate Blanchett in Blue Jasmine (forse il film di Allen più citato qui). Ma non sono da meno anche le sue co-star: Garfield qui è ambiguo e inquietante, Stuhlbarg fa venire voglia di abbracciarlo mentre Edebiri (Sydney nella serie The Bear) si conferma come uno dei più grandi talenti della sua generazione. Peccato quindi per quell'ultimo scatto che avrebbe reso After the Hunt: Dopo la caccia la fotografia più lucida di questa generazione. In ogni caso una visione da non perdere.

Conclusioni

Dopo aver raccontato in diversi film la Gen Z con occhi pieni d'amore, in After the Hunt: Dopo la caccia Luca Guadagnino è molto critico nei confronti della "caccia alle streghe" messa in atto, in alcuni casi, dalla generazione che si indigna molto facilmente. Invocando lo spirito dissacrante di Woody Allen, con la sceneggiatrice Nora Garrett si lancia in una critica feroce di chiunque possieda un privilegio e lo nasconda dietro una facciata di finta moralità. Peccato che la scrittura non sia all'altezza di regia e cast. Ma è comunque una visione interessante e anarchica, che prova a distaccarsi dall'ipocrisia di chi non vuole sentirsi criticare.

Movieplayer.it
3.0/5
Voto medio
N/D

Perché ci piace

  • La regia di Luca Guadagnino.
  • Il cast, guidato da una Julia Roberts bravissima.
  • La colonna sonora di Trent Reznor e Atticus Ross.

Cosa non va

  • La sceneggiatura di Nora Garrett è un po' acerba .