A Modern Family

2018, Commedia

A Modern Family: in tre sotto un tetto

Basato sulla dinamica non certo nuova che vede un team genitoriale improvvisato alle prese, di punto in bianco, con un pargolo da gestire, il film di Andrew Fleming si gioca tutto sull'alchimia e sulla simpatia irresistibile di Steve Coogan e Paul Rudd.

L'idea non è certo nuova e, anzi, fu alla base del successo di una commedia francese candidata all'Oscar alla metà degli anni '80: ma i protagonisti di Tre uomini e una culla - e del suo remake americano Tre scapoli e un bebè - erano donnaioli indefessi, con appena la più vaga idea di sottotesto omoerotico legata a doppio filo allo stereotipo dell'inettitudine maschile alla gestione dei bambini. I tempi sono cambiati e oggi la dinamica dei "genitori per caso" può essere inserita in un contesto arcobaleno: a farlo è Andrew Fleming, attivo in TV e regista e sceneggiatore di alcune commedie abbastanza dimenticabili tra gli anni '90 e gli inizi del nuovo millennio.

A Modern Family: Steve Coogan e Paul Rudd in una scena del film
A Modern Family: Paul Rudd, Steve Coogan e Jack Gore in una scena del film

Fleming si affida a un paio di talenti comici d'eccezione per raccontare la vicenda di una agiata coppia gay che si ritrova costretta a ospitare il nipote del più attempato dei due quando il padre scapestrato del ragazzino finisce in galera. Ora, Erasmus e Paul a un figlio non ci avevano certo pensato: troppo presi dai frenetici impegni televisivi del celebrity chef Erasmus e dai conflitti di una relazione appassionata, ma difficile e un po' squilibrata, e troppo impegnati a godersi il benessere, le gozzoviglie e le comodità della loro favolosa magione di Santa Fe.

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Colazione da Wendy's

A Modern Family: Steve Coogan in un momento del film

Il ragazzino arrivato dal nulla non è un infante che vada accudito giorno e notte, ha già dieci anni, ma qualche grattacapo lo dà: tanto per cominciare non ne vuole sapere dei manicaretti di Erasmus e vuole mangiare solo al fast food. C'è anche il dettaglio trascurabile che il nonno non sa nemmeno come si chiami e quindi non può iscriverlo a scuola. Insomma, i primi passi di questo rapporto imposto non sono facili e mettono a dura prova la relazione tra i due partner, con Paul costretto a occuparsi del nipote del compagno pigro, gaudente e distratto.
Il corso della storia è abbastanza prevedibile, la sceneggiatura non riserva svolte sorprendenti ma si limita a fornire materiale fertile e irriverente all'istrionico Steve Coogan - che si diverte un mondo con questo personaggio che non potrebbe essere più nelle sue corde - e all'adorabile Paul Rudd, che abbiamo visto in innumerevoli commedie più o meno romantiche e che si è sempre mostrato a suo agio nei territori del bromance.

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L'amore è...

A Modern Family: Jake McDorman in una scena del film

A Modern Family vive tutto su questa frizzante alchimia tra l'incontenibile, sardonico Coogan e il più contenuto, e più seducente, collega americano: due attori non solo decisamente carismatici, ma anche versatili abbastanza da dare nerbo e credibilità ai (pochi, ma riusciti) momenti drammatici del film di Fleming. Battute e situazioni, per quanto spesso al limite, non passano la misura adeguata a un film per famiglie, e il risultato è che A Modern Family riesce a indirizzare, con leggerezza e calore, a un pubblico potenzialmente vasto, il suo senso di inclusività e connessione umana.

A Modern Family: Steve Coogan e Jack Gore in una scena del film

E alla fine dei giochi arriva forte e chiaro il messaggio politico in favore delle famiglie arcobaleno, quelle che secondo il ministro della Famiglia del governo italiano attualmente in carica "non esistono": il film di Fleming incoraggia e celebra un amore che è consapevolezza, impegno, ascolto, conoscenza e superamento degli egoismi. Se conta più o meno del miracolo sbadato della riproduzione biologica decidetelo voi.

A Modern Family: in tre sotto un tetto
Alessia Starace
Redattore
3.0 3.0
Cinecittà World
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