Steven Spielberg rinunciò a Interstellar? "Nolan ha fatto meglio di quanto avrei fatto io"

Steven Spielberg racconta perché ha rinunciato a Interstellar, progetto sviluppato per un anno prima di passare a Christopher Nolan, una scelta creativa che ha cambiato il destino di uno dei film sci-fi più memorabili di sempre.

Un ritratto di Steven Spielberg

Prima di diventare il viaggio cosmico che tutti conoscono, Interstellar è stato un'idea sospesa, ancora senza forma definitiva. In quel momento fragile - tra intuizione scientifica e racconto da costruire - c'era Steven Spielberg. Eppure, qualcosa non ha mai trovato davvero il suo equilibrio. Perché?

Un progetto ambizioso che non ha mai trovato la sua forma

Quando si parla di Interstellar, il nome che viene naturale associare è quello di Christopher Nolan. Ma molto prima che il film prendesse la direzione che conosciamo, il progetto era passato tra le mani di Steven Spielberg, in una fase ancora embrionale, quasi più teorica che cinematografica.

The BFG: il regista Steven Spielberg durante il photocall a Cannes 2016
Un ritratto del regista Steven Spielberg

Non si trattava infatti di una sceneggiatura compiuta, ma di un'idea scientifica avanzata proposta dal fisico Kip S. Thorne insieme alla produttrice Lynda Obst. Un punto di partenza affascinante, ma complesso da tradurre in racconto. Spielberg, incuriosito dal potenziale, decide di svilupparlo e coinvolge Jonathan Nolan, affidandogli il compito di costruire le prime versioni della sceneggiatura.

Per circa un anno, il progetto prende forma, almeno sulla carta. Ma qualcosa non si incastra. "Sono stato coinvolto con Interstellar per un anno", ha spiegato Spielberg, per poi aggiungere con una semplicità quasi sorprendente: "Non funzionava". Non è una bocciatura netta, ma una constatazione: il film, così com'era, non riusciva a trovare un'identità coerente con la sua visione.

In questo passaggio emerge uno degli aspetti più interessanti del processo creativo hollywoodiano: anche le idee più promettenti possono restare sospese, incapaci di trasformarsi in qualcosa di concreto se manca il giusto equilibrio tra forma e contenuto. Spielberg, abituato a plasmare storie iconiche, riconosce quel limite e sceglie di fare un passo indietro.

Il passaggio a Nolan e il destino di un film diverso

A rendere questa storia ancora più affascinante è il momento quasi profetico che accompagna il passaggio di testimone. È proprio Jonathan Nolan a suggerire cosa sarebbe successo: "Se arriverà il momento in cui deciderai di non fare questo film, posso dirti chi lo prenderà. Sta già insistendo con me. Ed è mio fratello Chris".

Uno dei teaser poster italiani del fantascientifico Interstellar
Uno dei teaser poster italiani di Interstellar

Una previsione che si rivelerà perfettamente accurata. Quando Spielberg si allontana dal progetto, Christopher Nolan lo raccoglie e lo rielabora, integrando la struttura già esistente - con un primo atto solido e un finale definito - alle sue ossessioni narrative, in particolare il tempo e la relatività.

Il risultato è un film che porta chiaramente la sua impronta autoriale, tanto che lo stesso Spielberg lo riconosce senza esitazioni: "Interstellar è stato un film molto migliore nelle mani di Chris Nolan di quanto sarebbe stato nelle mie". Una dichiarazione rara, che rivela non solo rispetto tra autori, ma anche una lucidità creativa non scontata.

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Questo passaggio di mano racconta molto di come nascono i grandi progetti: non sempre da un'idea lineare, ma da una serie di tentativi, deviazioni e intuizioni che trovano finalmente la loro forma solo quando incontrano la persona giusta. In questo caso, il film che Spielberg non è riuscito a definire è diventato uno dei lavori più riconoscibili della filmografia di Nolan e uno dei più iconici nel panorama sci-fi.