Masters of the Universe viene paragonato a Thor: Ragnarok nei test screening: fan preoccupati

C'è un momento, nella vita di ogni reboot, in cui il destino si gioca lontano dai riflettori: nelle sale prova. È lì che il nuovo Masters of the Universe oscilla tra nostalgia anni '80 e linguaggio contemporaneo.

Una scena di Masters of the Universe

Le prime reazioni ai test screening di Masters of the Universe parlano di un film "colorato, ironico e sopra le righe", paragonato a Thor: Ragnarok. Il pubblico è incuriosito, ma resta il dubbio: è davvero ciò che i fan di He-Man vogliono?

Tra nostalgia e spettacolo: il tono che divide

Il ritorno di Masters of the Universe sul grande schermo, sotto la regia di Travis Knight, si trova in quella fase delicata in cui ogni dettaglio può fare la differenza. Dopo un recente giro di test screening, le prime impressioni raccontano un film vivace, visivamente sgargiante e decisamente poco incline alla seriosità. Un approccio che ha immediatamente evocato un paragone ingombrante: Thor: Ragnarok.

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Masters of the Universe, i personaggi

Secondo le reazioni raccolte, il tono sarebbe "molto colorato, divertente e un po' sciocco, con paragoni a Thor: Ragnarok, nel bene o nel male". Una descrizione che suona quasi come una dichiarazione d'intenti (o una maledizione): abbracciare l'assurdità dell'universo di He-Man invece di tentare di normalizzarla. D'altronde, l'opera originale degli anni '80 non ha mai nascosto la sua natura eccentrica, sospesa tra fantasy muscolare e immaginario quasi pop-art.

Eppure, è proprio qui che nasce la tensione. Tradurre quella follia visiva in un linguaggio cinematografico moderno significa camminare su una linea sottile: da una parte il rischio di risultare caricaturale, dall'altra quello di tradire lo spirito originario. Il film sembra scegliere la prima strada, con un tono leggero che punta a conquistare anche chi non ha alcun legame nostalgico con Eternia.

Non è una strategia casuale. Studios come Amazon MGM Studios guardano a modelli di successo trasversale, capaci di trasformare un singolo titolo in un universo espanso fatto di sequel e spin-off. E in questo senso, il riferimento a Ragnarok - uno dei capitoli più iconici e commercialmente riusciti del Marvel Cinematic Universe - diventa quasi una bussola creativa.

He-Man tra fan storici e nuovo pubblico

Se da un lato il paragone con Thor: Ragnarok può essere letto come un segnale incoraggiante, dall'altro solleva interrogativi più profondi. Il film di Taika Waititi ha funzionato grazie a un equilibrio raro tra ironia e pathos, tra spettacolo e identità. Un equilibrio che nemmeno lo stesso regista è riuscito a replicare pienamente nel successivo Thor: Love and Thunder.

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Masters of the Universe, Skeletor in una scena

Per Masters of the Universe, la sfida è simile ma forse ancora più complessa. Il pubblico di riferimento è diviso tra chi è cresciuto con il mito di He-Man e chi si avvicina a questo mondo per la prima volta. Il film racconta il ritorno del Principe Adam - interpretato da Nicholas Galitzine - su Eternia, un pianeta devastato dal dominio di Skeletor, volto incarnato da Jared Leto. Una trama classica, quasi archetipica, che però deve convivere con un'estetica contemporanea e un ritmo pensato per il grande pubblico globale.

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Accanto a lui, un cast corale che include Camila Mendes e Idris Elba, chiamati a dare corpo a un universo che punta chiaramente a diventare qualcosa di più di un singolo film. Il problema, però, resta uno: quanto spazio c'è per la leggerezza senza sacrificare il senso di epica?

Le reazioni "miste ma prevalentemente positive" suggeriscono che il film non abbia ancora trovato una sintesi definitiva, ma indicano anche un potenziale evidente. A poche settimane dall'uscita, prevista per il 5 giugno, il progetto sembra ormai definito nelle sue linee principali. Resta solo da capire se questa versione più ironica e spettacolare riuscirà a conquistare davvero il pubblico o se finirà per dividere, come spesso accade quando si prova a reinventare un mito.