Stan Lee: la polizia di Los Angeles apre un'indagine su possibili abusi

L'icona della Marvel, dopo la morte della moglie, sarebbe stato allontanato dalla sua famiglia e dalle persone che si sono occupati di lui per molti anni.

Una foto di Stan Lee
Una foto di Stan Lee

La polizia di Los Angeles sta compiendo delle indagini che dimostrerebbero che Stan Lee è vittima di abusi. Nella giornata di ieri un giudice ha infatti stabilito che Keya Morgan, un collezionista di memorabilia che ha agito in veste di manager dell'icona della Marvel, non potrà in futuro contattarlo o avvicinarsi a lui.
La richiesta è stata compiuta da Tom Lallas, un avvocato che si è occupato di Lee fino a quando è stato licenziato nel mese di febbraio. Il legale è convinto che Morgan abbia isolato Stan Lee e stia mettendo a rischio il suo benessere: "Gli ha negato i contatti con i membri della famiglia e con altre persone che ha conosciuto e di cui si è fidato nel corso degli anni. Mr. Morgan ha allontanato Mr. Lee dalla casa di famiglia e lo ha portato in un ambiente sconosciuto senza avvisare i suoi parenti".

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Morgan avrebbe inoltre compiuto false dichiarazioni alla polizia denunciando l'introduzione di tre individui sconosciuti nella casa in cui abita Lee e di essere stato aggredito da un addetto alla sicurezza con un'arma nella giornata del 30 maggio, oltre ad aver contribuito al dare il via a delle cause legali per conto di Lee. Nella prima causa, intentata nel mese di aprile, ha accusato l'ex publicist Jerardo Olivarez di aver usato il sangue dell'artista senza la sua approvazione per creare un'edizione limitata di alcuni fumetti, mentre a maggio ha sostenuto che la cessione dei diritti della Pow Entertainment sarebbe stata compiuta con l'inganno.

Lallas, invece, sostiene che Morgan, che ha iniziato a lavorare per Lee dopo la morte della moglie nel mese di luglio 2017 e a febbraio ha preso il controllo della sua casa, abbia assunto dei responsabili della sicurezza e reso impossibile ogni contatto con Stan. Le persone che lavorano per lui, inoltre, sono state obbligate a firmare dei contratti che prevedono la totale riservatezza su quello che accade a Stan Lee, rendendo impossibile denunciare la situazione.

Il detective che si è occupato del caso ha parlato con il fumettista e ha dichiarato: "Morgan è stato allontanato dalla stanza mentre ho parlato con Lee. Ha ammesso che Morgan lo ha aiutato ma parlando di lui ha dimenticato il suo nome". La conversazione ha analizzato la situazione e ha stabilito che l'uomo ha un'influenza negativa sul suo "assistito".

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