Recensione Motel Woodstock (2009)

Tratto dal romanzo autobiografico di Elliot Tiber, il film di Ang Lee è un resoconto magistralmente narrato e molto divertente del making of dell'happening musicale più iconico che memoria ricordi, che rievoca alla perfezione lo spirito gioioso e liberativo dell'evento.

Woodstock dietro le quinte

Di Woodstock, la tre giorni di pace, amore e musica che si svolse in un angolo campestre dello stato di New York nell'agosto del '69 si sanno molte cose: anche i giovanissimi sanno citare qualche nome della stratosferica lineup, e in tutti quel nome evoca immagini di gioia, condivisione ed ebrezza. Ma forse non tutti sanno che la manifestazione non sarebbe stata possibile senza Elliot Tiber, giovane gestore di un motel sull'orlo del fallimento che aveva ottenuto chissà come un permesso per l'allestimento nella contea di un festival musicale.

James Schamus, produttore e sceneggiatore diMotel Woodstock e collaboratore storico di Ang Lee, rielabora per il grande schermo il memoir di Tiber e quel che ne esce è uno script compatto, brioso e incredibilmente divertente, che introduce con abilità la piccola comunità rurale popolata di personaggi bizzarri e ancora ignara di quanto sta per calarle addosso, e dipinge vividamente il baillamme in cui l'ingombrante evento la precipita; Ang Lee si serve di magistrali carrellate e dell'espediente dello split screen per trasmettere lo scompiglio, la coralità e soprattutto il montare del calore e dell'entusiasmo mano mano che Woodstock diventa realtà. A questo si aggiungano miriade di interpretazioni deliziose: se a fare la parte del leone è la magnifica Imelda Staunton, che strappa risate isteriche praticamente a ogni apparizione, sono diversi i piccoli ruoli azzeccati

- da quello di Liev Schreiber, improbabile ex marine in drag, a Emile Hirsch, giovane e tribolato reduce dal Vietnam che ritrova il sorriso grazie alla pacifica invasione, fino a Paul Dano, credibile hippie che ingaggia il protagonista in un coloratissimo triangolo erotico sulle note di The Red Telephone dei Love.

Forse il film di Ang Lee in gara a Cannes 2009 non ha lo spessore per puntare alla Palma d'oro, ma siamo di fronte a un sontuoso prodotto di intrattenimento che difficilmente scontenterà i nostalgici o le platee contemporanee, che vedono arricchire di una piccola gemma narrativa all'ampio retaggio della leggenda Woodstock.

Movieplayer.it

3.0/5