2 cuori e 2 capanne: Max Bruno, Claudia Pandolfi, Edoardo Leo in nome "dell'educazione sentimentale"

"I giovani meritano attenzione. Fanno paura perché sono determinati". Così a Movieplayer il regista e i protagonisti della rom-com arrivata in sala. La nostra video intervista.

Edoardo Leo, Claudia Pandolfi e Massimiliano Bruno nella nostra intervista

Oltre i confini della rom-com, 2 cuori e 2 capanne diventa il punto di partenza per parlare di amore, cambianti e nuove generazioni. Approfondiamo i temi con il regista Massimiliano Bruno, affiancato dai protagonisti, Edoardo Leo e Claudia Pandolfi. Come di consuetudine, ci aspettano in una stanza d'albergo allestita a set per le interviste video organizzate in vista dell'uscita del film.

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Edoardo Leo e Claudia Pandolfi in scena

La storia? Quella di Alessandra e Valerio, che non potrebbero essere più opposti: lei professoressa femminista, lui preside maschilista inconsapevole. Finiscono a letto, scoprono di lavorare nella stessa scuola e, come se non bastasse, scoprono di aspettare un inatteso bambino.

2 cuori e 2 capanne: intervista a Edoardo Leo, Claudia Pandolfi e Massimiliano Bruno

Non è un caso che il regista romano chiuda la commedia soffermandosi su quei ragazzi che scendono in piazza e chiedono spazio, diritti, educazione sentimentale. Perché fanno paura? Max Bruno dice a Movieplayer: "A noi non fanno paura. La paura nasce sempre quando c'è un pensiero diverso. Il cambiamento fa paura solo a chi lo considera un male. Noi invece crediamo che possa essere una possibilità di verità. Questa storia d'amore nasce proprio dal desiderio di raccontare una generazione a cui spesso non viene data voce e che meriterebbe molta più attenzione".

Edoardo Leo allarga lo sguardo: "È sempre stato così. I ragazzi hanno fatto paura ai sessantottini, ai post-sessantottini fino alla fine degli anni Settanta. C'è stato un grande buco, ma ora questi giovani che tornano in piazza sono un segnale bellissimo. Non sono mossi da una spinta partitica, ma da un dissenso spontaneo. Questo vuol dire che la società è viva e che questa generazione è molto più sveglia di come la raccontiamo".

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Tutti in classe: una scena del film

Per Claudia Pandolfi le nuove generazioni fanno paura perché hanno "consapevolezza, del libero arbitrio, delle scelte personali. Fa paura quando il gregge smette di essere tale e si autodetermina". Nello specifico, il regista racconta un episodio che lo ha colpito: "Durante una manifestazione per Gaza c'erano striscioni di ragazzi delle scuole che non nominavano né una parte né l'altra. Dicevano solo: 'Siamo qui per il rispetto dell'umanità'. Questo mi ha emozionato. La maggior parte degli esseri umani è buona. Il marcio fa più rumore, perché compie gesti gravi, ma non è la maggioranza".

Claudia Pandolfi, al centro tra Bruno e Leo, sorride, e aggiunge una nota più amara: "È una visione bellissima e ottimista, e mi piace pensarla così. Però a volte ho l'impressione che stia vincendo il male". Il regista romano ribatte con ironia e speranza: "Il male sta esagerando talmente tanto che finirà per creare una rivoluzione. A un certo punto ci uniremo tutti e diremo no. Sembra Star Wars, lo so: tutti insieme contro il lato oscuro".

Un film che parla di "ascolto"

In 2 cuori e 2 capanne c'è anche il tema dei maestri e degli insegnanti. Ma esistono ancora? Claudia Pandolfi, sempre eccezionale anche fuori dal set, sterza e dice: "Gli insegnanti oggi hanno cambiato piattaforma". Nulla di più vero. Riflette poi Leo: "Il problema è che non sappiamo più riconoscere i maestri. Io da ragazzo avevo punti di riferimento chiarissimi, da Malcolm X a Berlinguer, fino a certi artisti che hanno cambiato il modo di pensare. Oggi facciamo fatica a capire quali siano gli idoli degli adolescenti, e rischiamo di perderci. Ma io credo che i maestri esistano ancora, siamo noi che facciamo fatica a vederli".

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Bruno concorda: "Bisogna stare in ascolto. Io ho 55 anni e non è facile entrare nella testa di un quindicenne. Tra poco dovrò farlo per forza, con mio figlio". L'attore porta un esempio personale: "Il problema sono le chiavi di lettura. Quando ho fatto leggere la sceneggiatura a mio figlio, che aveva 18 anni, abbiamo discusso sui testi trap. Io ero scandalizzato da certe parole, lui mi ha spiegato che per loro hanno un altro significato. Ho capito che lui aveva delle chiavi che io non avevo".

Da lì, il parallelo con il passato: "Noi oggi critichiamo quei testi, ma veniamo da canzoni che dicevano 'senza te mi ammazzo' o 'sei mia'. Non leggevamo il significato letterale, avevamo altre chiavi per decodificarle. Dietro c'era un afflato romantico, non qualcuno pronto a buttarsi da un ponte". Ed Edoardo Leo chiude il cerchio: "Il punto è questo: al di là del gusto personale, non abbiamo tutte le chiavi per capire cosa si stanno dicendo loro. Ed è normale. Fa parte del diventare grandi, o vecchi. Ma il film prova proprio a stare lì, in mezzo, ad ascoltare".