In occasione della presentazione di The Echo Chamber alla Mostra del Cinema di Venezia 83, Susan Sarandon, protagonista insieme a Luca Marinelli e Alicia Vikander, non si è tirata indietro di fronte alle domande dei giornalisti, offrendo una lucida riflessione sul ruolo dei festival, sul valore politico del cinema e prendendo le difese dell'amico e collega Mark Ruffalo.
Per l'attrice premio Oscar, i festival cinematografici rappresentano un'occasione per "vedere tantissimi film che normalmente non vedremmo", ha spiegato, sottolineando come questi eventi permettano ai film più piccoli e indipendenti di trovare una distribuzione che altrimenti, nell'era dei grandi multiplex, sarebbe difficile ottenere. "È un'ottima occasione per il mondo del cinema di uscire dalla bolla degli Stati Uniti".
Le parole di Susan Sarandon a Venezia 83
L'intervento della Sarandon si è però concentrato sul legame tra cinema e politica, arrivando a toccare temi di stretta attualità. "Non so se la questione di cosa accadrà riguardo al genocidio in Palestina verrà decisa alla Mostra del Cinema di Venezia", ha dichiarato l'attrice, per poi precisare: "Direi semplicemente che per me tutti i film sono politici perché o mettono in discussione o rafforzano lo status quo". Ha quindi elogiato il lavoro dei registi palestinesi, in maggioranza donne, e dei documentaristi: "Raccontare storie e dare la possibilità di entrare in empatia con una persona o una cultura con cui non ci si sarebbe mai aspettato di entrare in empatia è un miracolo".
In difesa di Mark Ruffalo
L'incontro è stato anche l'occasione per una difesa di Mark Ruffalo, finito al centro di dure polemiche. Spiegando il motivo degli attacchi subiti dall'attore dopo che Paramount Skydance lo ha accusato di aver utilizzato "stereotipi antisemiti" nella sua critica alla fusione con Warner Bros. Discovery."Mark Ruffalo è una persona fantastica", dice Sarandon. "L'unico motivo per cui hanno iniziato ad attaccarlo è stata la fusione. Non si tratta solo della sua presa di posizione, ma di tutti noi che ci siamo fatti sentire e abbiamo sollevato dubbi. Ma in realtà, ciò a cui si oppongono sono le informazioni sui potenziali danni della fusione. Si dà il caso che sia un sionista a farlo, ma loro non possono non vogliono parlare dei problemi che la fusione causerà alla gente".
Secondo l'attrice, le accuse rivolte a Ruffalo sono state usate come un pretesto per zittire le critiche su questa operazione aziendale, strumentalizzando un tema delicatissimo: "hanno iniziato a spostare l'attenzione sulla questione dell'antisemitismo. Ma la questione dell'antisemitismo è ormai agli sgoccioli. Insomma, è stata semplicemente abusata. Non si può continuare a parlare di antisemitismo per qualsiasi cosa. È semplicemente terrificante, perché l'antisemitismo esiste davvero. Ma quando si comincia a tirarlo in giro solo per motivi assurdi, quel messaggio perde di forza". In chiusura l'attrice ha voluto mandare un chiaro messaggio di solidarietà e rassicurazione: "Quindi mi dispiace, ma Mark se la caverà. Niente paura. Se la caverà. E anch'io me la caverò".