Insieme a Yu-Gi-Oh, anche The Pokémon Company ha preso le distanze da contenuti pubblicati dalla Casa Bianca che utilizzavano immagini e riferimenti alle loro proprietà per promuovere la propria linea politica. Entrambe i franchise chiariscono: nessuna autorizzazione è stata concessa per l'uso delle loro opere.
Yu-Gi-Oh prende le distanze dal video della Casa Bianca
Il franchise anime Yu-Gi-Oh si è trovato al centro di una controversia dopo la comparsa di immagini tratte dalla serie in un video diffuso dall'account ufficiale della Casa Bianca. Il filmato, collegato a contenuti di carattere militare e geopolitico, includeva riferimenti alla popolare saga giapponese senza alcun tipo di autorizzazione da parte dei detentori dei diritti.
La risposta è arrivata direttamente dai canali ufficiali della serie su X, dove è stato pubblicato un messaggio chiarificatore. "Abbiamo verificato che una pubblicazione dell'account ufficiale X della Casa Bianca ha utilizzato immagini della serie anime ufficiale Yu-Gi-Oh. Questa decisione è stata presa senza l'autorizzazione del proprietario dei diritti d'autore." Il comunicato sottolinea inoltre che nessuna delle parti coinvolte nella produzione del manga o dell'anime ha avuto un ruolo nella realizzazione del contenuto. "Nessuna delle parti associate al manga o all'anime ha partecipato a questa pubblicazione e non è stato concesso alcun permesso per l'uso della proprietà intellettuale."
Il punto non è soltanto legale. L'uso di un'opera di intrattenimento all'interno di un messaggio politico o militare può suggerire, anche involontariamente, un allineamento con determinate posizioni. Per franchise globali come Yu-Gi-Oh - nate come prodotti culturali destinati a un pubblico internazionale - questo tipo di associazione può diventare problematica.
Il caso ha suscitato ulteriore sorpresa perché nel video non compariva solo Yu-Gi-Oh: tra i riferimenti utilizzati figurava anche Beerus, il Dio della Distruzione dell'universo di Dragon Ball Super, segno che l'utilizzo di immagini anime era parte di un montaggio più ampio.
Anche Pokémon interviene: "Nessun permesso per usare la nostra proprietà"
La vicenda non si è fermata qui. Nei giorni successivi anche The Pokémon Company ha dovuto intervenire per chiarire una situazione simile. L'azienda ha reagito dopo che la Casa Bianca aveva condiviso sui social un'immagine ispirata allo stile grafico di Pokémon Pokopia, uno spin-off videoludico della saga Pokémon pubblicato nel marzo 2026 per Nintendo Switch 2.
Il post imitava l'estetica del gioco - inclusi font e immagini - accompagnandolo con lo slogan politico "Make America Great Again". L'immagine, diffusa su X, è diventata rapidamente virale e ha attirato critiche da parte di fan e osservatori del settore. Di fronte alla crescente attenzione, l'azienda ha diffuso una dichiarazione ufficiale tramite la portavoce Sravanthi Dev: "Siamo a conoscenza di recenti contenuti social che includono immagini associate al nostro marchio. Non siamo stati coinvolti nella loro creazione o distribuzione e non è stato concesso alcun permesso per l'uso della nostra proprietà intellettuale." La dichiarazione prosegue ribadendo un principio fondamentale dell'identità del brand: "La nostra missione è unire le persone di tutto il mondo, e questa missione non è associata ad alcun punto di vista o agenda politica."
Non è nemmeno la prima volta che il franchise Pokémon si trova costretto a prendere le distanze da contenuti governativi statunitensi. Episodi simili erano già avvenuti in passato, quando immagini e musica legate alla serie erano state utilizzate in video istituzionali senza autorizzazione ufficiale.
Il risultato è un caso emblematico di quanto le proprietà intellettuali della cultura pop siano diventate strumenti simbolici potentissimi. Anime e videogiochi nascono per raccontare storie, creare mondi immaginari e far incontrare comunità globali di fan. Ma quando entrano nel territorio della comunicazione politica, la linea tra citazione pop e appropriazione illecita può diventare sorprendentemente sottile.