Lanterns, Damon Lindelof si scusa per aver detto di aver tolto Green dal titolo: "Perché era stupido"

Nel fragile equilibrio tra fandom e produzione, basta una frase per innescare un effetto domino. È quanto accaduto a Damon Lindelof, finito al centro di una polemica per una battuta su "Lanterns". Ora il co-creatore torna sui suoi passi, tra scuse pubbliche e chiarimenti.

Una scena di Lanterns

Damon Lindelof chiarisce le sue parole su "Lanterns" dopo le critiche dei fan DC: la battuta sul "Green" era fuori luogo. Il creatore si scusa pubblicamente, difende la serie HBO e promette maggiore attenzione verso l'universo dei Green Lantern.

La battuta, le critiche e il dietrofront di Lindelof

Tutto nasce da una frase pronunciata con leggerezza, ma destinata a sedimentarsi ben oltre le intenzioni iniziali. Damon Lindelof, co-creatore della serie "Lanterns", aveva scherzato in un podcast sul titolo dello show, rispondendo alla domanda sul perché non si chiamasse "Green Lanterns" con una battuta: "Si chiama 'Lanterns' perché abbiamo deciso tutti che il 'Green' era stupido, quindi ora è solo 'Lanterns'". Una provocazione che, a distanza di mesi, è tornata a galla nel momento meno opportuno: l'uscita del primo trailer.

Lanterns Foto Ufficiale
Lanterns: Aaron Pierre e Kyle Chandler sul set

Il filmato, infatti, ha spiazzato parte del pubblico per il suo tono più vicino a un thriller investigativo in stile "True Detective" che a un classico racconto supereroistico. L'assenza quasi totale di elementi visivi legati al colore verde ha riacceso il dibattito, facendo riemergere quella battuta e alimentando il malcontento tra i fan DC. A intervenire è stato anche lo sceneggiatore Grant Morrison, che ha criticato apertamente Lindelof: "Il 'Green' in 'Green Lantern(s)' non è 'stupido'. Perché un autore dovrebbe legarsi a qualcosa che considera tale? Perché alienare i fan fin dall'inizio? Questo sì che sembra stupido".

Di fronte alla crescente pressione, Lindelof ha scelto di rispondere direttamente, pubblicando una dichiarazione su Instagram. Con tono autoironico e consapevole, ha ammesso l'errore: "Ho fatto una battuta stupida in un podcast comico. Non cercherò scuse sul contesto: la battuta era stupida, il fandom no". Una presa di posizione netta, che riconosce il peso delle parole in un ecosistema dove il pubblico non è solo spettatore, ma parte attiva del discorso culturale.

Tra rispetto per i fan e ambizioni della serie HBO

Nel suo messaggio, Lindelof ha cercato di ricostruire un ponte con la community, ribadendo il proprio legame autentico con l'universo dei Green Lantern. "Il verde non è stupido, è il mio colore preferito da tutta la vita... il verde è fantastico", ha scritto, smontando ironicamente la stessa frase che aveva acceso la polemica. Ma soprattutto ha sottolineato il valore del progetto: "Sarebbe un tradimento dire qualcosa di diverso dal fatto che è stato un onore far parte del team che ha dato vita a 'Lanterns'".

Green Lantern Illustrazione
Green Lantern, un'illustrazione dai fumetti

La serie, in arrivo ad agosto su HBO e HBO Max, segue le indagini di Hal Jordan (interpretato da Kyle Chandler) e della nuova recluta John Stewart (interpretato da Aaron Pierre) alle prese con un misterioso omicidio in Nebraska. Una premessa narrativa che punta a contaminare il genere supereroistico con dinamiche da crime drama, allontanandosi dalle convenzioni più spettacolari per costruire un racconto più atmosferico.

"Troppo poco verde?": la risposta geniale di HBO alle critiche sul trailer di Lanterns 'Troppo poco verde?': la risposta geniale di HBO alle critiche sul trailer di Lanterns

Lindelof ha ammesso anche un errore più profondo, legato al modo in cui ha comunicato il suo coinvolgimento: "Sono stato superficiale e poco attento con le parole, ed è ironico visto quanto tengo a Hal, John e all'intero Corpo". Una dichiarazione che suona come una promessa implicita: lasciare che sia la serie a parlare. In un contesto dove ogni dettaglio viene analizzato, "Lanterns" si prepara così a giocarsi la sua partita più delicata, quella della fiducia del pubblico, sospesa tra aspettative altissime e un'identità ancora tutta da definire.