Storie Maledette: Franca Leosini torna stasera su Rai3 con il delitto di Avetrana

Appuntamento alle ore 21.20 su Rai3 con la prima puntata della nuova edizione di Storie Maledette. Franca Leosini incontra Cosima Serrano e Sabrina Misseri, zia e cugina di Sarah Scazzi, uccisa nell'estate del 2010.

Prima serata per Storie Maledette, il programma ideato, scritto e condotto da Franca Leosini, in onda da domenica 11 marzo alle 21:20 su Rai3, con la regia di Fabio Vannini. La sedicesima edizione - in totale tre prime serate straordinarie - si apre con una grande esclusiva: le interviste a Sabrina Misseri e a sua madre Cosima Serrano. Per la prima volta le due donne raccontano la loro verità su uno dei casi che maggiormente ha diviso l'opinione pubblica: l'omicidio di Sarah Scazzi. Con l'accusa di aver ucciso la piccola Sarah, dopo l'iter processuale che le ha condannate all'ergastolo, Sabrina e Cosima Misseri scontano la pena nel carcere di Taranto. Due le puntate che ne ricostruiscono la vicenda processuale e umana: Sarah Scazzi: quei venti minuti per morire, la prima parte in onda domenica 11 e la seconda domenica 18 marzo.

Storie Maledette continua nell'impegno di capire, dubitare, raccontare. Prosegue nel tentativo di spiegare come le rischiose partite con il destino si perdano, quando quel lato oscuro che abita ciascuno di noi, occupa con prepotenza l'anima, portando a gesti estremi che spesso in nulla somigliano a chi li ha commessi. I protagonisti di Storie Maledette non sono mai professionisti del crimine, ma persone che sono piombate nel baratro di una maledetta storia, della quale o sono responsabili o pagano l'alto prezzo di una colpa della quale si professano innocenti.

Il giallo di Avetrana: segreti, bugie, gelosie.

Il 26 agosto del 2010 la madre di Sarah, una ragazzina bionda di quindici anni, denunciò la sua scomparsa da Avetrana, il paesino nei pressi di Taranto che nei mesi a seguire divenne la Twin Peaks d'Italia, se ci è concesso un paragone un po' azzardato.

Inizialmente si pensò ad una fuga o ad un sequestro (non a scopo di estorsione ma in seguito ad un adescamento da parte di un uomo su Facebook) e per più di un mese le ricerche andarono avanti in quella direzione. I familiari e i parenti di Sarah (tra cui sua cugina Sabrina) lanciarono diversi appelli in TV, fino al 29 settembre, il giorno in cui il telefono di Sarah venne ritrovato in un campo nei pressi della sua abitazione. Lo zio della ragazzina, Michele Misseri affermò di essere in grado di riuscire a trovare Sarah e qualche giorno dopo, il 9 ottobre confessò (dopo diverse ore di interrogatorio) di aver ucciso Sarah dopo un tentativo di stupro e di aver nascosto il suo cadavere in un pozzo situato nelle campagne.

La conferma del ritrovamento del cadavere della ragazza fu data durante la trasmissione Chi l'ha visto, proprio mentre i familiari erano in diretta. Una scelta che sollevò un vespaio di polemiche e che fa capire il livello di attenzione e morbosità mediatica sulla vicenda.

Qualche giorno dopo però, Misseri ritrattò la sua confessione e le indagini degli inquirenti si concentrarono su Sabrina e in particolare su una questione di gelosie tra la ragazza e sua cugina in merito ad un ragazzo con cui Sabrina aveva avuto una fugace relazione. Nelle settimane successive, Misseri ritrattò altre dichiarazioni fatte agli inizi delle indagini e accusò Sabrina di aver ucciso Sarah nel loro garage e di averlo chiamato in seguito per chiedergli di occultarne il cadavere. Misseri uscì dal carcere e l'accusa si focalizzò definitivamente su Sabrina e sua madre Cosima.

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Il processo (che si tenne a gennaio 2012) vedeva come principali imputati Sabrina, Cosima e Michele Misseri. La ragazza era accusata di omicidio volontario, mentre sua madre e suo padre, rispettivamente di concorso di omicidio e occultamento di cadavere. Alla fine del processo - lungo, travagliato e ostacolato da nuove ritrattazioni di Michele Misseri - Cosima e Sabrina furono condannate all'ergastolo (condanne che sono state confermate successivamente) mentre Misseri fu condannato a otto anni per occultamento di cadavere. Ulteriori condanne di minore entità sono state distribuite tra altri parenti dei Misseri, sempre relativamente all'occultamento di cadavere.

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