Abbi fede, la recensione: Trovare il proprio equilibrio

La recensione di Abbi fede, il surreale film con Giorgio Pasotti e Claudio Amendola disponibile in esclusiva su RaiPlay dall'11 Giugno.

RECENSIONE di 11/06/2020
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Abbi Fede: il cast in una foto

Scrivere una recensione di Abbi fede, il film diretto da Giorgio Pasotti e disponibile in esclusiva su RaiPlay dall'11 giugno, presenta una difficoltà in qualche modo assimilabile a quella del progetto stesso: riuscire a ottenere il necessario equilibrio. Nel nostro caso parliamo del saper bilanciare pregi e difetti, nel comunicare gli indubbi meriti e le qualità senza trascurare quel che non funziona del tutto; nel caso del lavoro di Pasotti, nel bilanciare le diverse anime e i diversi toni di un film complesso quanto ambizioso, che si ispira al lungometraggio danese Le mele di Adamo per prendere una propria strada personale.

Al confine, tra bene e male

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Abbi Fede: Claudio Amendola e Giorgio Pasotti in una scena del film

Abbi Fede ci porta in Trentino Alto Adige, dove arriviamo insieme ad Adamo, neofascista assegnato alla comunità di recupero di padre Ivan, un sacerdote con una incrollabile fede non solo in Dio, ma anche nel prossimo. È proprio questa fortissima e positiva convinzione che viene messa alla prova, giorno dopo giorno, nel rapporto con il nuovo arrivato che deve inserirsi tra i pochi ma singolari membri della piccola comunità, dallo sciatore alcolizzato Gustav all'ex terrorista Khalid, fino all'arrivo della problematica figura di Sara, che darà un'ulteriore scossa alle convinzioni del sacerdote. Elementi che compongono il complesso quadro messo in piedi da Pasotti, che fanno da sfondo al percorso di Adamo verso quell'obiettivo che appare ogni giorno più difficile da raggiungere: la realizzazione di uno strüdel di mele, raggiungere un obiettivo per trovare se stesso e il proprio equilibrio.

Ivan e Adamo, le colonne della storia

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Abbi Fede: una scena con Giorgio Pasotti e Claudio Amendola

La storia che Giorgio Pasotti ci racconta inizia proprio dall'arrivo di Adamo alla stazione del paese e dall'accoglienza da parte di Ivan, un primo incontro in cui nasce e si evidenzia la netta contrapposizione tra i due, tra due visioni opposte della vita e del mondo. Pur trattandosi di un film corale, è in questo dualismo che si costruisce tutto lo sviluppo narrativo, nonché le scelte di messa in scena e di fotografia, di Giorgio Pasotti: il suo Ivan è eccessivo e sopra le righe nella sua fortissima fede e nel suo incrollabile ottimismo, laddove l'Adamo di un bravo Claudio Amendola è solido e ben piantato con i piedi per terra. Da una parte la luce e la serenità, dall'altra le ombre e il malessere. Due stili visivi che accompagnano le due opposte e inconciliabili visioni della vita, pronte a contaminarsi l'un l'altra ed eventualmente scambiarsi di ruolo.

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Una miscela difficile

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Abbi Fede: un'immagine promozionale

È l'eterna lotta tra bene e male che si concretizza nel braccio di ferro tra i due, vissuto con i toni della commedia agrodolce, ma lasciandosi andare a più di una trovata a base di umorismo scorretto e situazioni surreali. È nel trovare la giusta alchimia tra questi elementi, tra la sognante e ingiustificata positività di Ivan, la cupezza del mondo di Adamo diventato così attuale, la cattiveria di alcune situazioni e l'ironia scorretta di altre, che risiede la principale difficoltà del lavoro messo in piedi da Giorgio Pasotti, ambizioso e lodevole, ma riuscito solo a tratti. Non sempre l'equilibrio tra questi diversi aspetti e toni appare bilanciato e compiuto, lasciandoci con l'amaro in bocca per un film che avrebbe potuto colpire con più forza di quanto riesca a fare.

Conclusioni

Chiudiamo la recensione di Abbi fede con il rammarico per un progetto che ci è apparso ambizioso e interessante, ma non del tutto compiuto ed equilibrato nei diversi toni che sfrutta per raccontare l’eterna contrapposizione tra bene e male, rappresentati dal sacerdote sopra le righe interpretato da Giorgio Pasotti e il neofascista di un solido e bravo Claudio Amendola. Una commedia dolceamara, venata di umorismo scorretto e personaggi surreali che riesce comunque a intrattenere e suscitare riflessioni nello spettatore.

Movieplayer.it

3.0/5

Voto medio

1.4/5

Perché ci piace

  • Il modo in cui lo stile visivo accompagna e asseconda la contrapposizione tra i due protagonisti e le loro idee.
  • Claudio Amendola, solido ed efficace nei panni del neofascista Adamo.
  • I temi e il modo in cui riescono a essere attuali.
  • La cattiveria di alcune situazioni e l’umorismo scorretto…

Cosa non va

  • … che però a volta appare dissonante nel contesto in cui è inserito.
  • Non sempre Pasotti riesce a mantenere l’equilibrio tra i diversi toni e le diverse anime del film.