Natalie Portman, il ritratto spietato nel nuovo libro di Rachel Cusk: quanto c’è di vero?

In "Life of M", il nuovo romanzo di Rachel Cusk, la protagonista è un'attrice la cui storia presenta sorprendenti somiglianze con quella di Natalie Portman. C'è solo un problema: il ritratto è impietoso

Natalie Portman ne Il cigno nero

Un'attrice che diventa famosa da bambina, che debutta giovanissima al cinema e che decide a un certo punto di dedicarsi agli studi. Anni dopo arriva la consacrazione definitiva grazie all'interpretazione di una ballerina tormentata, in un film che le permette di raggiungere una nuova forma di gloria. Nel nuovo romanzo di Rachel Cusk, Life of M, quell'attrice si chiama semplicemente "M".

Leggere la sua storia senza pensare a Natalie Portman è praticamente impossibile. Non soltanto per alcuni dettagli biografici, ma soprattutto per i riferimenti (molto precisi) alla sua carriera cinematografica. È così che, ancora prima dell'uscita del libro (il prossimo 27 agosto), M è diventata una delle protagoniste del caso letterario che circonda il nuovo romanzo di Cusk.

Perchè la protagonista di "Life of M" sembra Natalie Portman

Natalie Portman in Closer
Natalie Portman in Closer

Il parallelo non nasce da un singolo dettaglio. È l'insieme degli elementi disseminati da Cusk nel romanzo a rendere l'associazione particolarmente evidente. La "M" del libro è un'ex bambina prodigio che ha iniziato a recitare molto presto. Vive in una città europea attraversata da un grande fiume, ha figli, un rapporto con la letteratura e una carriera che comprende alcuni film facilmente riconoscibili dietro la descrizione fornita nel libro. La coincidenza diventa ancora più difficile da sostenere quando entrano in scena proprio le sue apparizioni sul grande schermo.

Il primo riferimento riguarda proprio l'inizio della carriera di M. Nel romanzo, il suo debutto cinematografico avviene quando è ancora bambina. La madre interviene sul film per eliminare alcune scene nelle quali la figlia avrebbe dovuto essere rappresentata mentre desidera o invita a un'interazione poco conveniente con il protagonista maschile.

Natalie Portman (Matilda) nel film Leon: the Professional
Natalie Portman (Matilda) nel film Leon: the Professional

È un dettaglio che richiama inevitabilmente Léon, il film di Luc Besson del 1994 nel quale Portman, allora dodicenne, interpretava Mathilda. L'attrice ha parlato negli anni del rapporto complesso con quel film e con la sessualizzazione del suo personaggio. Anche questo elemento, preso isolatamente, potrebbe non bastare. Ma Cusk ne aggiunge altri.

M, dopo essere stata sessualizzata e giudicata da bambina, decide di studiare e lavorare duramente, scegliendo di diventare "intelligente" come risposta a quell'immagine. Natalie Portman, dopo gli inizi al cinema, frequentò Harvard e si laureò nel 2003.

Poi arriva il riferimento più evidente: M ottiene una nuova consacrazione interpretando una ballerina vulnerabile e tormentata, in una performance universalmente riconosciuta come straordinaria. È difficile non pensare a Il cigno nero, il film di Darren Aronofsky del 2010 che portò l'attrice all'Oscar..

Anche Vox Lux sembra essere finito nel romanzo

Vox Lux Natalie Portman
Vox Lux: un'immagine di Natalie Portman

C'è però un riferimento ancora più particolare. M va al cinema per rivedere uno dei propri film, nel quale interpreta una ragazza la cui vita viene segnata da una sparatoria in una scuola. La protagonista diventa poi una popstar, devastata dal peso della fama e incapace di sottrarsi alla propria immagine pubblica. È una descrizione molto vicina a Vox Lux, il film del 2018 diretto da Brady Corbet e interpretato dalla Portman.

Il dettaglio è significativo perché non si tratta del film più famoso della carriera dell'attrice. Mentre Il cigno nero potrebbe essere un riferimento facilmente associabile ad altre attrici, Vox Lux restringe decisamente il campo.
I due film, insieme a Leon, costruiscono una sorta di percorso parallelo alla filmografia di Portman.

