Nino 2025

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Locandina di Nino

Nino è un film del 2025 diretto da Pauline Loquès con Théodore Pellerin e William Lebghil. Uscita al cinema: 30 Aprile 2026. Durata: 96 min. Distribuito in Italia da FilmClub Distribuzione. Paese di produzione: Francia.

Data di uscita
30 Aprile 2026 (Italia)
Genere
Drammatico
Anno
2025
Regia
Pauline Loquès
Paese
Francia
Durata
96 Min
Distribuzione
FilmClub Distribuzione

Trama del film Nino

Seguiamo le vicende di Nino Clavel, un ventinovenne parigino che vive una vita fatta di decisioni rimandate. Nino riceve improvvisamente una diagnosi di cancro alla gola. Ha solo tre giorni di tempo prima di iniziare una terapia invasiva che cambierà per sempre la sua esistenza. In questo breve lasso di tempo, i medici gli affidano due compiti importantissimi che lo costringono a uscire dalla sua timidezza: trovare una persona che lo sostenga durante il percorso clinico e confrontarsi con la propria eredità biologica (la prassi della preservazione della fertilità, prima che ovuli o seme vengano danneggiati da chemio e radio terapie).

Nino attraversa le strade di Parigi cercando di riconnettersi con gli amici, la famiglia e, per la prima volta, con se stesso. La storia non segue il decorso della malattia, ma si ferma sulla soglia del trattamento, esplorando l'urgenza di vivere e il peso di tutto ciò che solitamente resta non detto.

Nino in sintesi

Diretto da Pauline Loquès, al suo debutto alla regia e autrice anche della sceneggiatura insieme a Maud Ameline, Nino è un film che è stato definito una "riflessione fenomenologica" sul tempo, inserendosi nella grande tradizione del cinema intimista francese ma con una sensibilità contemporanea. La regista ha dichiarato che l'obiettivo non era realizzare un film sulla malattia, ma un'indagine su come abitiamo il presente quando la percezione del futuro viene bruscamente interrotta. La narrazione si concentra su un arco temporale ristrettissimo (tre giorni), trasformando l'urgenza medica in un'urgenza esistenziale di "guardarsi davvero". Non vediamo la malattia, non vediamo gli ospedali (se non per brevi istanti), non vediamo la sofferenza fisica della chemio. Il film abita l'istante prima che tutto cambi. "Volevo filmare il momento in cui l'aria diventa più densa prima della tempesta". ha dichiarato Pauline Loquès. Questa è la fenomenologia di Nino: l'indagine su come cambiano i colori, i suoni e il peso delle parole quando sai che il mondo, così come lo conosci, sta per finire tra tre giorni.

Pauline Loquès in sostanza non usa il tempo come un contenitore in cui avvengono i fatti, ma come un protagonista attivo. Un evento traumatico rompe il "flusso naturale" della vita e per Nino il tempo smette di essere una linea infinita verso il futuro e diventa un presente assoluto e claustrofobico. La scelta di limitare l'azione a 72 ore non è un espediente narrativo per creare suspense, ma un modo per costringere lo spettatore a percepire ogni secondo con la stessa intensità con cui lo percepisce il protagonista. Ogni inquadratura, ogni respiro di Théodore Pellerin, diventa un'unità di tempo "pesante".

Il film si inserisce nel solco di registi come François Truffaut o Eric Rohmer, ma lo aggiorna. Come Antoine Doinel, il celebre personaggio di Truffaut, Nino vaga per Parigi. Ma se Doinel cercava la libertà, Nino cerca una radice. La Loquès riprende i lunghi pedinamenti, le conversazioni apparentemente banali nei caffè e l'attenzione ai piccoli gesti, ma vi inietta una consapevolezza moderna: la precarietà della giovinezza oggi non è solo sentimentale, è esistenziale. Il cinema intimista francese predilige l'interiorità rispetto all'azione e in Nino l'azione è quasi assente: il "viaggio" è tutto interiore.

La sceneggiatura introduce due compiti paradossali affidati dai medici al protagonista prima della chemio: trovare qualcuno che lo accompagni al primo trattamento e provvedere alla conservazione del seme, una procedura precauzionale standard (crioconservazione) per proteggere la sua futura fertilità dai danni dei cicli di cura. Pellerin ha descritto queste scene come momenti di "onestà emotiva brutale", dove la necessità biologica di restare connessi alla vita e alla sensualità si scontra con l'alienazione della diagnosi. A questo proposito, Théodore Pellerin ha parlato della difficoltà di girare le scene legate alla conservazione del seme: "Recitare il momento in cui devi pensare alla tua eredità biologica mentre ti viene detto che la tua gola verrà aggredita dal trattamento è stato l'aspetto più surreale”.

Inserire il compito della "conservazione del seme" è un tocco di crudo realismo contemporaneo. Mette Nino di fronte alla burocrazia della vita e della riproduzione in modo quasi asettico, contrastando con la poesia delle strade parigine. Il protagonista si ritrova in un isolamento che non è dovuto alla mancanza di mezzi di comunicazione, ma all'impossibilità di tradurre il suo stato d'animo in un "post" o in un messaggio. Questa è la sensibilità moderna: la solitudine al centro della folla digitale.

Il protagonista Nino è interpretato da Théodore Pellerin: l’attore canadese è stato inserito per ultimo nella lista dei casting (era il sedicesimo candidato) e ha ha offerto una prova di straordinaria "nudità" attoriale. Nel cast anche Jeanne Balibar in un ruolo chiave che aggiunge spessore drammatico e maturità alla vicenda, mentre William Lebghil e Salomé Dewaels completano il mosaico umano intorno a Nino.

La scelta visiva nella fotografia a cura di Lucie Baudinaud, è stata quella di catturare una Parigi bellissima ma "distante", quasi fuori fuoco, per riflettere lo stato mentale di Nino. La luce non è mai pietistica, ma segue la verità degli stati d'animo. La colonna sonora è stata curata da Thibault Deboaisne, con una musica che agisce per sottrazione. In molte scene chiave, la musica è assente. Deboaisne ha rimosso tappeti sonori orchestrali per lasciare spazio ai rumori ambientali di Parigi (il traffico, i passi, il vento), rendendo la solitudine di Nino quasi udibile. Quando la musica entra (con brani che richiamano lo stile post-punk o l'elettronica minimale), non serve a commentare l'emozione, ma a rappresentare l'esplosione interna del protagonista. Non è musica per il pubblico, è la musica che risuona nella testa di Nino. Importante nel film la canzone In The Modern World dei Fontaines D.C.

Cast di Nino

Théodore Pellerin
Théodore Pellerin
Nino
William Lebghil
William Lebghil
Sofian
Salomé Dewaels
Salomé Dewaels
Zoé
Jeanne Balibar
Jeanne Balibar
La mère de Nino
Camille Rutherford
Camille Rutherford
Camille
Estelle Meyer
Estelle Meyer
Lina
Victoire Du Bois
Victoire Du Bois
L'oncologue
Mathieu Amalric
Mathieu Amalric
Homme bains publics
Pascale Oudot
Pascale Oudot
Secrétaire radiologie
Elodie Roy
Elodie Roy
Voix médecin vidéo
Pauline Loquès
Pauline Loquès
Regia
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Accoglienza

Attualmente Nino ha ricevuto la seguente accoglienza dal pubblico:

Critica

Nino è stato accolto dalla critica nel seguente modo: sull'aggregatore di recensioni Rotten Tomatoes il film ha ottenuto un punteggio medio del 100% sul 100% mentre su Imdb il pubblico lo ha votato con 7.0 su 10

Video