1994, la recensione degli episodi 3 e 4: Berlusconi, Di Pietro e quella donna da conquistare

La recensione degli episodi 3 e 4 di 1994: nella serie Sky è il momento dell'ingresso in scena di Pietro Bosco e di Antonio Di Pietro.

RECENSIONE di 11/10/2019
I Protagonisti Di 1994
1994: il cast al photocall

"Voglio lasciare il segno. Voglio che la gente se lo ricordi Maroni". Iniziamo dalle parole di Roberto Maroni la recensione di 1994, episodi 3 e 4. Come vi abbiamo raccontato nella recensione degli episodi 1 e 2 di 1994, la nuova stagione della serie tv in onda su Sky Atlantic è costruita con una serie di racconti monografici, dedicati a un personaggio e a un preciso momento di quell'anno.

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E così, dopo Leo Notte (e Silvio Berlusconi) e Veronica Castello, l'episodio 3 è quello dell'ingresso in scena del leghista Pietro Bosco. Mentre l'episodio 4 è dedicato ad Antonio Di Pietro e al suo assistente Dario Scaglia. Amori e corteggiamenti (politici), minacce e bracci di ferro (simbolici), tutto mentre in America si giocano i mondiali di calcio del 1994, quelli di Arrigo Sacchi e Roberto Baggio, e veniamo cullati dalla dolcissima voce di Bruno Pizzul. E vogliamo usare una metafora calcistica per spiegarvi come questi due episodi, rispetto ai primi due, siano una partita più tattica: meno di impatto ma più sottili, riflessivi, ancora una volta frutto di una grande documentazione per la storia italiana e di una fusione perfetta tra finzione e realtà. Dopo aver visto questi episodi confermiamo il nostro giudizio: 1994 è una delle migliori serie italiane realizzate finora, ed è estremamente intelligente per come, guardando al passato, riesce a parlarci del presente. 1994 siamo noi, ora. 1994 siamo noi italiani.

La trama: il decreto salvaladri e il braccio di ferro Berlusconi - Di Pietro

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1994: Antonio Gerardi in una scena della quarta puntata

Episodio 3: Siamo in uno studio televisivo, dove Pietro Bosco (Guido Caprino) è alle prese con un dibattito in campagna elettorale. Salta fuori il problema del padre, da lui citato come esempio, ma che non paga gli operai da un anno. Qualche tempo dopo vediamo Bosco giurare come sottosegretario agli interni, dove Bobo Maroni è ministro. Si troverà alle prese con il famoso decreto Biondi, il decreto "salvaladri", che ricadrà anche sulla sua vita privata in maniera drammatica. Episodio 4: è il 7 maggio, e Silvio Berlusconi riceve Antonio Di Pietro (Antonio Gerardi): con il pool Mani Pulite c'è ormai tensione, e lui propone a Di Pietro il ministero degli interni. Rifiuterà, e il braccio di ferro con il governo, in seguito al decreto Bondi, diventerà sempre più duro, con il pool a minacciare le dimissioni. Mentre l'assistente di Di Pietro, Dario Scaglia (Giovanni Ludeno) si troverà a dover scegliere tra la giustizia e la propria famiglia.

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Pietro Bosco, la Lega e la giusta distanza

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1994: Guido Caprino in un'immagine della serie

Una delle regole del giornalismo è quella di saper guardare i fatti dalla giusta distanza, senza cioè, essere coinvolti in quello che si racconta. Non è una ricostruzione giornalistica (anche se il racconto dei fatti è evidentemente figlio di una ricerca certosina) 1994, ma, detto che ha la giusta distanza sul piano emotivo, la trova anche dal punto di vista temporale. Guardare Pietro Bosco (un bravissimo, rabbioso, Guido Caprino) e la Lega del 1994 non può che scatenare un confronto con quella di oggi. Pietro Bosco è il lato più ruspante e ingenuo della Lega, quella che diceva "i soldi della Lombardia rimangono in Lombardia", quella che, tutto sommato, aveva una sua idea e dei suoi valori (uno di questi era il sostegno a Mani Pulite). Era la lega di Maroni che suonava in una band blues, era quella di Speroni che andava in parlamento in cravatta, ma texana. Non certo la Lega che tatticamente si posiziona per cercare un certo elettorato, che lo sobilla a forza di slogan, che compie scelte che vanno a discapito dell'umanità. C'è un momento, nell'episodio 3, che è emblematico di tutto questo. Maroni, accompagnato da Bosco, entra nel suo ufficio al ministero degli interni: su un quadro legge tutti i ministri che lo hanno preceduto. Prima di lui c'è Carlo Azeglio Ciampi. Già questo confronto mette i brividi. Venticinque anni dopo ci sarebbe stato Matteo Salvini. Tutto torna, in 1994.