Rachel Cusk e Natalie Portman si conoscono davvero

May December 1
May December: Natalie Portman e Julianne Moore in una sequenza

C'è poi un elemento che rende la vicenda ancora più curiosa: Cusk e Portman non sono estranee l'una all'altra. L'attrice americana ha parlato pubblicamente con grande ammirazione del lavoro della scrittrice. Ha scelto La seconda casa per il proprio book club e nel 2022 ha intervistato Rachel Cusk. Nel 2024 ha poi scelto Corteo per lo stesso progetto, definendo pubblicamente l'autrice una "scrittrice di cui sono sempre stata ammiratrice".

Il rapporto, quindi, esiste realmente. Non ci sono però elementi che dimostrino che le due siano state abbastanza vicine da permettere alla scrittrice britannica di conoscere la vita privata dell'attrice come viene raccontata nel romanzo.

Il ritratto di "M" è tutt'altro che lusinghiero

La protagonista di Life of M (che per il momento non ha un'edizione italiana in uscita) appare educata, affabile e disponibile con le persone che incontra, ma la narratrice suggerisce continuamente che questa cordialità sia soltanto una performance. Dietro la sua apparente sensibilità ci sarebbe una donna incapace di vivere autenticamente le proprie emozioni.

La protagonista del lubro non sembra soltanto recitare davanti alla macchina da presa, dunque, ma anche nella vita quotidiana. La sua identità sarebbe stata progressivamente sostituita dall'immagine che gli altri hanno costruito di lei.

Ed è proprio questa rappresentazione (insieme a tutti i dettagli che paiono coincidere) ad aver alimentato le letture più negative del libro e soprattutto l'idea che Rachel Cusk abbia realizzato un ritratto particolarmente crudele di Natalie Portman.

Natalie Portman in una scena del film La vendetta dei Sith
Natalie Portman in una scena del film La vendetta dei Sith

La star, dal canto suo, almeno pubblicamente, non ha commentato i pettegolezzi. Anche le fonti vicine all'attrice hanno cercato di ridimensionare il rapporto con la scrittrice e l'idea che possa aver avuto accesso alla sua vita privata.
La somiglianza insomma, se pure dovesse esserci davvero, riguarderebbe soprattutto alcuni elementi della biografia e della filmografia pubblica, non la personalità dell'attrice.

E Rachel Cusk, dal canto suo, non ha mai detto esplicitamente che M sia Natalie Portman

Il finale di Life of M rimette tutto in discussione

Nelle pagine finali, M legge ciò che la narratrice ha scritto su di lei e la affronta. Non si riconosce nel ritratto. Accusa la scrittrice di averla descritta come una persona priva di umanità e incapace di amare e contesta anche quelli che considera errori fattuali. La narratrice risponde con un'argomentazione che sembra essere anche una possibile risposta alle accuse rivolte a Rachel Cusk nella realtà: M è un personaggio inventato.

Ciò che la narratrice ha scritto, quindi, non sarebbe necessariamente vero sulla donna reale, ma soltanto sul personaggio che lei stessa ha creato. L'autrice britannica ha spiegato che il finale è stato concepito proprio per destabilizzare il lettore e spingerlo a ripensare a ciò che ha appena letto. Il romanzo, nelle sue parole, dovrebbe quasi "esplodere" e autodistruggersi alla fine.

Per tornare al titolo con cui avevamo aperto questo pezzo, dunque, la risposta è più complicata di un semplice sì o no. Se da un lato gli elementi che riconducono a Natalie Portman sono tanti e molto specifici, questo non significa che corrisponda all'attrice anche il ritratto psicologico che l'autrice traccia della sua protagonista.

Il risultato è che Life of M, più che un romanzo su Natalie Portman, sembra un libro sul modo in cui il pubblico guarda Natalie Portman. Ispirarsi alla vita pubblica di un'attrice famosa, pare essere stato insomma, per Rachel Cusk, il pretesto per riflettere sull'impossibilità di raccontare davvero una persona (senza ridurla necessariamente a personaggio).

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