Paolo Sorrentino: "Il mondo del cinema è peggiorato"

Paolo Sorrentino fa il bilancio della propria carriera in una lunga intervista in cui racconta il suo rapporto ossessivo con la settima arte e analizza il peggioramento avvenuto nel mondo del cinema.

Paolo Sorrentino parla del suo amore per la settima arte, confessando però che rispetto ai suoi esordi oggi il mondo del cinema è peggiorato. Le sue riflessioni fanno parte di una lunga intervista a Vanity Fair in cui parla dell'ossessione per il cinema, vero segreto del suo successo, della perdita dei genitori avvenuta quando aveva sedici anni e della pacificazione raggiunta col sopraggiungere dei cinquant'anni.

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Paolo Sorrentino ritira il Premio Fiesole

"Quando ho compiuto quarant'anni mi sembrava di appassire e di perdermi molte cose importanti" confessa Sorrentino. "Ero più ossessionato dal lavoro e covavo un sacco di sciocche psicosi relative all'età: mi domandavo se avevo fatto il mestiere giusto, realizzato dei bei film, scelto con cognizione la mia strada. Invecchiando effettivamente si migliora: "si diventa quel che si è", come dice Nietzsche. Stabilisci le priorità e impari a disinteressarti degli altri, del loro giudizio, delle loro opinioni. Tra i tanti decreti di questi giorni, ne caldeggerei uno che abolisca le opinioni. Diteci o cose alte e false o cose piccole ma vere".

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Venezia 2019: Paolo Sorrentino al photocal di The New Pope

Paolo Sorrentino rivela che ciò che gli ha permesso di diventare un regista è la sua ansia che lo ha spinto a perseverare in un mestiere tutt'altro che semplice: "Ho sempre avuto ansia di fare i film, andavo di fretta, rompevo le palle a chiunque, ma d'altronde questo è l'unico consiglio che ho dato a chi mi chiede come si fa a fare i film: esserne ossessionati".

Oggi, però, le cose sono cambiate: "Se li faccio sono contento e se non li faccio, sono ugualmente felice. La maggior parte dei film che volevo fare, li ho fatti. E poi il mondo del cinema è peggiorato, tanti si sono incattiviti appresso ai loro fallimenti, ai loro limiti. Mi sento molto più pacificato. Per anni non lo sono stato. Ero irrequieto. Dovevo lavorare a tutti i costi, mettere in scena le mie storie, fare 'sti benedetti film".

Papa Francesco: le immagini della Benedizione evocano Paolo Sorrentino Papa Francesco: le immagini della Benedizione evocano Paolo Sorrentino

Con l'ironia sorniona che lo contraddisringue, Sorrentino ammette che il mestiere del regista non richiede particolare ingtelligenza: "Per essere un buon regista serve senso pratico, capacità di organizzazione, un metodo e una comunicativa, vera o falsa che sia non importa. Tutto qui. Non è necessaria una particolare forma d'intelligenza. Anche se la parola intelligenza è molto generica e indefinibile. Poi serve "una capacità di vedere". Chi non ce l'ha fa brutti film, il che non toglie che riescano a infinocchiare gli altri, perché anche gli altri, spesso, non hanno capacità di visione o non sanno neanche precisamente cosa sia. La scrittura è un'altra cosa. Richiede, se non si vuole fare solo puro intrattenimento coi colpetti di scena, una moltitudine di sfaccettature, un'immersione nella vita passata e presente, insomma un complesso di coincidenze e talenti che potrebbero corrispondere all'intelligenza. Naturalmente, questa convergenza è rara e dunque si hanno sempre, a tutte le latitudini, molti bravi registi e pochi, capaci scrittori di cinema".