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Antonio Di Pietro: come lo vedevamo nel 1994?

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1994: Antonio Gerardi nel settimo episodio della stagione

Ma 25 anni sono la giusta distanza per ricordare Antonio Di Pietro? 1994 ha anche il pregio di ricordarci esattamente come percepivamo, 25 anni fa, Antonio Di Pietro, protagonista dell'episodio 4. In quegli anni Di Pietro era l'Eroe per antonomasia, l'uomo tutto d'un pezzo che aveva fatto cadere un sistema, il simbolo della lotta alla corruzione. Nel corso degli anni il suo Mito si sarebbe piuttosto sbiadito, con la sua non memorabile carriera politica finita in calando. L'Antonio Di Pietro di Antonio Gerardi, incisivo, potente, sobrio, è il Di Pietro all'apice della carriera e della fama, quello che aveva il 90% del consenso del Paese. L'episodio 4 inizia con un incontro tra Silvio Berlusconi e Di Pietro: il Cavaliere dice che l'Italia è come una bella donna, difficile da conquistare, e vorrebbe dividerla con Di Pietro, invece che litigarsela con lui. E gli offre il ministero dell'interno. Il dialogo tra i due, uno dei tanti punti alti della scrittura di 1994, è ovviamente immaginario, ma trasmette bene l'atmosfera che si respirava in quei mesi del 1994. Antonio Di Pietro e Silvio Berlusconi erano stati fin lì il nuovo che avanza, quello che aveva spazzato via il vecchio sistema e quello che ne avrebbe potuto prendere il posto. Una volta preso questo posto, però, si capisce che i due mondi sono inconciliabili. E allora inizia la sfida.

1994: Domenico Diele che fine ha fatto?

Baggio non aver paura di tirare un calcio di rigore

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1994: Silvio Berlusconi si esibisce nella seconda puntata

Lo spunto dello scontro sono le indagini del pool Mani Pulite sulla tangente Mondadori (un disclaimer, a fine puntata, ci dice che per questa Berlusconi fu poi assolto), azienda del gruppo Fininvest, e il decreto Biondi, che mise in difficoltà la magistratura. C'è tutto questo, nella terza e quarta puntata di 1994, e anche la storia di un altro personaggio secondario qui portato in primo piano, il Dario Scaglia di Giovanni Ludeno (e l'occasione è anche quella di rivedere, con lui, la Giulia Castello di Elena Radonicich, la sorella giornalista di Veronica Castello e compagna di Scaglia), che si trova a dovere decidere tra il suo senso di giustizia e il senso della famiglia.

Se le storie principali sono dedicate a Bosco e Di Pietro, si vedono comunque anche gli altri personaggi, Leo Notte e Veronica Castello, e soprattutto il grande protagonista di questa stagione, il Silvio Berlusconi di Paolo Pierobon. Se fin qui era un Berlusconi accattivante, gigione (tanto che, in rete, alcuni hanno accusato la serie di essere troppo benevola nei suoi confronti), in questi due episodi si assiste alla trasformazione del Berlusconi che fin lì si era visto come imbonitore suadente in campagna elettorale: ora è un Cavaliere aggressivo, rabbioso, quello che iniziava a scagliarsi contro i giudici. Il suo lato più guascone emerge tutto nell'incontro con Bosco e Maroni, sulle note di End Of A Century dei Blur, per mostrare loro la Coppa Campioni. A proposito di sogni di notti, di coppe e di campioni, uno degli snodi della vicenda accade durante la finale dei mondiali di USA 94: Roberto Baggio calcia il suo rigore alle stelle. E in quel momento sentiamo un senso di sconfitta per tutta l'Italia, non solo quella del calcio.

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Conclusioni

Nella recensione di 1994, episodi 3 e 4 vi spieghiamo come sia un viaggio indietro nel tempo, una ricostruzione di cosa siano stati quegli anni per l’Italia e di come stiano ancora tra noi: un’opera che mescola ricostruzione storica, sociologia politica e noir: tutto scritto e girato in maniera sopraffina.

Movieplayer.it

4.0/5

Perché ci piace

  • La serie riesce a parlare di ieri per parlare di oggi, raccontare il passato prossimo per riflettere sul presente.
  • Paolo Pierobon è il miglior Berlusconi mai visto sullo schermo.
  • Berlusconi e Di Pietro vengono rappresentati secondo quella che la loro percezione del 1994, in maniera fredda e non ideologica.

Cosa non va

  • Rispetto ad altre serie tv italiane è molto più complessa, e potrebbe non piacere a tutti.